Tony e Susan – Austin Wright

Il racconto come metafora della vita

Inizia bene questo romanzo : la vicenda narrata in “Animali notturni ” ha l’irruenza di una storia alla Stephen King mentre le riflessioni di Susan che intervallano le sedute di lettura, ricordano i monologhi alla Mrs Dalloway (Virginia Woolf).. Ma la storia di Tony e dell’aggressore Ray s’impantana, così come le esistenze dei protagonisti in carne ed ossa cui il manoscritto di Edward è liberamente ispirato. Della lettura del libro scritto da Edward, a Susan l’idealista resta l’amarezza di scoprire che il lieto fine non può mai essere gioioso se non nella dimensione del sogno.
Cap. 5 “Tony andrà incontro alla morte o al riscatto? Un goffo lieto fine rovinerebbe tutto ma è difficile immaginare un lieto fine bello”.
È dunque impossibile conoscere fino in fondo il vero autore (Edward) ma Susan può ancora fantasticare su un ideale di uomo (Tony) che alla fine della sua vita si riconcilia con il suo primo amore. Un’amara metafora assimila la scrittura alla vita : gli esseri umani sono sempre dilaniati tra fantasticheria e realtà. La conclusione delle cose nella realtà non coincide mai con l’ideale. Ma il romanzo può provocare una presa di coscienza in chi lo legge. Susan raggiungerà mai Edward? Non lo sappiamo perché ” In un libro il futuro non c’è ” come si dice nel libro stesso.
Dunque le 4 stelle che ho dato riguardano proprio la riflessione metaletteraria : il racconto interno (Ray e Tony) non è perfetto ma a Wright questo non interessa perché è solo un paradigma della vita di ognuno, i dubbi di Tony preso tra la follia di Ray e quella del “giustiziere” Bobby. Il racconto esterno, la ricezione del manoscritto da parte di Susan, anche quella è imperfetta così come il rapporto tra i due ex : nessuno può dare il giudizio finale ne’ sulla vita vissuta ne’ su quella narrata. Il destino è rischiare di vedere frustrate le aspettative in ognuno dei casi. Resta però la grande magia del raccontare, del porsi in discussione. Senza il manoscritto di Edward, oggi Susan non saprebbe mai quanto anche il nuovo compagno l’ha delusa. Questo romanzo ha il grande pregio di rivelare a Susan mentre lo sta scoprendo anche lei, le zone d’ombra del suo PRESENTE, di farla e farci riflettere sul non vissuto e su quelle fantasie che avvelenano l’esistere ma che sono l’unica fonte di momentanea eccitazione. La stessa che ci dà la vita mentre la viviamo.

cap. 7 . “La violenza la elettrizza come gli ottoni in una sinfonia. Susan non ha mai assistito a un assassinio(..).Al sicuro e protetta, Susan vive sull’orlo di una sciagura perché tutto quello che conosce è accaduto, mentre il futuro è ignoto. In un libro il futuro non c’è. Al suo posto c’è la violenza, il brivido”

cap 9 ” (Susan) ricorda la stretta al cuore che ha provato per Tony (…) Ma capisce perché Tony debba morire? Tony era diretto nel Maine e alla fine ci è arrivato (…) Il finale le è piaciuto più di quanto si aspettasse ma non sa se sia giusto…La casa nel Maine le sembra la sua, quella dove Edward era venuto a quindici anni e dopo il loro matrimonio.”
Dunque il sacrificio di Tony è stato necessario per far sì che dalle ceneri delle esistenze ideali, rinasca una sorta di futuro: solo il dialogo (la lettera di Susan a Edward) potrà riaprire i giochi.

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