Le ragazze – Emma Cline

lately_300mTrasfigurazione romanzata della comune che si formò intorno alla figura di Charles Manson nel Sud della California presso il Barker Ranch.
Evie, l’io narrante della storia, riecheggia in continuazione la figura di Linda Kasabian che a differenza dell’originale invece di infatuarsi per il santone si innamora, nella realtà letteraria, di Susanne una delle ragazze che compiranno il massacro.

Scritto bene … perfetto … nessun errore. Godibile.
Quanto siamo disposti a giocarci della nostra vita per ottenere uno sguardo, un po di di considerazione da parti di altri … Quanto il bisogno animale di fare gruppo ci porta o ci potrebbe portare a fare azioni dannose per noi e per gli altri ?

IL LIBRO USCIRA’ IN ITALIA A FINE SETTEMBRE (Probabilmente il 27)

Se proprio vogliamo trovare un difetto a questo libro direi che cerca troppo la perfezione nella forma.

La gemella silenziosa – S.K. Tremayne

10-3252bsettembre
Cosa lascia questo libro dopo la lettura ? Un buona sensazione di ansia e di inquietudine.
Non aspettatevi né misteri, né azione .. se li cercate questo libro non è per voi.
L’unico mistero che aleggia, come un fantasma, su tutta la durate del libro è quello dell’inconscio e del suo funzionamento.

TERZA DI COPERTINA
A Sarah piace il silenzio assoluto della sera che avvolge l’isola di Skye. Le piace muoversi piano nella penombra e accarezzare delicatamente i biondi capelli della sua bambina di sette anni, Kirstie, che si è appena addormentata. Mentre osserva le sue manine che stringono il cuscino, Sarah ripensa a quando quelle mani si stringevano a quelle, identiche, della sorella gemella Lydia. Niente le distingueva: stesse lentiggini, stessi occhi azzurro ghiaccio, stesso sorriso giocoso. Ma, un anno prima, Lydia è morta improvvisamente e ha lasciato un vuoto così grande che ha costretto Sarah e la sua famiglia a fuggire da tutto e da tutti su quell’isola spersa nel mare di Scozia. Lì, tra scogliere impervie e cieli immensi, Sarah sente che lei, la bambina e suo marito Angus potranno forse ritrovare la serenità. Eppure, mentre si avvicina l’inverno, Kirstie è sempre più strana. Diventa silenziosa, riflessiva, improvvisamente interessata a cose che prima non amava. Sempre più simile a Lydia, la gemella scomparsa. Quando un giorno si scatena una violenta tempesta, Sarah e Kirstie rimangono isolate. Nel buio, col solo mugghiare del vento ad ascoltarle, Kirstie alza gli occhi e sussurra: «Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? Io sono Lydia. Kirstie è morta, non io». Sarah è devastata e il tarlo dell’errore comincia a torturarle l’anima.

La preda – Irène Némirovsky

10466188e28889c5de24c93c14a5df4c_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy«Un Julien Sorel all’epoca della crisi»: così venne presentato, alla sua comparsa nelle librerie francesi, il protagonista di questo romanzo. Come l’eroe di Stendhal, Jean-Louis Daguerne non ha che un desiderio: «afferrare il mondo a piene mani», diventare uno di quelli che gestiscono il potere e gli affari. Per riuscirci accetterà di essere umiliato, di mentire, di adulare, di fare il doppio gioco, e persino di tradire il suo unico vero amico. Fino al giorno in cui ritroverà dentro di sé, con stupore e sgomento, «quel desiderio di tenerezza, quel disperato bisogno di amore» che per anni ha dovuto negare e soffocare. Allora cercherà, con una sorta di furioso accanimento, di farsi amare dalla sola donna tra le cui braccia abbia sentito riemergere la propria fragilità di bambino, e si chiederà che senso abbia avuto quella lotta convulsa, rabbiosa, per sottrarsi a un destino di miseria, per intrufolarsi negli ambienti giusti, per avere in mano le carte vincenti. Alla fine, il patto faustiano si rivela una beffa: «Il successo, quando è lontano, ha la bellezza del sogno, ma non appena si trasferisce su un piano di realtà appare sordido e meschino».

APPUNTI DISORDINATI DI LETTURA

Il libro è bello, anche se a volte l’impressione è quella di leggere una némirovsky non al massimo come in altri romanzi. Attualissimo nella descrizione della fame di potere della attuale classe politica italiana.

