Che ne è stato di te, Buzz Aldrin – Johan Harstad

copj13asp6TERZA DI COPERTINA In un mondo in cui tutti vorrebbero stare sotto ai riflettori per almeno un quarto d’ora di celebrità, Mattias ha scelto di vivere nell’ombra e apparire il meno possibile: non tutti vogliono essere il numero uno, come Buzz Aldrin, il secondo uomo sulla Luna, che ha svolto la sua missione, ha messo piede sul satellite dopo Neil Armstrong ed è scomparso nella folla: chi si ricorda di lui? Nessuno tranne Mattias: per lui l’astronauta è un idolo, simbolo di tutti coloro che fanno la loro parte senza reclamare attenzione, piccole, indispensabili ruote del grande ingranaggio. E Mattias non chiede altro che coltivare il proprio giardino – letteralmente, dato che lavora in un vivaio avere una vita normale insieme a Helle, la ragazza che ama dal liceo: allora, e solo per farsi vedere da lei, Mattias è salito una volta sul palco e ha cantato con la voce straordinaria che aveva sempre nascosto a tutti. Ha sempre rifiutato gli inviti dell’amico Jørn, che lo voleva a tutti i costi come cantante nella sua band: il ruolo di frontman non fa certo per lui. È l’estate del 1999, l’anno prima che inizi il futuro, il tempo è passato e l’esistenza felicemente anonima di Mattias sembra sempre più un riparo dagli altri e dalla vita. Fino a quando Helle lo lascia, il vivaio chiude, e Mattias si ritrova solo, a fluttuare fuori dalla propria orbita. Jørn sta partendo con la band per un concerto alle isole Faroe, lo vuole con sé almeno come fonico: forse perché non gli resta altro, Mattias accetta, s’imbarca, pronti al decollo…

MICRORECENSIONE
.:”Serve una forza di volontà immensa, e fortuna, e abilità per arrivare primi. Ma serve un cuore gigante per essere il numero due.” Per essere i primi bisogna dare una spinta ad Armstrong. Aldrin ci pensa, ma non lo fa. Mattias lo sa e per non farlo si ritira nella solitudine col desiderio di scomparire.

Ho avuto la possibilità, sul lavoro, di diventare il NUMERO UNO. Anch’io come Matthias e Buzz però ho deciso di non dare spinte. Anch’io ogni tanto decido di sparire per evitare a chi mi e’ vicino, fisicamente e/o virtualmente di non dover sopportare i miei disagi sociali.

Sono conscio delle mie capacità professionali e umane, non sono modesto, non ho nessuna voglia di combattere guerre stupide per dimostrarlo. Mi basta così.

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