Il sole non è per noi – Léo Malet

sole-non-e-per-noiTERZA DI COPERTINA
André Arnal, squattrinato aspirante artista giunto dalla provincia, si fa trascinare dalle tentazioni di Parigi e per quanto aspiri a una vita tranquilla, sarà travolto verso un baratro tanto lirico quanto disperato nonostante il suo desiderio di cambiare vita.
COMMENTO
Al destino non si può sfuggire.
Il sole non è per quelli come Andre.
Il sole non è per noi è un libro CRUDO.
I personaggi anche di questo libro non riusciranno a sollevarsi dalla loro situazione.
Poveri sono nati e poveri moriranno.
Vivendo con la consepevolezza di non potersi riscattare dalla loro condizione.

IL SOLE NON E’ PER ME.

La vita è uno schifo – Leo Malet

vitaschifoTERZA DI COPERTINA Jean Fraiger, anarco-comunista disperatamente innamorato di una donnabellissima e sfuggente, si ritrova a condurre da solo una spietata lottacontro il mondo fino al tragico e struggente epilogo.

COMMENTO: La trasformazione di un “bandito ideologico” in un criminale comune, la non accettazione della morte della madre, l’amore difficile per la donna desiderata. L’impotenza di non riuscire a sentirsi degno di essere amato e accettato e subliminare il tutto attraverso l’uso di un arma.

Solitudine … troppa
Rabbia .. ancora di più
Lieto fine … assente
Speranza … assente

Mentre lo leggevo mi immaginavo Jean Gabin o Yves Montand nel ruolo principale, la periferia parigina, un film in bianco e nero (molto nero) e tanto rosso … rosso sangue

Un negro con un sax – Ferran Torrent

copj13-asp4TERZA DI COPERTINA Hèctor Barrera, ex campione di boxe, fa il cronista in un giornale di Valencia, e in seguito a un articolo si becca una querela da Sandokan, pappone punto sul vivo. Per convincerlo a ritirare la querela inizia un viaggio nel variegato mondo della prostituzione valenciana, tra night di quart’ordine, locali porno frequentati da pensionati e grottesche balere in cui si organizzano lotterie per anziane zitelle con premio in natura. L’indagine segue piste che divergono: quella di un’organizzazione di picchiatori dediti al recupero crediti e quella di una minorenne scomparsa da casa. Ma scava, scava, Barrera comincia a scoprire cose che possono diventare pericolose, e a questo punto non è di troppo una Heckler calibro nove.

COMMENTO: Dopo una serie di libri che non mi erano piaciuti, finalmente qualcosa di gradevole. Un bel libro fresco e piacevole. Ottima, secondo il mio gusto, la descrizione dei personaggi e intrigante la storia.
Il finale poi …. geniale

Il condominio – J.G. Ballard

copj13-asp3TERZA DI COPERTINAUn elegante condominio in una zona residenziale, costruito secondo le più avanzate tecnologie, è in grado di garantire l’isolamento ai suoi residenti ma si dimostrerà incapace di difenderli. Il grattacielo londinese di vetro e cemento, alto quaranta piani e dotato di mille appartamenti, è il teatro della generale ricaduta nella barbarie di un’intera classe sociale emergente. Viene a mancare l’elettricità ed è la fine della civiltà, la metamorfosi da paradiso a inferno, la nascita di clan rivali, il via libera a massacri e violenza. Il condominio, con i piani inferiori destinati alle classi inferiori, e dove via via che si sale in altezza si sale di gerarchia sociale, si trasforma in una prigione per i condomini che, costretti a lottare per sopravvivere, danno libero sfogo a un’incontenibile e primordiale ferocia. “Era trascorso qualche tempo e, seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatisi in quell’immenso condominio, nei tre mesi precedenti. Ora che tutto era tornato alla normalità, si rendeva conto con sorpresa che non c’era stato un inizio evidente, un momento al di là del quale le loro vite erano entrate in una dimensione chiaramente più sinistra. Con i suoi quaranta piani e le migliaia di appartamenti, il supermarket e le piscine, la banca e la scuola materna – ora in stato di abbandono, per la verità – il grattacielo poteva offrire occasioni di scontro e violenza in abbondanza.”

