Kitchen – Banana Yoshimoto

kitchenCominciai col dirgli l’orario di arrivo e il numero del binario

Sono attratto dal Giappone, di quella terra mi affascinano le contraddizioni. Mi affascina un popolo contemporaneamente tradizionalista e super-innovativo. Il non-aver dimenticato le proprie radici la propria storia e al tempo stesso vivere nel futuro, anzi inventarlo il futuro.
Questo vivere continuamente di opposti che si attraggono. Nella letteratura giapponese, anche se posso dire poco conoscendo esclusivamente la Yoshimoto e Murakami, questo si ritrova nel dualismo fra vita/morte, sogno/realtà, solitudine/compagnia, maschio/femmina.
Personaggi, spesso, sempre in bilico con una sessualità non definita e non definitiva.

La cucina e’ il simbolo del ritrovarsi, del parlare, di essere tanti che diventano uno, della voglia di stare insieme. In questo romanzo nel cucinare ho letto la voglia di non sentirsi soli, il volere accanto a se le persone più care e attraverso la cucina/il cucinare “sublimare” la perdita di queste ultime.

Non c’è posto al mondo, che io ami più della cucina

TERZA DI COPERTINA:E’ un romanzo sulla solitudine giovanile. Le cucine nuovissime e luccicanti o vecchie e vissute, che riempiono i sogni della protagonista Mikage, rimasta sola al mondo dopo la morte della nonna, rappresentano il calore di una famiglia sempre desiderata. Ma la grande trovata di Banana è che la famiglia si possa, non solo scegliere, ma inventare. Così il padre del giovane amico della protagonista Yuichi può diventare o rivelarsi madre e Mikage può eleggerli come propria famiglia, in un crescendo tragicomico di ambiguità. Con questo romanzo, e il breve racconto che lo chiude, Banana Yoshimoto si è imposta all’attenzione del pubblico italiano mostrando un’immagine del Giappone completamente sconosciuta agli occidentali, con un linguaggio assai fresco e originale che vuole essere una rielaborazione letteraria dello stile dei fumetti manga.

Il ladro di merendine – Andrea Camilleri

ladro-di-merendineHo iniziato dal terzo perché questo e’ stato il primo Camilleri che mi è capitato di leggere. Mi è piaciuto e piano piano riprenderò n mano i due precedenti per poi continuare con tutti i romanzi di Montalbano.

La morte del padre, fatto secondario nella narrazione, insieme alla lettera per Lidia (la sposera prima o poi ? non ditemelo per favore)
sono, secondo me, i due nodi centrali di questo romanzo.

. arrivati ad una barca tirata a sicco, Montalbano s’assittò sulla rena, Francois gli si mise allato e il commisario gli passò il braccio attorno alle spalle. “Io persi a me matri ch’era magari chiù nicu di tia” esordì.

Una piacevole rivelazione.
Nella storia di Salvo Montalbano, ovvero nella costruzione fatta da Andrea Camilleri, questo dovrebbe (dico dovrebbe perché non ho letto i primi due e neppure i seguenti, così come non ho mai visto uno degli sceneggiati TV) significare il momento di distacco dalla famiglia di origine e l’inizio dell’origine di una nuova vita/famiglia.

Arriva un momento che ti accorgi che la tua vita e’ cambiata. Ma quando è successo ? – ti domandi. E non trovi risposta, fatti impercettibili si sono accumulati fino a determinare la svolta. O macari fatti ben visibili, di cui peò non hai calcolato la portata, le consequenze. Spii e rispii, ma la risposta a quel “quando” non la sai trovare. Come se avesse importanza

e c’e qualcuno che pensa che i gialli o noir siano letteratura di serie “B”

TERZA DI COPERTINA:erzo giallo di Andrea Camilleri che vede come protagonista Salvo Montalbano, il commissario di stanza a Vigàta, immaginaria cittadina siciliana. Questa volta il commissario, sospetta l’esistenza di un collegamento tra due morti violente: quella di un tunisino imbarcato su di un peschereccio di Mazara del Vallo e quella di un commerciante di Vigàta accoltellato dentro un ascensore. Per Camilleri la Sicilia di oggi è fonte continua di ispirazione e scoperta, di intrecci di romanzo poliziesco e di osservazione su di un costume magari inquietante ma certamente non statico, che gli suggerisce un linguaggio, una parlata mai banale nè risaputa.