Le cose che non vogliamo più – Cyan Jones

imagesAPPUNTI DISORDINATI DI LETTURA
Ho scoperto cynan jones alcuni anni fa al festival di Mantova. Il suo racconto mi piacque. Questo libro conferma le aspettative che mi ero fatto. Siamo, tutti, così sicuri di dare il giusto valore (il correttore automatico aveva inserito calore … Sono stato tentato di lasciarlo). Per cosa corriamo? Per cosa ci affanniamo ? Quale successo tentiamo di raggiungere ? Cose effimere e rischiamo di perdere ( e spesso lo facciamo ) le cose importanti per non aver saputo dire scusa, ti voglio bene … Una volta di piu.

Parla di questo il libro ? Boh !
Questo e quello che io ci ho letto e trovato.

TERZA DI COPERTINA
Alan fa il netturbino, disfarsi di quello che la gente non vuole più fa parte della sua quotidianità. Ma ora che è giunto il momento di buttare via tutto ciò che ha costruito nella vita, l’esperienza nel campo non è di alcun aiuto: il suo matrimonio con Fiona sta finendo, e lui deve fare i conti con sensi di colpa e gelosie. Alla sua voce si intrecciano quelle di Callum, il giovane collega patito del biliardo, che attende con ansia la sua prima partita da giocatore professionista, e quella di Suzie, la cameriera della tavola calda affacciata sul mare, che confeziona in sandwich perfetti il suo segreto amore per Alan. È mercoledì, e nel breve tempo che li separa dal sabato, la vita di tutti i personaggi subirà una leggera deviazione: ognuno getterà via qualcosa che gli appartiene. Ambientata in un villaggio di nebbia e sabbia sulla costa inglese, una preziosa parabola sull’abbandono: su come ciò che è stato amato viene ridotto a involucro, nascosto in un angolo e infine buttato. Costruita con una lingua che ricorda il ritmo calmo dell’acqua mentre trascina le cose al largo.

Scimmie e noccioline (75.000 anni fa l’amore)

Già l’acqua inghiotte il sole
ti danza il seno mentre corri a valle
con il tuo branco ai pozzi
le labbra secche vieni a dissetare
Corpo steso dai larghi fianchi
nell’ombra sto, sto qui a vederti
possederti, si possederti… possederti…

Ed io tengo il respiro
se mi vedessi fuggiresti via
e pianto l’unghie in terra
l’argilla rossa mi nasconde il viso
ma vorrei per un momento stringerti a me
qui sul mio petto
ma non posso fuggiresti fuggiresti via da me
io non posso possederti possederti
io non posso fuggiresti
possederti io non posso…
Anche per una volta sola.

Se fossi mia davvero
di gocce d’acqua vestirei il tuo seno
poi sotto i piedi tuoi
veli di vento e foglie stenderei
Corpo chiaro dai larghi fianchi
ti porterei nei verdi campi e danzerei
sotto la luna danzerei con te.

Lo so la mente vuole
ma il labbro inerte non sa dire niente
si è fatto scuro il cielo
già ti allontani resta ancora a bere
mia davvero ah fosse vero
ma chi son io uno scimmione
senza ragione senza ragione senza ragione
uno scimmione fuggiresti fuggiresti
uno scimmione uno scimmione senza ragione

David Gilmour a Pompei

Ieri sera David Gilmour, dopo 45 anni dallo storico film con i Pink Floyd, ha suonato a POMPEI. Il ministro della cultura Franceschini ha lodato l’iniziativa come un grande spot per l’Italia e per Pompei, in particolare, nel mondo.
Alla fine però il concerto è stato un evento per pochi intimi a prezzi esorbitanti.
Visto, caro ministro, che hai concesso l’uso di un “parco archeologico” per attività commerciale … non era meglio chiedere la diretta via TV esclusiva per la RAI in tutto il mondo ? (anche solo per ieri e senza repliche)…. Con una regia esclusiva che alle immagini del concerto alternava quelle di pompei e ricostruzioni di vita ai tempi di ….

Le ho mai raccontato del vento del nord – Daniel Glattauer

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APPUNTI DISORDINATI DI LETTURA

Le ho mai raccontato delle nebbie del Nord-est ?
Come romanzo non diventerà un classico. Pone però delle domande sulla socializzazione nell’era dei Social Network. Gli incontri “virtuali” filtrati dall’anonimato di uno schermo, di una tastiera, permettono o di mettersi completamente a nudo oppure di crearsi una nuova vita (immaginaria).
Quando il filtro scompare e l’incontro diventa reale riusciràa sopravvivere ?
Succede ?

