Amore a Venezia Morte a Varanasi – Geoff Dyer

Inziamo con il dire che questo romanzo non è un romanzo. Come, forse, nessun romanzo di Dyer è un romanzo nel senso letterario della parola stessa. Quelli che leggiamo in questo libro sono due racconti tenuti insieme da un filo. Il protagonista di ambedue i racconti è sempre lo stesso Jeff Atmann giornalista freelance e molto probabilmente alter-ego dello scrittore.
Nel primo romanzo Amore a Venezia tutto è eccessivo, sciocco e leggero il sesso, la droga e l’arte sono considerati riempitivi di un vuoto esistenziale dentro ad ognuno dei personaggi che gravitano intorno all’effimero mondo dell’arte.
Il secondo, contrapposto al primo, è invece completante all’opposto del primo. Nessun edonismo e nessuna mondanità. Una città Varanasi che ci viene raccontata dagli occhi di un occidentale che non saprà mai raccontarla per quello che è. Letta inoltre da occidentali che non sapranno mai capire fino in fondo la spiritualità orientale.

Un libro pieno di contrasti che sono poi quel sottilissimo filo, che dicevo all’inizio, che li tine uniti. Il contrasto fra la giovinezza raccontata nella prima parte a Venezia fatta di sesso, alcool, attività, interessi, soldi, carriera, donne e cose da voler avere … e la vecchiaia dove si smette di pensare all’effimero e ci si inizia a concentrare sul tempo che scorre, sul corpo che cambia, sull’impossibilità di restare per sempre giovani … e dove il tema della morte, sia fisica che spirituale, inizia a fare capolineo nei pensieri di tanti insieme alla paura di perdere le cose care.

Insomma, un libro che inizia con feste, bagordi termina con una riflessione amara su quello che stiamo diventando.

Il libro finisce con una frase che simboleggia, a mio parere, tutto il libro “Ciò che è qui è anche lì, e ciò che è lì è anche qui”.

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