La vita che volevo – Lorenzo Licalzi

lavitachevolevo  Bel libro. Mentre lo stavo leggendo continuamente nella mia testa (mente, immaginazione, ricordi) mi si materializzava “Amici miei”. Si proprio il film ideato da Pietro Germi. Due modi, diversi apparentemente, di riavvolgere il nastro della propria vita e di fare un bilancio. Soddisfatto per quanto riguarda Lorenzo Licanzi e con toni amari per quanto riguarda invece i personaggi del film.

Era questa le vita che volevo ? NO, non del tutto.
Ho gran bel lavoro che non cambierei con nessun altro (beh forse con Dio potrei pensare di fare a cambio mansioni), ma molte delle mie aspettive nella vita privata sono andate in fumo … bruciate.

Desideravo cose semplici … una compagna … un paio (non di più) di amici, ma …. è andata diversamente.
NOTA: adesso nel Feb 2014 la rece sarebbe diversa, molte delle cose che allora non avevo o che non vedevo di avere le ho ottenute

TERZA DI COPERTINA: “Era questa la vita che volevi?” Alzi la mano chi può rispondere di sì. Chi non ha mai rimpianto un’occasione mancata o una decisione che non ha preso. E non ha mai fantasticato un’altra vita; la vita che, forse, voleva davvero. È quel che succede ai personaggi di questo libro lieve e imprevedibile: Laura che credeva di aver fatto pace con gli uomini e non sa che la guerra è appena cominciata; Maddalena che ha sbagliato incrocio e ha perso la sua unica chance; Lorenzo che, grazie a uno sguardo, finalmente apre gli occhi; Patrizia e Carla, casalinga l’una, donna in carriera l’altra, che fanno i conti con la stessa “assenza di fondo”, mentre i mariti giocano a un tavolo di poker il loro “ultimo giro”. Uomini e donne che si guardano indietro, o allo specchio, e scoprono, con sorpresa, curiosità o spavento, che come dice Lorenzo: “lo di vite ne avrei potute fare almeno cinque o sei”. Perché le vie del destino sono infinite, e se è vero che Dio ha inserito nelle nostre esistenze la variabile “caso” per movimentare un po’ la situazione, è anche vero che a volte del caso nemmeno ci accorgiamo, perché fa capolino nelle cose più piccole: una sveglia che non suona, un numero di telefono sbagliato, un caffè preso in un bar diverso dal solito. Ma non c’è motivo di disperare: forse, sembra suggerire Licalzi con il tono scanzonato di sempre, tutte le vite che avremmo voluto le stiamo vivendo, proprio ora, in altri universi, in cui altri noi sono alle prese con altre storie.

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