Buchi nella sabbia – Marco Malvaldi

5810-3
QUEL POCO CHE HO CAPITO LEGGENDOLO:

Dopo ” Odore di Chiuso” Marco Malvaldi torna a raccontarci la nostra storia italiana. Questa volta sono gli anni cruciale a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Tutte le tensioni che hanno portato l’anarchico Gaetano Bresci (pratese) ad uccidere il Re e che qualche anno dopo porteranno ad un regicidio più importante che darà il via alla Prima Guerra Mondiale. Ci racconta quegli anni attraverso una storia minore … la rappresentazione di un opera del Maestro Puccini a Pisa nel 901 con l’importante presenza in Teatro del nuovo Re Vittorio Emanuele. Malvaldi in questo libro ci racconta inoltre , rendendolo personaggio fra i più importanti, la vita di Ernesto Ragazzoni poeta fra i più importanti della Scapigliatura Milanese.

Se ne vedono nel mondo
che son osti… cavadenti
boja, eccetera… (o, secondo
le fortune grand’Orienti).
C’è chi taglia e cuce brache,
chi leoni addestra in gabbia,
chi va in cerca di lumache…
Io… fo buchi nella sabbia.
I poeti anime elette,
riman laudi e piagnistei
per l’amore di Giuliette
di cui mai sono i Romei!
I fedeli questurini
metton argini alla rabbia
dei colpevoli assassini…
Io… fo buchi nella sabbia.
Sento intorno sussurrarmi
che ci sono altri mestieri…
Bravi… A voi! Scolpite marmi,
combattete il beri-beri,
allevate ostriche a Chioggia,
filugelli in Cadenabbia,
fabbricate parapioggia
Io… fo buchi nella sabbia.
O cogliate la cicoria
e gli allori. A voi! Dio v’abbia
tutti quanti, in pace, e gloria!
Io… fo buchi nella sabbia.

TERZA DI COPERTINA
Ernesto Ragazzoni avrebbe voluto che sulla propria tomba fosse scritto: «D’essere stato vivo non gli importa». Poeta dei buchi nella sabbia e delle «pagine invisibilissime», dell’arte giullaresca realizzata nella vita fuori dal testo, è in un certo senso il testimone di questo «dramma giocoso in tre atti». Come grottesco contrappasso, accanto a lui, bohémien anarchicheggiante e antimilitarista, agirà come in duetto un rigido ufficiale dei regi carabinieri.
Siamo nel 1901, tempo di attentati (il re Umberto è stato appena ucciso), e a Pisa, terra di anarchia. Al Teatro Nuovo si aspetta il nuovo re, per una rappresentazione della Tosca di Giacomo Puccini. Le autorità sono in ansia: il tenore della compagnia «Arcadia Nomade», i cavatori di marmo carrarini convocati per alcuni lavori, gli stessi tecnici del teatro, sono tutti internazionalisti e quindi sospetti. E nell’ottusa paranoia dei tutori dell’ordine, perfino il compositore, il grande Puccini, è da temere tra i sovversivi. A scombinare ancor di più le carte è l’intervento di quello stravagante di Ragazzoni, redattore del giornale «La Stampa».
Fatalmente l’omicidio avviene, proprio sul palcoscenico al culmine del melodramma, e non resta che scoprire se sia un complotto reazionario o un atto dimostrativo di rivoluzionari. O un banale assassinio.
Pieno di movimento, divertito come un teatro da boulevard, ma dissacrante della stupidità autoritaria, omaggio a un grande poeta, e soprattutto all’opera lirica, questo romanzo dipinge, alla maniera di Marco Malvaldi, una trama criminale con i colori del comico, del malinconico, della satira impegnata, in una fedele ricostruzione d’ambiente.

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