Agenda Letteraria 30 Giugno

1911: Nasce in Lituania lo scrittore Czeslaw Milosz (Nobel nel 1980)
1916: Muore a Parigi Gaston-Camille-Charles Maspero

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Agenda Letteraria 29 Giugno

1900: Nasce a Lione lo scrittore e aviatore francese Antoine De Saint-Exupery

 

  • «Quando la notte guarderai il cielo, poiché io abiterò in una di esse, e riderò in una di esse, per te sarà come se ridessero tutte le stelle. Avrai stelle che sapranno ridere!» E rise ancora. «E quando ti sarai consolato (poiché ci si consola sempre) sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E ogni tanto aprirai la finestra, così, per puro piacere… E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo. Allora tu gli dirai: “Sì, le stelle mi fanno sempre ridere!”. E penseranno che sei pazzo. Ti avrò fatto un bello scherzetto…» E rise ancora. «Sarà come se, invece delle stelle, ti avessi dato tanti sonagli che sanno ridere…» (Piccolo principe: cap. XXVI, pp. 116-117)

Agenda Letteraria 27 Giugno

1934: Nasce a Parma Alberto Bevilacqua

Si fa presto a dire: quella è una slandra, una donna di rifiuti. Ti mettono la croce addosso e addio, poi fanno le orecchie del sordo. Insomma, non ti ripulisci più perché, l’onestà di andare in fondo alle cose, chi ce l’ha in questa Italia lazzarona, dove tutti, i loro peccati, li nascondono come beni di contrabbando, solo per puntare il dito contro le debolezze degli altri? Questa è la cristiana carità che io conosco, questo il volersi bene dei fratelli…
Io, invece, una di quelle che badano all’apparenza e poi fanno i comodi allo scuro, non lo sono stata mai: l’Irene Corsini, detta Califfa, quello che ha dentro ce l’ha in faccia e costi quel che costi!
Per questo, chi m’incontrava in quei giorni amari, evitava persino di guardarmi, tanto mi si leggeva in faccia quanto mi accanivo sulla tragedia della mia vita:
“Califfa mia,” mi dicevo “sei proprio arrivata in fondo, peggio di così, solo la galera e la morte!…” E pensare, invece, che ancora tanto dovevo aspettarmi dalla vita.

Julian Barnes – Il Porcospino

_il-porcospino-1491509250Romanzo vecchio, ripubblicato ultimamente da Einaudi, uscito ad inizio degli anni 90 e risente degli avvenimenti messi in moto dalla Caduta del muro di Berlino.

Descrizione

«Un piccolo capolavoro di satira politica: convincente, arguto, efferato.» – Robert Harris

«La struttura impeccabile del romanzo costituisce la gabbia nella quale si manifestano personaggi di furiosa energia narrativa.» – The Daily Telegraph

Dopo la caduta del regime comunista in un innominato paese dell’Est europeo, l’ex Presidente Stoyo Petkanov viene sottoposto a giudizio da un governo che si definisce democratico. A condurre il processo nel ruolo dell’accusa è Peter Solinsky, docente di giurisprudenza e figlio di una delle vittime. L’uscita di scena del leader deposto, vero e proprio capro sacrificale, è intesa a purificare decenni di terrore e falsità e a celebrare l’avvento di un nuovo corso della storia. Ma qualcosa si guasta strada facendo, il meccanismo si inceppa, e nel lamento delle pance vuote della nazione si conclude che «spesso la storia è soltanto quello che succede. Solo piú tardi diventa interessante». Il Procedimento Penale Numero 1 ha inizio il 10 gennaio davanti alla Corte suprema. L’ex Presidente di un innominato paese dell’Europa dell’Est arriva sotto scorta militare: una figura bassa, tarchiata, con indosso un impermeabile abbottonato e i suoi soliti occhiali spessi, con le lenti leggermente colorate. Scende dalla Čajka, si leva il cappello e mette in mostra ancora una volta una testa che la nazione non stenta a riconoscere, per via dei numerosi francobolli che l’hanno raffigurato. È Stoyo Petkanov, Presidente destituito e intransigente veterano del partito lealista, finalmente chiamato a rispondere dei propri reati. In aula deve scontrarsi con il Pubblico Ministero Peter Solinsky, figlio di un intellettuale del Partito e vittima del regime. In un paese abituato a nascondere e tacere, la diretta televisiva è una delle tante trovate della pubblica accusa. La popolazione vorrebbe vederlo inchiodato per reati gravissimi – omicidio di massa, tortura, rovina della nazione – ma finirà per essere condannato per reati minori e solo grazie a un sotterfugio. Ispirandosi al modello del romanzo politico, Julian Barnes offre un crudele affresco della transizione che l’Europa dell’Est intraprende con l’emergere di un ordine democratico, ma le differenze tra buona e cattiva ideologia, tra comunismo sovietico e capitalismo occidentale rimangono volutamente sfocate e sul palcoscenico della vicenda si manifesta il rovescio di un presunto mondo nuovo. Solinsky percorre un cammino destinato a condurlo a consapevolezze scomode sul sistema, sulla speranza democratica e, in ultima analisi, su di sé. D’altro canto le parole con le quali il deposto dittatore sfida «il lato banale della virtú» sono acute, taglienti e capaci di rivelare confini fumosi tra il mito stanco del passato e l’illusione fragile del domani, arando solchi di verità moleste anche nei semplici testimoni della Storia.

