Il bambino indaco – Marco Franoso

image_bookTragico da tutti i punti di vista.
Da quello del bambino che si e trovato in una famiglia disgraziata.
Da quello della nonna che ha DOVUTO risolvere il problema.
Da parte del padre che non ha avuto la forza di opporsi.
Da parte della madre che in un istinto autolesionista trascina con se il figlio.

E pensare che su i bambini indaco se ne sono venduti tanti di libri qualche anno fa’

TERZA DI COPERTINA

Forse non è cosí vero che l’istinto materno non sbaglia mai. A volte scegliamo di non dare peso a una piccola crepa, un’incrinatura impercettibile, che a poco a poco scalfisce, fino a squarciare. Cosí succede a Carlo, che all’improvviso si ritrova inerme «come chi è rimasto dalla parte sbagliata di un fiume dopo il crollo di un ponte». Perché Isabel, sua moglie, lotta contro i propri demoni nell’accanito inseguimento di una purezza assoluta. Che svuota, logora, annienta. Anche il loro bambino. Marco Franzoso ha scritto una storia attuale e sovversiva, che sfida molti luoghi comuni. Una storia dura raccontata in punta di penna, che non ti togli piú dalla testa. «Quando infine mi passarono il bambino, una fitta di felicità mi lacerò il petto. Respirai forte per non crollare. Lo tenni in braccio e pensai che ce l’avevamo fatta. Almeno fino a lí ce l’avevamo fatta».

Il castello nella foresta – Norman Mailer

phpThumb_generated_thumbnailjpgQuesto libro sembra stare in bilico fra due posizioni quella di essere un capolavoro assoluto e l’altra quella di trovare solo ed esclusivamente la volontà di sconcertare, colpire, traumatizzare e confondere il lettore.

A volte sembra di leggere un salvacondotto, a posteriori, per chi ha ideato il nazismo e per diminuirne le colpe … come a dire non tanto DOVE ERA DIO QUANDO SUCCEDEVA ? ..
ma quasi a pronunciare DIO LO HA PERMESSO E QUINDI LA COLPA E’ SUA E NAZISTI SONO SOLO STATI DEI MERI ESECUTORI DELLA VOLONTÀ DIVINA.

TERZA DI COPERTINA

In una torrida notte di luglio del 1888 un uomo e una donna concepiscono un figlio in una locanda di Braunau.
Non sono soli. Con loro c’è una presenza occulta che assiste, anzi, partecipa attivamente al concepimento «come l’arcangelo Gabriele fece con Geova in una notte cruciale a Nazareth».
Lui è Alois Hitler, alto ufficiale della dogana con un’insana passione per le donne, la birra e le api. Lei è Klara Poelzl, terza moglie nonché, con ogni probabilità, figlia dello stesso Alois Hitler.
Il terzo incomodo è il diavolo. Il 20 aprile 1889, nove mesi e dieci giorni dopo quella notte, nascerà Adolf Hitler.
Ed è proprio il diavolo, sotto le mentite spoglie di un ufficiale delle SS, a narrare con brio infernale, da un incipit che rimanda direttamente a Moby Dick («Potete chiamarmi D. T.»), le vicissitudini della famiglia Hitler rivelandone senza remore i segreti piú turpi e inconfessabili.
Solo un maestro della scrittura con il coraggio di Norman Mailer poteva decidere, giunto all’ultima prova, di affrontare il personaggio piú scomodo in un corpo a corpo che si riflette sulla pagina senza esclusione di colpi. E trovare, proprio in Adolf Hitler, l’ispirazione che gli ha concesso di scrivere il suo grande libro.

«Mantenere vivo il paradosso inferno/banalità del male, in tutta la sua dolorosa imperscrutabilità, è forse l’esito piú significativo di quest’opera: un contributo davvero notevole alla tradizione del romanzo storico».

La casa sul canale – Georges Simenon

31go2i60IvL._BO1,204,203,200_La grande letteratura americana ci insegna che la descrizione minuziosa e reale del paesaggio è la base sulla quale costruire una storia che da semplice racconto si può trasformare in capolavoro. “La casa sul canale” è questo: pioggia e umidità in terra fiamminga ed Edmée, una giovane ragazza dal comportamento insolito, controcorrente ed autodistruttivo. Alcuni passaggi del libro sono veramente belli, ma a colpire di più è la velata sensazione di morbosità che la storia lascia addosso.

Una conferma.