TERZA DI COPERTINA
Un’email all’indirizzo sbagliato e tra due perfetti sconosciuti scatta la scintilla. Come in una favola moderna, dopo aver superato l’impaccio iniziale, tra Emmi Rothner – 34 anni, sposa e madre irreprensibile dei due figli del marito – e Leo Leike – psicolinguista reduce dall’ennesimo fallimento sentimentale – si instaura un’amicizia giocosa, segnata dalla complicità e da stoccate di ironia reciproca, e destinata ben presto a evolvere in un sentimento ben più potente, che rischia di travolgere entrambi. Romanzo d’amore epistolare dell’era Internet, il romanzo descrive la nascita di un legame intenso, di una relazione che coppia non è, ma lo diventa virtualmente. Un rapporto di questo tipo potrà mai sopravvivere a un vero incontro?

7 Luglio 1960 …. la strage dimenticata

« Compagno Ovidio Franchi, compagno Afro Tondelli, / e voi Marino Serri, Reverberi e Farioli / dovremo tutti quanti aver d’ora in avanti / voialtri al nostro fianco per non sentirci soli »

resto
La strage di Reggio Emilia, più nota come morti di Reggio Emilia, è un fatto di sangue avvenuto il 7 luglio 1960 nel corso di una manifestazione sindacale durante la quale cinque operai reggiani, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli, tutti iscritti al PCI furono uccisi dalle forze dell’ordine.
Nota anche con il termine di “fatti di Reggio Emilia”, la strage fu l’apice di un periodo di alta tensione in tutta l’Italia , in cui avvennero scontri con la polizia. I fatti scatenanti furono la formazione del governo Tambroni, governo monocolore democristiano con il determinante appoggio esterno del MSI, e l’avallo della scelta di Genova (città “partigiana”, già medaglia d’oro della resistenza) come sede del congresso del partito missino. Le reazioni d’indignazione furono molteplici e la tensione in tutto il paese provocò una grande mobilitazione popolare.
L’allora Presidente del Consiglio, Fernando Tambroni, diede libertà di aprire il fuoco in “situazioni di emergenza” ed alla fine di quelle settimane drammatiche si contarono undici morti e centinaia di feriti. Queste drammatiche conseguenze avrebbero costretto alle dimissioni il governo Tambroni.
La sera del 6 luglio la CGIL reggiana, dopo una lunga riunione, proclamò lo sciopero cittadino. La prefettura proibì gli assembramenti, e le stesse auto del sindacato invitarono con gli altoparlanti i manifestanti a non stazionare durante la manifestazione. L’unico spazio consentito, la Sala Verdi che aveva una capienza di 600 posti, era troppo piccolo per contenere i 20.000 manifestanti. Un gruppo di circa 300 operai delle Officine Meccaniche Reggiane decise quindi di raccogliersi davanti al monumento ai Caduti, cantando canzoni di protesta.
Alle 16.45 del pomeriggio una carica di un reparto di 350 poliziotti al comando del vice-questore Giulio Cafari Panico, investe la manifestazione pacifica. Anche i carabinieri, al comando del tenente colonnello Giudici, partecipano alla carica. Incalzati dalle camionette, dai getti d’acqua e dai lacrimogeni, i manifestanti cercano rifugio nel vicino isolato San Rocco, per poi barricarsi letteralmente dietro ogni sorta di oggetto trovato, seggiole, assi di legno, tavoli del bar e rispondendo alle cariche con lancio di oggetti. Respinte dalla disperata resistenza dei manifestanti, le forze dell’ordine impugnano le armi da fuoco e cominciano a sparare.
Sul selciato della piazza caddero:
Lauro Farioli (1938), operaio di 22 anni, orfano di padre, sposato e padre di un bambino.
Ovidio Franchi (1941), operaio di 19 anni, il più giovane dei caduti.
Marino Serri (1919), pastore di 41 anni, partigiano della 76a, primo di sei fratelli.
Afro Tondelli (1924), operaio di 36 anni, partigiano della 76a SAP, è il quinto di otto fratelli.
Emilio Reverberi (1921), operaio di 39 anni, partigiano nella 144a Brigata Garibaldi era commissario politico nel distaccamento “G. Amendola”.
I fatti furono cantati in una celebre canzone di Fausto Amodei, dal titolo Per i morti di Reggio Emilia, ripresa anche dal gruppo degli Stormy Six nel loro album “Guarda giù dalla pianura” e, più recentemente, alla base del romanzo di Paolo Nori del 2006 Noi la farem vendetta.

Articolo dal sito dell ANPI