L’uomo nel labirinto – Robert Silverberg

l_uomo_nel_labirintoUn libro che colpisce le terminazioni nervose, la fantascienza usata per parlare delle nostre più recondite paure. Delle MIE e delle VOSTRE paure.
le occasioni perdute e più ripresentate, gli innamoranti non ricambiati, le parole dette impulsivamente, i desideri, le meschinità, l’invidia, la frustrazione, il passare del tempo, la vecchiai, l’impotenza, la vergogna, la follia …
l’abbandono. La paura di esporsi troppo, la ricerca e il terrore della solitudine.
Il diverso come nemico.
Semplicemente FANTASTICO

TERZA DI COPERTINA:Dick Muller è un uomo solo, la cui vita è stata stravolta da un incontro con gli alieni avvenuto durante uno sfortunato viaggio spaziale: la permanenza di un anno sul loro pianeta gli ha lasciato una strana malattia, l’impossibilità, fisica e morale, di sopportare quella che per lui dovrebbe essere la più “normale” delle presenze, quella degli altri uomini. Dotato di poteri telepatici che non può governare, incapace ormai di interagire con gli altri esseri umani, di trasmettere loro i propri sentimenti migliori, e troppo permeabile a quelli degli altri, la sua vicinanza mette i suoi simili a disagio, lo rende una presenza indesiderata, repellente, tanto da spingerlo a scegliere l’esilio sul pianeta disabitato di Lemnos, sede di un millenario labirinto, luogo ideale per tenersi lontano da tutti. Fino a quando la sua presenza sulla Terra diventa indispensabile per salvare l’umanità dal pericolo dell’estinzione; due vecchi compagni andranno così a riprenderlo, sfidando il labirinto e i suoi pericoli mortali, e lo stesso Muller, ancora memore delle antiche offese e in cerca di vendetta.

Certi Bambini – Diego De Silva

certi-bambiniD’estate, di domenica, c’è gente che compra le paste

Un affresco. delirante, della società contemporanea.
Mentre da un parte c’è il tran-tran quotidiano fatto di lavoro, di fatica, di spostamenti con i mezzi publici, di vicini insopportabile, di uomini e di donne che all’apparenza sembrano normali …. dall’altra … poi ….
nascosta un’altra realtà.
Quella dei tanti Rosario che adolescenti hanno già conosciuto “la faccia scura della vita”.
Adolescenti che rubano, violentano, uccidono.
Una vita quella di Rosario in bilico fra il bene e il male.
Fra le cure amorevoli alla nonna inferma e i furti, fra il volontariato a Villa Serena e l’omicidio a freddo.
La vita anormale di tanti adolescenti che si trovano a prendere decisioni senza la consapevolezza e sempre in bilico fra il bene e il male

Rosario non vi riguarda
Rosario vi piace

TERZA DI COPERTINA: osario, undici anni, un completino da calciatore nella borsa degli allenamenti, va a compiere la sua prima esecuzione di camorra al termine di un lungo tirocinio d’istruzione a uccidere. Tornando nel suo quartiere in metropolitana, ripercorre a ritroso le tappe più significative del cammino che lo ha portato fino a quel punto. E la storia di Rosario diventa il racconto di un mondo spaventoso che è il nostro mondo. De Silva racconta uno dei peggiori delitti che la criminalità contemporanea abbia scelto di commettere, il furto dell’infanzia.

Pensare con i piedi – Osvaldo Soriano

pensare-con-i-piediUn modo diverso di raccontare la storia del proprio paese. Soriano ci racconta l’Argentina, la sua Argentina, in tre diverse raccolte di racconti:
Nella prima attraverso gli occhi di un ragazzo e del difficile rapporto con il padre. Il peronismo e la dittatura di Videla. Nella seconda parte Soriano rievoca con toni giornalistici alcunu momenti della storia argentina e della “rivoluzione” che ha fatto nascere il paese sud-americano.
La terza parte e’, secondo il mio parere, la più spassosa. Prendendo il calcio come metafora di vita e ci narra di strataemmi, furberie e colpi di genio.

TERZA DI COPERTINA:
Nei racconti di questo volume Soriano si aggira in tre mondi dall’apparenza assai distanti tra loro. Nel gruppo di racconti dedicati al calcio come arte dell’intelligenza sono in primo piano la passione dell’autore, alcuni personaggi memorabili, come il figlio di un cow-boy fuorilegge appassionato lettore di Hegel che fa da arbitro in una leggendaria partita tra socialisti e comunisti nella Terra del Fuoco. La sezione intitolata “Nel nome del padre” introduce il lettore alla realtà quotidiana dell’epoca peronista, amara ed esilarante insieme, così come la vede un bambino che, all’ombra dell’orgogliosa figura paterna, si rifugia ogni tanto nel proprio mondo fantastico.