TERZA DI COPERTINA
Rimasta orfana a sedici anni, Edmée arriva alle Irrigations, l’immensa proprietà dello zio materno a Neeroeteren, nella provincia belga del Limburgo:”terre basse, con filari simmetrici di pioppi interrotti qua e là dallamacchia nera di un bosco di abeti”; anche il cielo è basso e grigio, e in fondo, lungo i canali, scivolano lentamente le chiatte. Edmée è graziosa, minuta, pallida, quasi anemica e non parla una parola di fiammingo – ma ha una volontà di ferro, ed è abituata a farsi obbedire. Non ci vorrà molto perché entrambi i cugini si lascino ammaliare dal fascino acerbo, ambiguo, di quella creatura inquietante e dominatrice, così diversa da loro. E il dissidio tra i fratelli rivali non potrà che sfociare in tragedia

I diabolici – Boileau e Narcejac

_i-diabolici-1423583233I bei gialli di una volta verrebbe da esclamare dopo aver terminato questo.
Boileau e Narcejac sono gli stessi autori che hanno scritto per Hitchcock la sceneggiatura de “La donna che visse due volte”.

Sembra il solito triangolo amoroso come in tante altre storie raccontante in tanti altri libri, ma … qui le figure di vittima e carnefice spesso si confondono e ribaltano e nel frattempo  “Mirelle sta stirando un paio di mutande”

 

TERZA DI COPERTINA
«Una sorta di interminabile attacco di cuore»: così è stato definito I diabolici, che – unanimemente considerato un classico della letteratura noir – non ha perso un grammo del suo torbido fascino. Nei Diabolici compaiono per la prima volta alcuni dei marchi di fabbrica della sterminata, formidabile produzione di Boileau e Narcejac: lo schema triangolare, l’am­bienta­zio­ne provinciale e piccoloborghese, il motivo del colpevole tormentato dal rimorso e dalla paura, la contiguità fra innocenza e colpa; e soprattutto l’inversione dei ruo­li: in un’autentica spirale di orrore, l’as­sassino si trasforma in una vittima braccata da «colei che non c’è più» – la donna che sa di aver ucciso.

Il cimitero Praga – Umberto Eco

67551-cimiteropraga300dpi-285x397Ho visitato il Cimitero di Praga per ben due volte. La prima nel 1989 qualche mese prima della caduta del muro di Berlino e la seconda nel 2014. Acquistato quindi a scatola chiusa pensando ad un romanzo sul GOLEM e sulla sua trascrizione nella storia contemporanea.

Invece no … ma non è stata una delusione.
Un affresco di come la mistificazione e la creazione di falsi sia ala base della storia degli ultimi secoli …

TERZA DI COPERTINA

Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, scomparso in mare nei pressi dello Stromboli, il falso bordereau di Dreyfus per l’ambasciata tedesca, la crescita graduale di quella falsificazione nota come I protocolli dei Savi Anziani di Sion, che ispirerà a Hitler i campi di sterminio, gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella, un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi in una Parigi della Comune dove si mangiano i topi, colpi di pugnale, orrendi e puteolenti ritrovi per criminali che tra i fumi dell’assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, barbe finte, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere. Ottimo materiale per un romanzo d’appendice di stile ottocentesco, tra l’altro illustrato come i feuilletons di quel tempo. Ecco di che contentare il peggiore tra i lettori. Tranne un particolare. Eccetto il protagonista, tutti gli altri personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto. E anche il protagonista fa cose che sono state veramente fatte, tranne che ne fa molte, che probabilmente hanno avuto autori diversi. Ma chi lo sa, quando ci si muove tra servizi segreti, agenti doppi, ufficiali felloni ed ecclesiastici peccatori, può accadere di tutto. Anche che l’unico personaggio inventato di questa storia sia il più vero di tutti, e assomigli moltissimo ad altri che sono ancora tra noi.

Nel segno della pecora – Haruki Murakami

nelsegnodellapecoraQuando ad un certo punto dell’esistenza ti pare di essere arrivato ad un punto morto e non sai cosa fare. Capita, a volte, che un accadimento casuale o insignificante dia la svolta al senso del tuo vissuto.  La storia di un uomo solo con se stesso e la seguente resurrezione a vita nuova.

«- Cosa ti ha chiesto la Pecora?
– Tutto. Tutto quello che avevo. Il mio corpo, i miei ricordi, le mie contraddizioni, la mia stessa debolezza… è questo che le piace. (…)
– E in cambio cosa ti offriva?
– Qualcosa di tanto bello che era sprecato per me. (…)
Era come finire in un crogiolo che inghiottiva ogni cosa. Bello da impazzire, ma maledettamente vizioso. Una volta aspirati lì dentro, si perde tutto. La volontà, la scala dei valori, l’emozione, la sofferenza, ogni cosa… È una forza paragonabile a quella che un giorno ha dato origine a ogni forma di vita.
– tu però alla fine l’hai respinta. (…)
– Preferivo la mia debolezza. La mia tristezza e la mia capacità di soffrire. La luce dell’estate, l’odore del vento, il verso delle cicale. Sono queste le cose che mi piacciono, non ci posso fare niente. Come bere una birra con te…»

