[LIBRO] Il senso di una fine – Julian Barnes

thumb_book-il-senso-di-una-fine.330x330_q95Leggere questo libro ci porta a riflettere sul nostro percorso di vita. Arrivati poi alla veneranda età di 50 anni ci deve anche far riflettere su alcuni punti molto importanti.
Quello che ricordiamo, raccontiamo, abbiamo capito della nostra vita è realmente quello che è accaduto oppure ci abbiamo (consciamente o inconsciamente) aggiunto degli abbellimenti per sentirci più bravi e buoni. Quando Veronica continua a ripetere a Tony:
“Proprio non ci arrivi” e come se lo ripetesse a noi … ma siamo proprio sicuro che quando ci è successa quella cosa abbiamo realmente capito quello che è successo ?

Leggendo mi ha fatto venire in mente Haruki Murakami e “L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio” quando Tsukuru riesce a intraprendere un viaggio di riconciliazione con il passato incontrando i suoi vecchi amici sino a scoprire la causa del suo allontanamento e i complessi sentimenti che legavano il gruppo di amici.

Ma anche la strofa finale di “Un giorno credi ” di Edoardo Bennato:

e ti vedi già vecchio e cadende
raccontare a tutta la gente
del suo falso incidente

Alla fine la domanda che dobbiamo farci è:
LA VITA E’ QUELLA VIVIAMO O QUELLA CHE RICORDIAMO ?

TERZA DI COPERTINA.

Tony Webster è un uomo senza qualità. Negli studi e nel lavoro, nei sentimenti e, c’è da scommetterci, anche nel sesso. Ma la lettera con cui un avvocato gli annuncia il lascito di cinquecento sterline e di un diario proveniente dal passato scuote il fondo limaccioso della sua esistenza. Tony deve ora scoprire chi gli ha destinato quell’ingombrante eredità e perché ha scelto proprio lui, e quale segreto rabbiosamente custodito quel diario potrebbe rivelare. Nel porsi queste domande, s’imbatterà in risposte che avrebbe preferito non conoscere e dovrà imparare a sue spese che «la nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato».

La vita di Tony Webster è stata un fiume relativamente tranquillo, da costeggiare al riparo di scelte ragionevoli e sistematici oblii. Ora però la lettera di un avvocato che gli annuncia un’inattesa quanto enigmatica eredità sommuove il termitaio poroso del passato, e il tempo irrompe nella noia del presente sotto forma di parole risalenti all’adolescenza, quando Tony procedeva all’educazione morale, sentimentale e sessuale che ne avrebbe fatto, inavvertitamente come spesso accade, l’adulto che è.
Il percorso a ritroso nelle zone d’ombra della vita, con i suoi dolori inesplorati e i suoi segreti, diventa cosí riflessione sulla fallacia della storia, «quella certezza che prende consistenza là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione», secondo il geniale amico dei tempi del liceo, Adrian Finn. Ed è dunque a quel punto di congiunzione, ai ricordi imperfetti come ai documenti inadeguati, che il vecchio Tony deve ora guardare per comprendere le vicissitudini del Tony giovane. Come ha potuto la ragazza di allora, Veronica Ford, preferirgli l’amico raffinato e brillante, Adrian? Ci sono solo Camus e Wittgenstein dietro l’estrema decisione di Adrian? Da che cosa ha voluto metterlo in guardia tanti anni prima la madre della ragazza? Perché a distanza di quarant’anni Veronica ritorna nella sua vita con un bagaglio di silenzi e il rifiuto di dargli ciò che è suo?
Gli indizi da studiare tessono un filo d’Arianna di reminiscenze inaffidabili, ipotesi errate e parole d’ordine ribadite; di fatti, nomi e immagini giustapposti a intuizioni filosofiche e rivelazioni poetiche; di un corpus di parole interne al testo – lettere, e-mail, pagine di diario – ed esterne a esso, nella forma di rimandi espliciti o piú spesso impliciti al sapere che puntella l’assunto ideale del romanzo: da Stefan Zweig a Philip Larkin (il «poe-ta» senza nome cui il narratore piú volte si richiama), dall’immaginario Patrick Lagrange al Flaubert di Madame Bovary (significativamente citato nel modo quasi-esatto che la memoria consente) fino a Frank Kermode, con il cui testo chiave questo romanzo condivide il titolo, l’insistenza sul ruolo del tempo e il proposito di «dare un senso al modo in cui diamo un senso al mondo».
Tempo e memoria. Con quelli si entra nel libro, attraverso la lista di flashback che il tempo ha cristallizzato in immagini. La memoria di Tony Webster predilige ricordi d’acqua, nel cui fluire controcorrente passa il racconto della sua sommersa inquietudine

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