La lettrice scomparsa – Fabio Stassi

6275-3Può una parola, a volte, cambiare il corso di un esistenza ?
Qual’è il rapporto che lega il libro al lettore ?

Poi c’è Vince Corso, che deve risolvere il giallo di una condomina scomparsa.
Un novello Guglielmo da Baskerville che non ha mai avuto la possibilità di conoscere a fondo la scomparsa e riesce a captare i messaggi e gli indizi che la Sig.ra Parodi lascia attraverso una lista di libri.

Il romanzo accosta un gialletto al filone dei libri sui libri.
Potrebbe apparire un operazione furbetta, ma Stassi scrive bene e comunque qualche idea di lettura e alcuni riflessioni personali, La storia di wakefield, me le ha fatte fare.

TERZA DI COPERTINA

Un nuovo personaggio letterario, un precario dei nostri giorni che allevia i malanni delle persone consigliando loro buone letture. È così che i libri, i romanzi, la poesia, finiscono di essere pagine e inchiostro e sembrano diventare tutt’altro: medicamenti, terapie, e persino strumenti di indagine nell’oscurità di un delitto.
«Non c’è nessuna coerenza nelle nostre vite» pensa il protagonista di questo romanzo. «Ci siamo solo noi, che la reclamiamo. A creare l’universo non può che essere stato uno scrittore fallito». Ma se è così che stanno le cose, può un essere umano vivere la propria vita come se scrivesse un racconto che qualcuno deve leggere?
Vince Corso è un professore precario, non più giovanissimo. È nato dalla relazione fugace della madre, che lavorava in un hotel a Nizza, con un viaggiatore e, ogni volta che ne sente il bisogno, Vince manda una cartolina al padre sconosciuto all’indirizzo dell’albergo. L’unico ricordo che ha di quell’uomo sono tre libri lasciati nella stanza come un’eredità che gli ha segnato l’esistenza: Vince ora è un’anima di letterato che ha letto forse troppo, convinto che la scrittura sia una strana menzogna capace di manipolare la vita, perché, come dice Céline, «se si immerge un bastone in un lago per vederlo intero bisogna spezzarlo» e per lui i romanzi sono quel lago.
Per sbarcare il lunario, si inventa una professione, la biblioterapia. Qualcuno gli parla del proprio male, nello spirito o nel corpo, drammatico o ridicolo, e Vince gli consiglia un libro come medicina. Da principio lo fa con timidezza ma, poco a poco, si conquista una clientela, fatta di sole donne. E intanto lo prende un’intrigante curiosità per l’enigma del rapporto fatale tra la letteratura e la vita. E quando scopre che la vicina di casa che lo salutava sul pianerottolo è scomparsa, e che il marito è accusato di omicidio, comincia a studiarla attraverso i libri che la donna leggeva e di cui un libraio solitario e saggio aveva conservato traccia nei suoi schedari. Fino a convincersi che quella donna, con la sua scomparsa, sta scrivendo una storia che soltanto lui potrà decifrare. Forse, la verità che emerge da quella lettura-investigazione sarà una mesta vittoria della vita sulla sua adescatrice: la letteratura.
Fabio Stassi è stato ispirato dall’aver curato per questa casa editrice l’edizione italiana di Curarsi con i libri di Berthoud ed Elderkin. Ne è venuto un romanzo avvolto in un’atmosfera di mistero fantastico, pieno di malinconia perché ha a che fare con l’illusorio e l’effimero, carico di intelligenza perché vaga nel labirinto circolare vita-scrittura.

PLAYLIST DEI BRANI NOMINATI DEL LIBRO

Il Weekend – Peter Cameron

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E’ la descrizione di qualcosa di impalpabile a voler essere descritto in questo romanzo breve, la tensione che si sviluppa in un gruppo di amici, subdola, sgradita, inaspettata.
Sulla difficoltà che abbiamo ad esprimere i nostri sentimenti al punto di arrivare ad essere ipocriti.

Descrizione del libro
John e Marian, coppia di facoltosi quarantenni, attendono nella loro villa di campagna l’arrivo di Lyle, critico d’arte di New York, nell’anniversario della morte di Tony, fratello di John e compagno di Lyle per nove anni. Quest’ultimo si presenta però insieme a Robert, ventiquattrenne pittore di origini indiane: circostanza fatalmente destinata a trasformare il placido soggiorno che i tre avevano programmato in una sequenza di momenti imbarazzanti e carichi di tensione. Ma se l’ansiosa Marian sem­bra essere l’unica ad accorgersene e John si chiude in un laconico riserbo, Lyle fa di tutto per apparire disinvolto. Il suo ultimo libro, in cui descrive la pittura contemporanea come «un’arte moribonda», ha avuto un successo di pubblico inaspettato, e grazie all’adorazione del giovane Robert si è di nuovo attaccato «alla speranza, al­l’at­tesa, al­l’idea che la sua vita stia per cambiare». Eppure, come Lyle imparerà a proprie spese, «lo scorrere dei giorni leviga il dolore ma non lo consuma: quello che il tempo si porta via è andato, e poi si resta con un qualcosa di freddo e duro, un souvenir che non si perde mai». È infatti nelle situazioni più ordinarie – una cena in giardino, una nuotata nel fiume accanto alla casa – che l’assen­za di Tony si fa insopportabile, costringendo i tre amici a sollevare il velo di falsa naturalezza che maschera ansie ine­spresse e antichi dolori. Anche in questo romanzo avvolgente Cameron si mostra come pochi capace di dosare satira e introspezione, per condurci fino a quel luogo della coscienza dove si celano le domande più dure, sull’im­possibilità di conoscere una persona come sulla incerta base dei rapporti sociali.

