La donna che visse due – Boileau Narcejac

9788845931048_0_0_1585_80Narra la leggenda che la premiata ditta del noir francese formata da Pierre Boileau e Thomas Narcejeac abbia scritto La donna che visse due volte con uno scopo ben preciso: quello di piacere ad Alfred Hitchcock.

Una scommessa azzardata, indubbiamente (anche se i due non ignoravano che il regista avrebbe già voluto adattare per lo schermo I diabolici, che gli era stato soffiato da Henri-Georges Clouzot). Come tutti sanno, la scommessa fu vinta, e la storia della enigmatica Madeleine, che sembra tornare «dal regno dei morti», diventò quello che la critica ha definito il capolavoro filosofico di Alfred Hitchcock – e uno dei film più amati dai cinéphiles di tutto il mondo. Quando, molti anni dopo, François Truffaut gli chiederà che cosa esattamente gli interessasse nella storia di questa ossessione amorosa che ha la tracotanza di sconfiggere la morte, Hitchcock gli risponderà: «la volontà del protagonista di ricreare un’immagine sessuale impossibile; per dirlo in modo semplice, quest’uomo vuole andare a letto con una morta – è pura necrofilia». Attenzione però: se è vero che ci si accinge alla lettura del libro avendo davanti agli occhi la sagoma allampanata di James Stewart e il corpo di Kim Novak, a mano a mano che ci si inoltra nelle pagine del romanzo le immagini del film si dissolvono e si impone, invece, potentemente la dimensione onirica, angosciosa, conturbante di Boileau e Narcejac, che sanno invischiare il lettore negli stessi incubi ai quali i loro personaggi non riescono a sfuggire fino all’ultima pagina – e anche oltre.

«Sentì il cigolio della porta del camerino, si voltò di scatto ed ebbe la stessa stretta al cuore di quando l’aveva vista al Waldorf, la stessa violenta emozione. Quella che aveva davanti era Madeleine rediviva, Madeleine che lo guardava impietrita, come se lo avesse riconosciuto, Madeleine che adesso avanzava verso di lui, un po’ pallida, con lo stesso sguardo interrogativo e triste che aveva in passato.»

Formicae – Piernicola Silvi

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Ho deciso di leggere questo libro dopo che Arturo, collega libraio, e creatore delle video recensione che trovate più sotto me ne ha parlato con toni entusiasti (e non aveva torto)
Un bel libro, un bel thriller e anche un bel noir. Dove finalmente non si incontrano tutti gli stereotipi tipici di questo genere.
Senza fare spoiler cercherò di spiegare cosa mi è piaciuto.
Intanto la doppia narrazione .. quella dell’investigatore e quella dell’investigato che procedono di pari passo e si intersecano (mi viene in mente Carambole di Hakan Nesser)
Ritmico, avvolgente … oserei direi molto televisivo (qui mi viene in mente Sandrone Dazeri di “Uccidi il Padre”) . Una visione molte reale di tutto quello che sta intorno alla risoluzione di un caso .. giornalisti, talk show, politici …riprodotti molto fedelmente a quello che si vede in tv dopo fatti criminosi.

Un difetto vogliamo trovarlo ?
< un ora dopo> mumble mumble mumble < molto tempo dopo>
Un finale un po troppo americano.

TERZA DI COPERTINA

“Mi chiamo Renzo Bruni e dirigo la seconda divisione dello Sco, il servizio centrale operativo della Polizia di Stato. Fare il poliziotto era quello che volevo. Il mio lavoro è applicare la legge e cerco di farlo nel migliore dei modi. Ho delle storie da raccontare perché ne ho vissute molte. E le ho sofferte tutte”.

La voce al telefono dice che Livio Jarussi, il bambino scomparso da due anni, è vivo e sta bene. Aspetta soltanto di essere riportato a casa, dai suoi genitori. Quando la polizia arriva nel luogo indicato dalla voce anonima, una discarica alla periferia di Foggia, trova una scena sconcertante. Qualcuno ha allestito un terribile quadro rituale. Sepolto malamente tra i rifiuti c’è il corpo di Livio. Sulla misera tomba, come un lugubre ornamento, si alza una croce di legno e ferro. Ciò che rimane di Livio, ormai mangiato dalla terra che lo ha nascosto per due anni, è quasi solo un brandello della felpa che indossava al momento della scomparsa, dove campeggia la scritta Zio Teddy. Una macabra firma.
Per Renzo Bruni, alto funzionario del Servizio Centrale Operativo, il mitico SCO, l’unità investigativa della Polizia di Stato, questo ritrovamento significa tornare a occuparsi del caso che più di ogni altro l’ha tormentato, come poliziotto e come uomo. Per Zio Teddy invece è semplicemente la ripresa di una partita a due, giocata con gli strumenti del male. Ma in questa storia ad alta tensione emotiva, scritta da un maestro italiano del thriller, ciò che a prima vista sembra vero non è detto che lo sia fino in fondo. In questa storia le cose che accadono hanno sempre un lato sinistro. La partita inizia tra i due avversari, infatti, si apre presto a un terzo giocatore, il più feroce, il più sfuggente.
Anche lui, come Bruni, ma per ragioni diverse e inaspettate, vuole che il mostro di Livio e di altri innocenti torni nell’inferno brulicante di formiche che lo ha generato.

