La forma dell’acqua – Andrea Camilleri

formadellacqua  La carne fresca in maggioranza proveniva dai paesi dell’est, finalmente liberati dal gioco comunista che, come ognun sa, negava ogni dignità alla persona umana: tra i cespugli e l’arenile della mànnara, nottetempo, quella riconquista dignità tornava a risplendere

Come dice il titolo del libro l’acqua ha la forma che gli viene data. L’acqua non avendo una forma propria prende quella dei recipienti che la contengono … rimanendo però sempre acqua.

Così la verità e i fatti possono cambiare a seconda dell’angolazione dalle quale si guardano, ma sempre fatti rimangono.

Dal primo romanzo della serie mi aspettavo un Montalbano più acerbo ancora da costruire, mentre invece mi sono trovato davanti ad un personaggio che parte già costruito.

Lumé d’alba, non filtrava nel cortiglio della “Splendor”. la società che aveva in appalto la nettezza urbana di vigata

TERZA DI COPERTINA Il primo omicidio letterario in terra di mafia della seconda repubblica – un omicidio eccellente seguito da un altro, secondo il decorso cui hanno abituato le cronache della criminalità organizzata – ha la forma dell’acqua (“Che fai?” gli domandai. E lui, a sua volta, mi fece una domanda. “Qual è la forma dell’acqua?”. “Ma l’acqua non ha forma!” dissi ridendo: “Piglia la forma che le viene data”). Prende la forma del recipiente che lo contiene. E la morte dell’ingegnere Luparello si spande tra gli alambicchi ritorti e i vasi inopinatamente comunicanti del comitato affaristico politico-mafioso che domina la cittadina di Vigàta, anche dopo il crollo apparente del vecchio ceto dirigente. Questa è la sua forma. Ma la sua sostanza (il colpevole, il movente, le circostanze dell’assassinio) è più antica, più resistente, forse di maggior pessimismo: più appassionante per un perfetto racconto poliziesco. L’autore del quale, Andrea Camilleri, è uno scrittore e uno sceneggiatore che pratica il giallo e l’intreccio con una facilità e una felicità d’inventiva, un’ironia e un’intelligenza di scrittura che – oltre il divertimento severo del genere giallo – appartengono all’arte del raccontare. Cioè all’ingegno paradossale di far vedere all’occhio del lettore ciò che si racconta, e di contemporaneamente stringere con la sua mente la rete delle sottili intese.

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