Un feroce ed insaziabile assassino

111166799Omar Marteen, il militante dell’ISIS che ha ucciso oltre 50 persone a Orlando, in Florida, adesso esce fuori che era un frequentatore assiduo non solo di quel Club, ma anche di Chat LGBT. Alcuni vecchi compagni di Università si ricordano di aver ricevuto avances da Omar.
Quindi ? Cosa cambia ? E’ più o meno colpevole ? Anche se commettendo questa strage avesse ucciso l’ombra (l’omosessuale che era in lui) è forse per questo più o meno   colpevole ?
Quello che mi fa arrabbiare è dover trovare un etichetta: ISIS, religione, islam e adesso omosessuale …. come a dire non era uno di noi è diverso da noi.

Perché, invece, non chiamarlo con il nome e con le parole che già esistono in tutte le lingue del mondo:
FEROCE ED INSAZIABILE ASSASSINO

 

La vedova Couderc – Georges Simenon

5a62df76c484d9ac5561ff4548a0406b_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyTorbido e solare. Torbido quando racconta le gelosie dei personaggi. Le piccolezze, le ripicche, i giochini sottotraccia per ritornare/rimanere in possesso di quello che si ritiene un proprio diritto. Giochi di potere in modo squallido.
Solare quando ci racconta la campagna francese dove è ambientata la narrazione.
Una piccola precisazione prima di concludere. Trovo sempre difficile parlare di un libro di Simenon, perché cosa aggiungere alla perfezione. Basterebbe un LEGGETELO

TERZA DI COPERTINA
Un giovane ricco esce di prigione, non sa dove andare: si ritrova – quasi senza accorgersene – a convivere con una matura vedova in una casa di campagna lungo un canale. È un rifugio, una nicchia di innocente, riposante carnalità, da cui guardare con più leggerezza le cose e le persone intorno – un paesaggio immobile, affocato. La promessa di una stasi biologica, di un auspicato torpore della mente. Ma altre donne interverranno a turbare quel precario equilibrio. Si scatena un inferno provinciale, di interessi e recriminazioni. E insieme si accende l’occasione demoniaca per tornare al delitto. A ragione Gide avvicinò questo romanzo allo Straniero di Camus, che apparve in quello stesso 1942. E aggiunse, in una lettera a Simenon: «… ma trovo che il suo libro si spinga molto oltre, pur senza averne l’aria, e quasi inavvertitamente, il che coincide con il livello più alto dell’arte». Rare volte Simenon è riuscito a rendere altrettanto palpabile il peso del destino.

 

Grimbergen Blanche + Progusta IPA

wp-1465810744759.jpegLa Grimbergen è una birra belga d’abbazia dal sapore fruttato.
Questa birra di alta fermentazione è caratterizzata da un colore chiaro, naturalmente torbido, tipico delle bières blanches. La doppia fermentazione le conferisce un gusto rinfrescante e un intenso aroma fruttato e speziato.
Grimbergen Blanche è ottima come aperitivo o in accompagnamento ad antipasti e primi con frutti di mare o ad una grigliata di pesce.

DEGUSTATA presso SURFER JOE

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La Progusta è una IPA (Indian Pale Ale) a volte chiamate anche Bitter Pale Ale.
Profuma di Malto, caramello, Pera e albicocca. Gusto equilibrato e non molto amaro a tratti un gusto piccante ma che non dà per niente fastidio.

BIRRA DEGUSTATA DA: CHEZ UGO

 

Pista Nera – Antonio Manzini

3144-3Cosi come Michele Balestrieri, di Roberto Costantini, anche Rocco Schiavone è disonesto, misogino, antipatico e gode ad infrangere le regole e si considera al di sopra della legge.
Un anti-Montalbano. Gradevole e con tutti gli stereotipi del commissario (anzi no Vice Questore) dei noir.

