Monsieur Lazhar

locandina

SUCCO

Uno straniero che cerca di inserirsi in un mondo che gli è alieno si scontra con algidi muri di incomunicabilità

TERZA DI COPERTINA
In una scuola elementare di Montréal, nel Québec, una maestra, Martine, si suicida impiccandosi proprio nell’aula in cui svolge le lezioni. I bambini della classe, che le erano molto affezionati, ne restano profondamente scioccati. La direttrice della scuola non riesce a trovare un supplente, così accetta di affidare la conduzione della classe a Bashir Lazhar, un immigrato algerino di 55 anni che vive da qualche anno in Canada e che da diverso tempo aveva fatto domanda di lavoro presso quella scuola. Il nuovo maestro tenta, con metodi non sempre tradizionali, di stabilire un rapporto di fiducia con i bimbi ancora scossi dal dramma e che sembrano covare anche tra di loro dei risentimenti sulle cause dell’accaduto. L’inserimento di Bashir nell’ambiente scolastico è aiutato da una sua collega, Claire, che timidamente tenta anche degli approcci, che lui però respinge.

In realtà Bashir si trova in Canada, dove ha richiesto asilo politico, a seguito della drammatica vicenda che ha visto la sua famiglia sterminata in Algeria da un incendio doloso appiccato alla casa dove abitavano sua moglie e i suoi due figli, proprio mentre stavano per raggiungerlo a Montréal. La strage è scaturita da un libro scritto dalla moglie, che l’ha messa nei mirino degli integralisti, durante la guerra civile algerina. Ma la procedura per ottenere il riconoscimento di rifugiato politico è lunga e difficile.

Bashir intreccia un rapporto di reciproco affetto in particolare con la bambina Alice, la cui madre, separata e pilota di una compagnia aerea, è spesso costretta a restare lontana da casa. Nel corso di un litigio tra Alice e Simon, un altro alunno della classe, emerge la verità sul suicidio di Martine: sarebbe stato causato dalle accuse lanciate da Simon su un presunto comportamento ambiguo verso il bambino da parte della maestra. Simon, tuttavia, nega di essere la causa di quel gesto. Il timore degli insegnanti per qualsiasi contatto fisico con i bambini che possa essere interpretato in modo sbagliato rappresenta in effetti una fonte di costante ansia per il loro lavoro educativo.

Alla fine Bashir riuscirà ad ottenere l’asilo politico in Canada, ma nel frattempo si è posto in contrasto con i genitori di un’altra bambina, i quali scoprono che egli, legalmente, non ha i requisiti per poter insegnare e lo denunciano alla preside. Bashir è quindi costretto ad ammettere che in Algeria era proprietario di un ristorante, e non un docente, e, pertanto, viene immediatamente allontanato dalla scuola. La sua speranza è di aver contribuito alla crescita emotiva e culturale dei bambini di quella classe. Contro ogni pregiudizio Bashir ed Alice si salutano con un lungo abbraccio.[1]

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