La grande depressione americana degli anni 30


L’Incipit del libro che ho intenzione di leggere ….

Nella regione rossa e in parte della regione grigia dell’Oklahoma le ultime piogge erano state benigne, e non avevano lasciato profonde incisioni sulla faccia della terra, già tutta solcata di cicatrici. Gli aratri avevano cancellato le superficiali impronte dei rivoletti di scolo. Le ultime piogge avevano fatto rialzare la testa al granturco e stabilito colonie d’erbacce e d’ortiche sulle prode dei fossi, così che il grigio e il rosso cupo cominciavano a scomparire sotto una coltre verdeggiante. Agli ultimi di maggio il cielo impallidì e perdette le nuvole che aveva ospitate per così lungo tempo al principio della primavera. Il sole prese a picchiare e continuò di giorno in giorno a picchiar sempre più sodo sul giovane granturco finché vide ingiallire gli orli d’ogni singola baionetta verde. Le nuvole tornarono, ma se ne andarono subito, e dopo qualche giorno non tentarono nemmeno più di ritornare. Le erbacce si vestirono d’un verde più scuro per mascherarsi alla vista, e smisero di moltiplicarsi. La terra si coprì d’una sottile crosta dura che impallidiva man mano che il cielo impallidiva, e risultava rosa nella regione rossa, bianca nella grigia.

La settimana bianca – Emmanuel Carrere

97b4a02ab1a5e275624558cad941e440_w_h_mw650_mhTERZA DI COPERTINA: «Ero solo, in una casetta in Bretagna, davanti al computer,» ha raccontato una volta Emmanuel Carrère «e a mano a mano che procedevo nella storia ero sempre più terrorizzato». All’inizio, infatti, il piccolo Nicolas ha tutta l’a­ria di un bambino normale. Anche se allo chalet in cui trascorrerà la settimana bianca ci arriva in macchina, portato dal padre, e non in pullman insieme ai compagni. E anche se, rispetto a loro, appare più chiuso, più fragile, più bisognoso di protezione. Ben presto, poi, scopriamo che le sue notti sono abitate da incubi, che di nascosto dai genitori legge un libro, dal quale è morbosamente attratto, intitolato Storie spaventose, e che, con una sorta di torbido compiacimento, insegue altre storie, partorite dalla sua fosca immaginazione: storie di assassini, di rapimenti, di orfanità. E sentiamo, con vaga ma crescente angoscia, che su di lui incombe un’oscura minaccia – quella che i suoi incubi possano, da un momento al­l’altro, assumere una forma reale, travolgendo ogni possibile difesa, condannandolo a vivere per sempre nell’in­ferno di quei mostri infantili.
Questo perturbante, stringatissimo noir è da molti considerato il romanzo più perfetto di Emmanuel Carrère – l’ultimo da lui scritto prima di scegliere una strada diversa dalla narrativa di invenzione.

APPUNTI DISORDINATI DI LETTURA:  Le angosce adolescenziali di un bambino che si trova a misurarsi per la prima volta nella sua vita con una vacanza senza i genitori. Nicolas che vive in una famiglia dove il nascosto, il non detto, la fa da padrone ..

“Sua madre aveva cercato di prenderlo tra le braccia per consolarlo, continuava a ripetere Nicolas, Nicolas, e lui sapeva che gli stava nascondendo qualcosa, che non si poteva fidare. Si era messa a piangere anche lei, ma siccome non gli diceva la verità non potevano nenache piangere insieme.”

Carrere costruisce un racconto nel quale manca un guizzo, anzi manca il guizzo finale che scombussola le certezze acquisite nelle pagine precedenti.

VOTO : Riedito in Italia, forse, solo grazie all successo di Limonov merita una lettura per conoscere il primo Carrere.  3/5 non un libro imperdibile, ma godibile