TERZA DI COPERTINA

Semisepolto in mezzo a una pista sciistica sopra Champoluc, in Val d’Aosta, viene rinvenuto un cadavere. Sul corpo è passato un cingolato in uso per spianare la neve, smembrandolo e rendendolo irriconoscibile. Poche tracce lì intorno per il vicequestore Rocco Schiavone da poco trasferito ad Aosta: briciole di tabacco, lembi di indumenti, resti organici di varia pezzatura e un macabro segno che non si è trattato di un incidente ma di un delitto. La vittima si chiama Leone Miccichè. È un catanese, di famiglia di imprenditori vinicoli, venuto tra le cime e i ghiacciai ad aprire una lussuosa attività turistica, insieme alla moglie Luisa Pec, un’intelligente bellezza del luogo che spicca tra le tante che stuzzicano i facili appetiti del vicequestore. Davanti al quale si aprono tre piste: la vendetta di mafia, i debiti, il delitto passionale. Difficile individuare quella giusta, data la labilità di ogni cosa, dal clima alle passioni alla affidabilità dei testimoni, in quelle strette valli dove tutti sono parenti, tutti perfettamente a loro agio in quelle straricche contrade, tra un negozietto dai prezzi stellari, un bar odoroso di vin brulé, la scuola di sci, il ristorante alla mano dalla cucina divina.
Quello di Schiavone è stato un trasferimento punitivo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. È violento, sarcastico nel senso più romanesco di esserlo, saccente, infedele, maleducato con le donne, cinico con tutto e chiunque, e odia il suo lavoro. Però ha talento. Mette un tassello dietro l’altro nell’enigma dell’inchiesta, collocandovi vite e caratteri delle persone come fossero frammenti di un puzzle. Non è un brav’uomo ma non si può non parteggiare per lui, forse per la sua vigorosa antipatia verso i luoghi comuni che ci circondano, forse perché è l’unico baluardo contro il male peggiore, la morte per mano omicida («in natura la morte non ha colpe»), o forse per qualche altro motivo che chiude in fondo al cuore.

La notte di fuoco – Eric Emmanuel Schmitt

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Era un po’ di tempo che questo libro giaceva fra quelli da leggere. Non avevo mai avuto il coraggio di aprirlo per timore di ritrovarmi fra le mani una cover di “e venne chiamata due cuori” di Marlo Morgan. Poi l’ho aperto e l’ho richiuso solo dopo averlo terminato.
Che cos’è la NOTTE DI FUOCO ? Nel romanzo è il momento nel qual’e l’IO narrante/l’autore scopre la propria fede durante un escursione nel deserto del Sahara.

La “Notte die di fuoco” nel senso più esteso è quel momento, per come la vedo io e per come la mia esperienza mi insegna, è quella fase della vita dove si ha finalmente la forza per mettersi in discussione (rendersi conto di aver bisogno di aiuto) e di iniziare un cammino di rigenerazione.

TERZA DI COPERTINA

Un viaggio nel Sahara si trasforma in una straordinaria avventura mistica.
La notte di fuoco è il racconto di come Schmitt, ateo e filosofo di professione, quindi maestro di razionalità, sia venuto in contatto con qualcosa di infinito che prescinde totalmente dalla ragione e comunica solo attraverso il cuore.
Illuminante.

Febbraio 1989. Un gruppo di escursionisti francesi parte da Tamanrasset per una spedizione di dieci giorni a piedi nel cuore del deserto del Sahara. Oltre ai dieci europei, del gruppo fanno parte una guida tuareg e tre dromedari che trasportano cibo e masserizie. Non si tratta di turisti ordinari, ma di gente motivata: c’è Gérard, il regista che deve girare un film su Charles de Foucauld, mistico del secolo scorso che ha vissuto tanti anni in mezzo ai tuareg; c’è l’astronomo Jean-Pierre, per il quale il deserto è prima di tutto un luogo privo di qualsiasi inquinamento luminoso; c’è Thomas, il geologo… E c’è un giovane scrittore ventottenne, Eric-Emmanuel Schmitt, chiamato da Gérard a scrivere la sceneggiatura del film su Foucauld. Fino a un certo punto il romanzo, autobiografico, ci narra le peripezie e le sorprese dei viaggiatori, la scomodità dei bivacchi, le meraviglie della natura incontaminata. Poi il giovane scrittore si perde, si ritrova da solo, di notte, nel deserto, senza cibo né acqua, quasi senza vestiti, e si chiede se sopravviverà. È il momento culminante dell’avventura, ma non la cosa più importante. Molto più importante è l’esperienza mistica che vivrà quella notte, la rivelazione di qualcosa di infinito e potentissimo che travalica gli orizzonti umani e che lui, per mancanza di altri termini, chiamerà Dio.
La notte di fuoco è il racconto di come Schmitt, ateo e filosofo di professione, quindi maestro di razionalità, sia venuto in contatto con qualcosa di infinito che prescinde totalmente dalla ragione e comunica solo attraverso il cuore. È la storia di una conversione? Diciamo di sì, ma alla maniera di Schmitt…