La materia oscura – Michelle Paver

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APPUNTI DISORDINATI DI LETTURA

Una spedizione artica alle isole Svalbard fra la prima e la seconda guerra mondiale. Ne rimane uno solo al campo base durante la lunga notte artica. Farà i conti con i fantasmi reali (quelli che la mente di ognuno di noi crea in situazioni estreme) e quelli irreali (che crede di vedere fuori dal capanno). Sono le paure ataviche del buio e del silenzio che insieme alla solitudine creano disturbi mentali all’unico superstite che tenta di sopravvivere ad ogni costo

Primo romanzo per adulti di un acclamata scrittrice di storie per ragazzi.

TERZA DI COPERTINA

In un giorno del 1937, in un locale londinese vicino allo Strand, Jack Miller, giovane fisico, va incontro al suo destino. Un destino che ha il volto di Algie Carlisle, Hugo Charteris-Black, Teddy Wintringham e Gus Balfour. Giovani come lui, eppure totalmente diversi, poiché non indossano come Jack un misero vestito da sei ghinee, ma pantaloni Oxford e giacca di tweed, e non hanno studiato a Londra, ma a Oxford e a Cambridge. Spinto da una cronica mancanza di quattrini e da una ineliminabile irrequietezza, Jack accetta la proposta dei quattro: fargli da operatore radio in una spedizione tra i ghiacci dell’Alto Artico che, come tutte le avventure concepite da ragazzi inglesi della buona società, viene ammantata di scopi scientifici: studiare la geologia e le condizioni meteorologiche di quella terra estrema. Provveduto agli approvvigionamenti, consultate le mappe e fissato il luogo del campo base, la spedizione ha inizio. Sotto una cattiva stella, tuttavia: il padre di Teddy Wintringham muore e il giovane erede, “terribilmente sconvolto”, prende la decisione di rinunciare all’avventura. Raggiunta la Norvegia, i quattro ragazzi rimasti si imbarcano su una nave capitanata dal signor Eriksson che non esita a mostrare un grave turbamento non appena i giovani inglesi gli indicano la meta da raggiungere: Gruhuken.

Pagina 103

Sto cercando d’imparare a muovermi nell’oscurità senza torcia. Non mi piace il modo in cui il raggio di luce attira lo sguardo, rendendo impenetrabile tutto ciò che sta al di fuori della zona illuminata. Suppongo sia un po’ come quando stai in casa e una lampada accesa ti impedisce di vedere fuori. O meglio, non lo impedisce completamente. E’ graduale: se accendi una lampada sola, riesci a distiguere i cani o il palo per gli orsi. Con due, è più difficile. Con tre, vedi soltanto il riflesso delle lampade nei vetri. E’ un’osservazione banale, lo so, ma in questo momento mi colpisce con una potenza tutta nuova. Non è strano che la luce impedisca di vedere?

Pagina 141

Finora, non mi ero reso conto del mio bisogno assoluto di luce. Non avevo capito che esiste una differenza insormontabile tra l’avere un breve intervallo di “crepuscolo” ogni ventiquattr’ore, e il non averne nessuno. Un’ora di luce, seppure estremamente debole, è sufficiente a confermare una situazione di normalità. Si, ecco la terra, il mare e il cielo. Il mondo esiste ancora. Quando non vedi nient’altro che nero, invece, ti spaventi al punto che cominci a dubitare. Il sospetto s’insinua rapido ai margini della tua mente: forse non c’è niente, oltre quelle finestre. Forse ci sei soltanto tu, in questa casetta, mentre al di là di quei vetri regna l’oscurità. La paura del buio. Prima di venire qui, pensavo riguardasse solo i bambini, che passasse con l’età. Invece, non se ne va mai del tutto. E’ sempre dentro di noi. La paura più antica di tutte. Che cosa c’è in fondo alla grotta?

Pagina 215

La luna si è ridotta a una falce sottile. Il buio è tornato. Una volta pensavo che la paura del buio fosse la più antica del mondo. Forse sbagliavo. Forse, le persone non temono l’oscurità in sé, ma ciò che essa porta con sé. Ciò che nasconde in sé.

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