COMMENTO La violenza come collante sociale. Non mi è piaciuto per niente.

Pietrafredda – Stefano di Marino

copj13-asp2Terza di copertina: In una Parigi livida, notturna, popolata da vecchi sbirri e malavitosi spietati, un uomo è in cerca dell’assassino della sua Lana. Il dolore gli ha indurito il cuore come una pietra fredda e il suo livore sembra inarrestabile. Intanto, per le vie della città, un killer leggendario è già sulle sue tracce. Ambientato nella Parigi delle palestre di boxe e della Banlieue, un noir d’azione e d’atmosfera, imperdibile per chi segue la saga del Professionista come per chi è destinato a seguirla.

Commento: L’Action thriller non e’ il mio genere. L’ho letto per curiosità e perché avevo bisogno di qualcosa di molto leggero. Un romanzo di “genere” contieno tutto quello che gli amanti dei libri di azione si aspettano. Pallottole, uomini duri e puri, belle donne, vendette, poliziotti venduti e poliziotti senza scrupoli.
Ottimo da leggere sotto l’ombrellone.

La donna di scorta – Diego De Silva

copj13-asp1

Descrizione del libro

Un uomo sposato e una giovane single s’incrociano su un marciapiede in unamattina di pioggia. Subito s’innamorano. Ma i ruoli di quella che potrebbesembrare una normale relazione fra amanti, s’invertono fin dall’inizio. Livio,antiquario radicato in una solida vita matrimoniale, si trova invischiato inun rapporto privo di gerarchie che la sua normalità non può reggere: Dorina non vuole prendere il posto di sua moglie. Non chiede niente di più di quelloche Livio è disposto a darle, sconvolgendo in questo modo l’assetto ordinatodella vita di lui. Il romanzo mette a nudo un sentimento vero eautosufficiente che non ricatta, non pretende, non ha bisogno di sacrifici,riconoscimenti, ma nel puro desiderio dell’altro trova la sua ragion d’essere.

COMMENTO: Una normale storia di corna (o di adulterio se vogliamo essere politically correct) che nella penna di Da Silva diventa un bella storia.
Ho trovato molta “solitudine” nelle pagne di questo libro.

Ieri – Agotha Kristoff

copj13-aspTERZA PAGINA: Tobias Horvath è un emigrato, ogni suo giorno scorre nella quotidiana lentezzadell’abitudine e della ripetizione di gesti vuoti. Ha trascorso l’infanzianella miseria, all’ombra della madre che era la ladra, la mendicante, laprostituta del paese. Quando, tra i molti che vedeva entrare e uscire di casa,ha scoperto chi era suo padre, Tobias ha preso un lungo coltello e glielo ha affondato nella schiena.

CITAZIONE:

A volte mi domando se vivo per lavorare o se è il lavoro mi fa vivere.

E quale vita ?
Lavoro
Paga miserabile
Solitudine
Yolande
Ci sono migliaia di Yolande nel mondo
Belle e bionde, più o meno stupide
Se ne sceglie una e si fa con lei
Ma le Yolande non colmano la solitudine.

COMMENTO:
Fa male come un calcio sulle palle …
diretto …
freddo …
disperato …
delirante …

un capolavoro

La domatrice – Agatha Christie

copt13-aspFinito.
Bello.
Leggere e’ una droga.  33mo libro letto in questo 2009.

