I racconti della Kolyma – Varlam Salamov

La Kolyma è un pianeta incantato non soltanto perché laggiù l’inverno dura nove mesi su dieci … perché è tutta uno speclager, un lager staliniano di sterminio … è vero che alla Kolyma non c’erano le camere a gas, preferivano farti morire per assideramento, per estenuazione … ero stato condannato durante la guerra per aver detto che Bunin era un classico russo … se sono sopravvissuto, se sono uscito dall’inferno della Kolyma lo devo unicamente al fatto di essere diventato infermiere … quanto alla nostra anima di prima, non contavamo più di ritrovarla. E non l’abbiamo più ritrovata, naturalmente. Nessuno di noi

Inquietante. Per certi erso questo libro è nettamente migliore degli scritti di Solzenicyn. Salamov scrive storie brevi e coincise che portano ad un impatto emotivo forte. Anche solo una storia lunga come una paragrafo, a volte, diventa più inquietante di un intero romanzo.
Salamov è un bravo artigiano della parola scritta e non cerca di imporre una sua ideologia come ha fatto Sozenicyn con il suo conservatorismo. Salamov ci racconta storie semplici e nell’orrore dei Gulag già questo basta.

Varlam Tichonovič Šalamov (1907-1982) trascorse diciassette anni nelle prigioni e nei lager sovietici. Tornato in libertà (una libertà peraltro puramente nominale), negli anni Cinquanta e Sessanta scrisse I racconti della Kolyma, che apparvero per la prima volta in volume nel 1978 in Occidente e nel 1992 in Russia.

“La vita ripete temi shakespeariani più spesso di quanto pensiamo. Lady Macbeth, Riccardo III e Re Claudio esistevano solo nel Medioevo? Shylock voleva tagliare una libbra di carne dal corpo del mercante di Venezia. È una favola? “

Questa antologia raccoglie parte degli ormai celebri “Racconti della Kolyma” di Varlam Salamov, lo scrittore russo che ha descritto come nessun altro l’ultimo cerchio del Gulag staliniano: quell’immenso “Crematorio Bianco” che è la Kolyma, estremo Nord-est siberiano, immensa terra dell’oro e dei lager, dove lo scrittore ha vissuto diciassette anni come “nemico del popolo”, condannato per “attività contro-rivoluzionaria trotskista”. Il lettore troverà qui i fondamentali temi di Salamov: l’inferno dei lager, segnato dallo sfruttamento estremo del lavoro, tipico del volontarismo staliniano; la ferocia; la solitudine; la disperazione; l’abbrutimento; la morte per fame, freddo, colpo alla nuca. Salvare la pelle alla Kolyma si può, ma solo di rado e per caso. Là crollano, prima del corpo, la mente e l’anima. A meno che non si sia capaci di resistere moralmente, di conservare dignità, memoria, parola. La prosa dello scrittore, con la sua frase essenziale, secca e rapida come deve essere “uno schiaffo allo stalinismo”, è la sola in grado di rendere il senso e l’immagine di “quello che ogni uomo non dovrebbe vedere né sapere”.

Requiem Veneziano – Nathan Marchetti

“Ingaggiata dal compositore Marco Tressoldi a nome di Don Pierino Chiesa. L’anziano sacerdote è giunto alla fine dei suoi giorni. Desidera che venga eseguito un Requiem in occasione del proprio funerale.”

Altra avventura del Commissario Fellini in una Venezia inondata dall'”Acqua Alta” (P.S come farai adesso Nathan che il Mose ha iniziato a funzionare ?)
Due o tre cose.
PRIMA: Personalmente non mi ha data fastidio l’uso del dialetto … anzi.
Sono emigrante da 14 anni e mi rendo conto che sia quando penso che quando mi incazzo parto in lingua madre che nel mio caso è il fiorentino stretto.
Mi piace quindi, quando un personaggio si lascia andare a pensieri e esternazioni in dialetto.
SECONDA: Interessante il sottotesto che ho trovato riportato in poche recensioni. Ovvero la consapevolezza che l’importanza del potere “politico” e “finanziario” hanno sulla narrazione degli eventi
TERZO: Che fine farà Fellini ? … e quel personaggio che sembra messo li solo per ingarbugliare le acque e portare fuori rotta Fellini si salverà ?
Avrà un futuro ?


Dentro una gondola viene scoperto il cadavere di una donna. Si chiama Gudrun Kessler ed è una soprano tedesca. Ha quarantadue anni. Chi l’ha uccisa? Perché? Il Superuomo – così si firma l’assassino – prende di mira cantanti liriche e poliziotti. Nonostante la gravità degli eventi, il questore Egisto Badalamenti è interessato a un unico obiettivo: rincorrere l’opinione pubblica. A complicare ulteriormente le cose, ecco un piccante affaire de coeur tra Fellini e… Riuscirà, il nostro commissario, a risolvere il caso? Venezia è protagonista assoluta anche in questo nuovo romanzo di Nathan Marchetti,

[LIBRO] Nella Balena – Alessandro Barbaglia


Può la poesia salvare il mondo ?
Dopo aver letto questo libro la risposta non può essere che si.

Questa è la storia di Herman, figlio della Donna Sirena e dell’Uomo Pesce; è la storia di un bimbo che si fa uomo imparando a lottare dall’Uomo Elefante e allenando all’equilibrio la grande Bird Millman, la poetessa dell’aria: la più straordinaria funambola di tutti i tempi, la prima donna a danzare su una corda sospesa nel vuoto tra due grattacieli. Herman è figlio del circo, il circo classico, quello fatto da “uomini che camminano con la loro bruttezza, fieri di generare meraviglia”.

Ma è anche la storia di Cerro, che invece abita a Novara in una casa troppo grande e troppo vuota perché è rimasto presto senza madre. E anche un po’ senza padre, che insieme alla moglie ha smarrito nei ricordi la sua capacità di amare. Da bambino Cerro contava il tempo in mirtilli: era capace di mangiarne uno al secondo, e portava al guinzaglio CuccioloAlfredo, un cane che sapeva essere dolce solo con lui. Teneva a bada così la solitudine, nutrendosi di piccole gioie. Ma da adulto? Un mirtillo lo farà ancora felice?

Herman e Cerro non s’incontreranno mai, ma avranno per sempre in comune qualcosa di immenso, la più grande attrazione del circo: una balena, Goliath, l’altra protagonista di questa storia. I genitori di Cerro si sono conosciuti proprio davanti a lei, il giorno in cui il circo era di passaggio sulle sponde del lago Maggiore ed Herman guidava il camion su cui viaggiava Goliath. L’amore tra loro è nato nel segno della balena. Ma che cos’è Goliath: un mostro o una meraviglia? E in fondo che cos’è l’amore stesso: un sogno sublime o un incubo spaventoso?

Perché l’irrequieta Marilisa attrae così tanto Cerro? E cosa sono la dedizione e la fede con cui Herman si prende cura per quasi trent’anni della balena? Esiste un amore più giusto di un altro? O forse l’amore è sempre e comunque un esercizio di sottomissione ed elevazione insieme, un’ossessione che ti spacca e ti completa?

Un romanzo potente, poetico e impastato di archetipi, lieve ma capace di scavare in profondità.

Dalla voce unica di Alessandro Barbaglia, una grande storia di abissi ed equilibri sospesi tra le nuvole, di solitudine e incontri prodigiosi, di semi assopiti nella terra che germogliano, miracolosi.