TERZA DI COPERTINA
“In una semplicissima newsletter, un giovane agente pubblicitario inserisce la fotografia, in apparenza banale, di un gregge: uno degli animali, una pecora bianca con una macchia color caffè sulla schiena, suscita tuttavia l’interesse di un inquietante uomo vestito di nero, stretto collaboratore del Maestro, un politico molto potente i cui esordi si perdono nel torbido passato coloniale giapponese. Al giovanotto viene affidato l’incarico – ma si tratta in sostanza di un ordine – di ritrovare proprio quella pecora: unico indizio, la foto in questione, ricevuta per posta dal Sorcio, un amico scomparso da anni. Accompagnato da una ragazza con le orecchie bellissime e dotata di poteri sovrannaturali, attraverserà tutto il Giappone sino a raggiungere la gelida regione dello Hokkaido, vivendo una vicenda mirabolante e al tempo stesso realistica nella descrizione di luoghi e circostanze. Considerato l’esordio letterario di Murakami, ‘Nel segno della pecora’ introduce molti dei temi cari all’autore: la solitudine dell’uomo, l’arroganza e lo strapotere della politica, la nostalgia per l’atmosfera esaltante degli anni Sessanta, la passione per il rock e il jazz, l’irrompere del surreale nella prosaicità della vita quotidiana. Un romanzo che ci trasporta in uno di quegli scenari onirici che nelle storie di Murakami fanno da cassa di risonanza ai nostri dubbi e alle nostre ansie più profonde.” (Antonietta Pastore)

Io non ho paura – N. Ammaniti

437_iononhopaura_1182083390Un piccolo capolavoro letterario. Riuscire a raccontare la storia di un bambino di, appena, nove anni che non solo scopre il male ma ne scopre anche la vicinanza.
Ammoniti racconta la storia immedesimandosi nella mente del piccolo Michele … raccontandone le paure e il timore di affrontare la realtà.

TERZA DI COPERTINA

Michele Amitrano, nove anni, si trova di colpo a fare i conti con un segreto cosí grande e terribile da non poterlo nemmeno raccontare. E per affrontarlo dovrà trovare la forza proprio nelle sue fantasie di bambino, mentre il lettore assiste a una doppia storia: quella vista con gli occhi di Michele e quella, tragica, che coinvolge i grandi di Acqua Traverse, misera frazione dispersa tra i campi di grano. Il risultato è un racconto potente e di assoluta felicità narrativa, dove si respirano atmosfere che vanno dalle Avventure di Tom Sawyer, alle Fiabe italiane di Calvino. La storia è ambientata nell’estate torrida del 1978 nella campagna di un Sud dell’Italia non identificato, ma evocato con rara forza descrittiva.

Finito di leggere 10 Luglio 2010

Il giardino delle bestie – Erik Larson

_larson-1351060292Libro interessante sotto tanti punti di vista. Come l’America vedesse di “buon occhio” la Germania Hitleriana e i fatti che vi accadevano … Come la società e il governo degli USA giudicavano inopportuno un qualsiasi tipo di interventi americano anche dopo i fatti  del 30 Giugno passati alla storia come “la notte dei lunghi coltelli”.  Come e perché Dodd l’ambasciatore viene mandato in Germania. Con l’unica missione di cercare di recuperare i crediti che le aziende e privati cittadini americano hanno nei confronti di aziende e del governo tedesco anche e soprattutto attraverso il “chiudere non uno, ma ambedue gli occhi” sulla violenza che veniva perpetrata ai danni di civili.
Per ultimo il totale disinteresse per la questione ebraica sottomessa agli interessi economici.

Ricordiamoci che nelle elezione a presidente usa successive si presentò candidato Charles Lindenbergh con spiccate simpatie naziste .. a significare l’antisemitismo strisciante nella societe americana

TERZA DI COPERTINA
Questo libro narra della storia vera di William E. Dodd e di sua figlia Martha, un padre e una giovane donna americani che si ritrovano improvvisamente trapiantati dalla loro accogliente casa di Chicago nel cuore della Berlino nazista del 1934. Sessantaquattro anni, snello, gli occhi grigio-azzurri e i capelli castano chiaro, nel 1933 William E. Dodd è un rispettabile professore di storia all’università di Chicago. Mentre siede alla sua scrivania all’università, Dodd riceve una telefonata da Franklin Delano Roosevelt, il presidente degli Stati Uniti, che gli annuncia la sua intenzione di nominarlo a capo della rappresentanza diplomatica americana a Berlino. Ed è cosi che, al loro arrivo, William e Martha si ritrovano ad attraversare una città addobbata di immensi stendardi rossi, bianchi e neri; a sedere negli stessi caffè all’aperto frequentati dalle SS in uniforme nera; a passare davanti a case con balconi traboccanti di gerani rossi; a fare acquisti nei giganteschi empori della città, a organizzare tè, aspirare le fragranze primaverili del Tiergarten, il parco principale di Berlino; ad avere rapporti sociali con Goebbels e Göring, in compagnia dei quali cenare, danzare e divertirsi allegramente; finché, alla fine del 1934, accade un evento che smaschera la vera natura di Hitler e del potere a Berlino, la grande e nobile città che agli occhi di padre e figlia si svela per la prima volta come un immenso Tiergarten, un giardino delle bestie.