Non sò se continuerò a scrivere cazzate su quello che leggo.
TERZA DI COPERTINA
Petra è un’affascinante città carovaniera della Transgiordania. In questa località il destino ha riunito un eterogeneo gruppo di turisti: un famoso psichiatra francese, una graziosa neolaureata in medicina, un’energica lady membro del Parlamento inglese, una signorina di mezz’età e una numerosa famiglia americana che gravita intorno alla «domatrice», un’onnipotente matrona che ama esercitare il suo potere sui familiari. Quando uno dei membri della comitiva viene ritrovato cadavere, affiora subito il sospetto che si sia trattato di un delitto. L’assassino però ha fatto male i suoi conti. Non ha infatti previsto la presenza di Hercule Poirot, cha anche qeusta volta non si farà sfuggire il colpevole.

Il tè delle tre vecchie sognore – F. Glauser

copj13-asp1TERZA DI COPERTINA: «Non sottovalutate il racconto poliziesco: oggi è l’unico mezzo per diffondere idee ragionevoli» – diceva Friedrich Glauser. Non sappiamo se lui davvero scrivesse racconti polizieschi per diffondere idee ragionevoli, né in che tali idee consistessero (ma le si può forse far consistere, sic et simpliciter, nella ragionevolezza di fronte ad una società rigida, puritana, fitta di divieti e interdetti): sappiamo però con certezza che è un grande narratore di storie poliziesche; lucido, sottile, affascinante. E a considerare la sua vita – disordinata, inquieta, allucinata – e la sua adozione del genere poliziesco, della tecnica narrativa del giallo, e il modo tutto suo di gestirlo, possono apparire un’incongruenza, una contraddizione. Ma è una contraddizione che ci riporta a colui che del poliziesco è stato padre: Edgar Allan Poe.

COMMENTO: Incuriosito dalla “fascetta” che riportava similitudini con SImenon ho deciso di acquistare questo libro. Mi sono dovuto forzare per finire di leggerlo. Non sò come Sciascia l’ abbia potuto paragonare a G. Simenon, ma chi sono io per contraddirlo ? Quindi dico solo che non mi e’ piaciuto per niente e a metà 2009 e’ in corsa per il PREMIO “« La corazzata Kotënkin»

Tre anni e sei mesi

FONTE

Ferrara, 06-07-2009

Paolo Forlani, Luca Pollastri, Enzo Pontani e Monica Segatto sono stati riconosciuti colpevoli di eccesso colposo e condannati a 3 anni e 6 mesi per l’omicidio di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 a Ferrara. Il tribunale della città estense ha così riconosciuto l’impianto della pubblica accusa, per la quale la morte del giovane fu dovuta ad asfissia per un errato comportamento degli agenti e a cause meccaniche dovute alla colluttazione con loro.

Il pm Nicola Proto aveva sottolineato la concausalità del comportamento degli agenti del “tutto imprudente e sproporzionato”, chiedendo una condanna a tre anni e otto mesi per ciascuno dei quattro agenti. Per la difesa, concausa della morte di Aldovrandi era invece l’assunzione di droghe dello stesso giovane.

I poliziotti sono stati giudicati colpevoli di avere infierito sul giovane Aldrovandi – come ha sostenuto l’accusa – nonostante questi continuasse a chiedere aiuto, ammanettandolo con la mani dietro alla schiena e steso per terra a faccia in giu’, in una posizione che secondo alcuni periti avrebbe causato un’asfissia posturale. Il processo si è svolto attraverso una serie di perizie e di controperizie mediche e tossicologiche per accertare se la morte fosse da attribuire alla colluttazione seguita all’intervento violento degli agenti (per asfissia posturale o per un arresto cardiaco dovuto alla violenza dell’arresto) o se invece il giovane, come ha ipotizzato la difesa degli agenti, non fosse sotto l’effetto di sostanze assunte la notte prima dell’arresto in un locale di Bologna.

Il giudice monocratico, dopo quasi cinque ore di camera di consiglio, ha deciso per la colpevolezza degli imputati. Alla lettura della sentenza c’e’ stato un applauso e l’abbraccio in aula dei genitori e del fratello del giovane Aldrovandi, che in questi anni si sono battuti per cercare la verità. I difensori dei poliziotti hanno preannunciato appello.