Il grande romanzo americano vive

Parafrasando Jon Landau che nel 1974 scrisse sulle pagine del REAL PAPER di Boston testuali parole:
“Ho visto il futuro del rock’n’roll e il suo nome è Bruce Springsteen
Potrei dire la grande letteratura americana è viva e rivive nella penna Philipp Meyer. Romanzi eccellenti ambedue. Il paragone con Steinbeck non è sprecato come quello con McCarthy. Stiamo veramente leggendo un autore che scrive con lo stile e l’anima del grande romanzo americano. Romanzo fatto di spazi sconfinati, di viaggi avventurosi attraverso paesasggi che diventano co-protagonisti del romanzo insieme ai personaggi in carne e ossa.
Personaggi descritti con una qualità superba e magistrale.
Personaggi i cui sogni si trasformano in incubi mentre la disgregazione di una nazione nel primo e di una famiglia nel secondo lasciano intendere che un epoca è finita e qualcosa di diverso ne prende il posto.

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Mali Minori – Simone Lenzi

indexMICRORECENSIONE:
Per certi versi l’ho trovato molto vicino a “La Vendetta” di Agotha Kristoff.
Come lei “I’Lenzi” usa lo stiletto per lasciare un marchio indelebile sulla pelle

TERZA DI COPERTINA:
Un episodio dell’infanzia ferocemente, teneramente irrimediabile. Un desiderio non esaudito, una piccola ingiustizia, una sconfitta, un malinteso. Di mali minori, di piccole catastrofi infantili, questo è un repertorio tragicomico.

I mali minori non hanno aria da tragedia. Non sono mai, per definizione, niente di irreparabile. Sono i doni sbagliati di Natale, gli esiti di un’informazione parziale o difettosa, i piccoli ma perfidi accanimenti della sfortuna che assumono agli occhi di un bambino la valenza di un disastro. Scaturiscono da un’incomprensione degli adulti che sembra mettere a rischio il senso stesso del mondo. Oppure da un’incapacità dei bambini a corrispondere alle aspettative degli altri, che li porta a conoscere per la prima volta quell’inadeguatezza contro cui si troveranno a lottare per tutta la vita. Oppure infine da quella cospirazione di cose che porta talvolta a interpretare gli eventi come un teatro, dove a reggere le sorti dei personaggi più inermi interviene spesso una mano dispettosa. Viene in mente la parabola del piccolo Carlo Emilio Gadda che, forzando per una volta l’avarizia dei genitori, riuscì finalmente a farsi comprare un gelato, che per colpa di un piccione non mangiò mai. Certo, col tempo il male minore smette di far soffrire. Resta, però, di lui un qualche noioso prurito dell’anima. Proprio come quando, d’estate, si aggiunge all’opprimente calura la noia di una zanzara.