F

Storie dal mondo nuovo – Daniele Rielli

41gemn3nvwl-_sy445_ql70_Poco da dire una grande lezioni di giornalismo. Consigliato a chi ha amato
Considera l’Aragosta di David Forster Wallace.

I fantasmagorici rituali – di iniziazione – dei promotori di startup, riuniti in conclave a Londra. I saturnali, al Mugello, di una delle ultime divinità disponibili in Italia, Valentino Rossi. Il matrimonio fra i rampolli di due miliardari indiani – per tacer dell’elefante – nel cuore della Puglia. L’incontro, a New York, con un sopravvissuto alla sua stessa leggenda, Frank Serpico. Il paradiso – o l’inferno – artificiale nella sua versione più aggiornata, il poker online. Non importa da quale ingresso Daniele Rielli decida di entrare nel diorama ibrido e surreale che chiamiamo contemporaneità. Importa come ne racconta, ogni volta, un angolo diverso. E quanto, ogni volta, riesca a farci ridere.

Solo a me sembra una ….

Scopro oggi che.
Ho una ricaricabile con uno dei gestori di telefonia mobile italiana.
Pago tutti i mesi anticipatamente 10,50€ per avere
1000 SMS .
Minuti Illimitati verso tutti
4Gb di navigazione internet in 4G.

Quindi penso, beatamente, che per un mese avrò tutta questa manna dal cielo.
Invece no. Se il credito scende sotto i 0,30€  posso solo chiamare non-ostante abbia già pagato.

Il credito può scendere durante il mese per la ricezione di SMS dalla Banca, Bancomat, Carta di Credito … per servizio a pagamento.

Il disco rotto – Puntata n° 1

Oggi vi propongo questa playlist:

Ma dimmi, amico, ancora ed ancora
Non credi che siamo al principio della fine?
Non capisci quello che sto tentando di dire
E non riesci a percepire i timori che sento oggi?
Se verrà premuto il bottone, non ci sarà nessun posto dove scappare
Nessuno si salverà, il mondo diventerà una tomba


E’ la sera del giorno
Mi siedo e guardo i bambini giocare
Fra le cose che ero abituato a pensare
anche loro pensano che sono giovani
ed arrivano le lacrime

Il marchio dell’inquisitore – Marcello Simoni

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APPUNTI DISORDINATI DI VIAGGIO NELLA ROMA SEICENTESCA

L’ambientazione nella Roma papalina del ‘600, secolo notoriamente passato alla storia come buio, porta al racconto fascino e originalità. La trama è pregna di accadimenti ben studiati, ma spesso può risultare ad un lettore “alle prime armi” non immediata.
Un gran potenziale letterario ed è immaginabile che Fra’ Girolamo Svampa avrà un seguito
non fosse per l’attesa che ingenera nei lettori. Per il modo di investigare mi ha fatto venire, spesso, in mente Sherlock Holmes …. non so perché questo probabilmente me lo farò spiegare direttamente da Simoni la prossima volta che lo vedo.

TERZA DI COPERTINA

Con l’inquisitore Girolamo Svampa, Marcello Simoni inventa una straordinaria figura di detective, qui alle prese con un intricato mistero nella Roma barocca di Urbano VIII.

«Nell’immagine stereotipa che attribuiamo al Medioevo c’è curiosamente molta dell’oscurità che fu del XVII secolo. Ho voluto raccontare la luce del Seicento e il suo buio. Svampa è il personaggio ideale per farlo» – Marcello Simoni

Nella Roma del Secolo di Ferro, a pochi giorni dall’inizio del XIII giubileo, la danza macabra incisa su un opuscolo di contenuto libertino sembra aver ispirato l’omicidio di un religioso. Sul caso viene chiamato a investigare l’inquisitore Girolamo Svampa, nominato commissarius dagli alti seggi della curia capitolina. Ad aiutarlo, tra ritrovamenti di libelli anonimi e strani avvistamenti di un uomo mascherato, ci sono padre Francesco Capiferro, segretario della Congregazione dell’Indice, e il fedele bravo Cagnolo Alfieri. L’indagine, che porta lo Svampa a scontrarsi con personaggi potenti, si rivela subito delicata e pericolosa: prima che si arrivi alla soluzione del mistero ci saranno altri morti. Porta sul collo, impresso a fuoco, il marchio di un roveto ardente. È razionale come uno scienziato, eppure esperto di demonologia e stregoneria. È scostante, abitudinario, con una patologica avversione per la fugacità del presente; per lui esiste solo la certezza inalterabile di ciò che è già accaduto. Con l’inquisitore Girolamo Svampa, Marcello Simoni inventa una straordinaria figura di detective, qui alle prese con un intricato mistero nella Roma barocca di Urbano VIII. Il cadavere di un uomo incastrato dentro un torchio tipografico. Un investigatore, il cui passato è un mistero perfino per lui, alle prese con intrighi politici, segreti ecclesiastici e vendette private. Una vicenda tesissima ambientata nell’Italia del Seicento, dove la diffusione della stampa sta aprendo le prime crepe nelle mura dell’oscurantismo.