a bocca chiusa – stefano bonazzi

Un libro per chi non ha paura di guardarsi allo specchio.
Non è un thriller. È un noir una storia nera, una storia cupa, una storia per stomaci forti. Un libro che racconta la solitudine, la freddezza dei rapporti, la paura … che è comune alle vite di tutti i personaggi. Il degrado.

Leggendo alcune recensioni ho trovato una critica che non condivido ovvero di avere una prima parte troppo ripetitiva. Mi chiedo come fai a descrivere la vita, le sensazioni i sentimenti di un bambino costretto tutti i giorni a ripetere sempre gli stessi gesti ? Come farci percepire la noia e la ripetitività dei gesti se non attraverso una narrazione a volte anche ripetitiva ?

TERZA DI COPERTINA
L’afa d’agosto è insopportabile, soprattutto quando hai dieci anni e sei costretto a startene chiuso in casa con il nonno, una belva in gabbia la cui violenza trova sfogo su di te. E se non puoi frequentare gli altri bambini, anche tu diventi un animale solitario, destinato a crescere somigliando ogni giorno di più al tuo aguzzino.Così finisci per accogliere il seme del male. Lo covi per anni, lo senti germogliare, finché non spunta il desiderio di vendetta. Ma se la persona che ti ha allevato, trattandoti come una bestia, ora è morta, devi scegliere qualcun altro su cui sfogare la tua rabbia…”A bocca chiusa”, romanzo d’esordio di Stefano Bonazzi, racconta la genesi di un assassino. Un viaggio allucinato tra i deliri del protagonista che, partendo da un’infanzia di violenze e privazioni, attraversa una cruda diseducazione sentimentale e sfocia in un finale tragico e spiazzante.

all’ombra del dittatore grasso – michael breen

SAGGIO

Per riconoscere la Corea del Nord basta guardare il mondo dall’alto. La lineadel 38° parallelo traccia un confine tra una sequenza indistinta di luci e ilbuio più assoluto. Michael Breen, inviato del Washington Post, si cala inquesto buio per raccontare la dittatura comunista coreana e il suo dittatore,Kim Jong-il, “l’unico uomo grasso di Pyongyang”. Il risultato è il ritratto diuna nazione isolata, schiacciata dal culto del capo e assediata da millestatue del dittatore davanti a cui, nei giorni di festa, il bravo nordcoreanoama farsi fotografare. Il viaggio in un paese fermo a cinquant’anni fa, nonglobalizzato, eppure inaspettatamente simile all’Occidente paranoico del dopo11 settembre.

zugzwang mossa obbligata – ronan bennet

Discreto romanzo di evasione senza errori storici.


La Rivoluzione è alle porte: San Pietroburgo è una città vitale e travolgente, centro nevralgico di una nazione in bilico sull’orlo di un cambiamento epocale. Qui la cavalleria prova a ricacciare indietro lo spettro del comunismo; l’antisemitismo mostra il suo volto più scellerato; lo zar è l’ago di una bilancia impazzita e un grande torneo di scacchi sta per iniziare. In un giorno di marzo, Gul’ko, rispettabile direttore di giornale, viene assassinato. Cinque giorni dopo il dottor Otto Spethmann, famoso psicoanalista freudiano, riceve la visita della polizia. La città è una ragnatela inestricabile di complotti in cui paiono coinvolti tutti: la sua adorata e ribelle figlia; un campione di scacchi in crisi; un virtuoso del violino donnaiolo e spendaccione; una signora dell’alta società tormentata da un incubo ricorrente. Spethmann è molto preoccupato e cerca, armato di una conoscenza profonda dell’animo umano e dei suoi istinti più nascosti, di dipanare il filo oscuro delle relazioni, di comprendere i moventi che spingono all’azione. Sulla sua scacchiera, disputa una partita reale e una simbolica nel tentativo di organizzare e non farsi travolgere dalle strepitose forze — politiche, storiche ed erotiche —che turbinano intorno a lui. Questo romanzo dal ritmo implacabile fa propria e porta ad altissimi livelli la metafora del thriller – che attraverso la strepitosa potenza narrativa dell’azione fa emergere con prepotenza i caratteri, le emozioni e i sentimenti degli uomini – per raccontare il destino, individuale e politico, dell’uomo.

Finchè morte non ci separi – laura nardi

MICRORECENSIONE
Ottimo intrigo che si svela solo alla fine. Non ci sono Serial Killer, luminol e super investigatori che risolvono tutto in cinque minuti.
Una lettura consigliata a chi piacciono le atmosfere stile Agatha Christie,

TERZA DI COPERTINA
Presso McHollister House, la dimora di campagna di Joseph, l’uomo prepara degli inaspettati inviti per riallacciare ogni rapporto sospeso, con il pretesto di discutere del suo ingente patrimonio. Qualche giorno più tardi, nella villa sopraggiungono la figlia Elizabeth, il fratello Patrick, padre Benjamin Hogan e il dottor Murdock. L’improvvisa morte del padrone di casa scuote l’animo degli ospiti, alimenta tra di loro i sospetti e il caso diventa man mano più intricato perché l’assassino sembra pronto a colpire ancora. Riusciranno Ben Benson e il detective Turner a risolvere il caso?

Il treno dei bambini – Viola Ardone

Amerigo cammina per le vie di Napoli dietro la madre Antonietta, donna di poche parole («le chiacchiere non sono arte sua»), spiando le scarpe della gente. È il suo gioco preferito: scarpa sana, punto vinto, scarpa rotta, punto perso. Le sue, di scarpe, lo fanno camminare un po’ storto, perché sono di seconda mano, e mai del numero giusto. Il padre non ce l’ha, è partito per l’America a cercar fortuna, ma in compenso nel vicolo ha molti amici. Tutti lo conoscono e lo chiamano Nobèl, perché parla tanto e sa un sacco di cose, dato che ascolta le storie di chiunque. Un giorno, però, Amerigo deve lasciare il vicolo e soprattutto la madre. È il 1946 e, come migliaia di altri bambini del Sud, sale su uno dei treni che attraversano l’intera penisola per andare a trascorrere un anno in una famiglia del Nord. Il Partito Comunista ha creato una rete di solidarietà per strappare i piccoli alla miseria delle zone più devastate dall’ultima guerra. Prima smarrito e nostalgico, poi sempre più curioso, a Modena Amerigo si affeziona alla nuova famiglia e, attraverso il «papà del Nord», scopre pure un talento per la musica. Sarà proprio questo, al suo ritorno a Napoli, a segnare il distacco doloroso da Antonietta, che non riesce più a capirlo. Fino a quando, cinquant’anni dopo, lui non tenta di ricomporre quella lacerazione, anche se è ormai troppo tardi.

Intervento inopportuno e disturbatore