APPUNTI DISORDINATI DI LETTURA AUDIO RECENSIONE

 

AGENDA LETTERARIA 26/06

1865: Lo storico e critico d’arte statunitense BERNARD BERENSON
Avrei voluto mettermi sulle cantonate col cappello in mano a implorare i passanti perché vi lasciassero cader dentro i loro minuti non adoperati.

1924: Nasce a La Spezia il poeta GIOVANNI GIUDICI

Metti in versi la vita, trascrivi |
fedelmente, senza tacere |
particolare alcuno, l’evidenza dei vivi. ||

Ma non dimenticare che vedere non è |
sapere, né potere, bensì ridicolo |
un altro voler essere che te. ||

Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano |
complicità di visceri, saettando occhiate |
d’accordi. E gli astanti s’affacciano ||

al limbo delle intermedie balaustre: |
applaudono, compiangono entrambi i sensi |
del sublime – l’infame, l’illustre. ||

Inoltre metti in versi che morire |
è possibile a tutti più che nascere |
e in ogni caso l’essere è più del dire.

Agenda letteraria 25/06

1789: Nasce a Saluzzo Silvio Pellico patriota e scrittore

1917: Muore prigioniero in Siberia il poeta ungherese Geza Gyoni

SOLO PER UNA NOTTE

Solo per una notte mandateceli qui:
I faziosi, gli eroi dello zelo.
Solo per una notte:
Quelli che ad alta voce dichiarano: Noi non dimentichiamo
Quando la macchina di morte fa la musica sopra di noi:
Quando invisibile sta per scendere la nebbia,
E mortali rondini di piombo di sparpagliano in volo.

Solo per una notte mandateceli qui:
Quelli cui importano le schegge mentre si spezzano le travi.
Solo per una notte:
Quando assordante comincia a ruggire la granata,
E la terra geme insanguinata come se le aprissero il ventre:
Quando si accende il lampo dei proiettili esplosivi,
E trabocca l’onda di sangue della vecchia Vistola.

Solo per una notte mandateceli qui:
Gli egoisti, che stiracchiano il quattrino.
Solo per una notte:
Quando in mezzo ad un’eruzione di granate
L’uomo turbina come una foglia:
E crolla a terra, oh, cosa atroce,
Ridotto, da eroe splendente, a una carcassa annerita.

Solo per una notte mandateceli qui:
Gli empi e gli speculatori.
Solo per una notte:
Quando si aprono le fauci infuocate dell’inferno,
E sangue cola sulla terra, cola dagli alberi,
Quando uno straccio di tenda si lamenta nel vento,
E il soldato morendo sospira: figlio…moglie…

Solo per una notte mandateceli qui:
I patrioti dalla lunga lingua latrante.
Solo per una notte:
E quando nasce la luce dalla stella accecante,
Che il loro visi si vedano nello specchio del fiume San,
E quando le acque ondeggiando trascinano nuvoli di sangue ungherese
Che loro gridino piangendo: Mio Dio, basta.

Mandateceli solo per una notte,
In modo che ricordino il tormento delle madri.
Solo per una notte:
Che si stringano l’un l’altro atterriti, rabbrividendo:
Che si contorcano, che recitino il mea culpa:
Che si strappino le vesti, che si battano il petto,
Che implorino piangendo: Gesù mio, che cosa ancora?

Che cosa ancora, Gesù mio!? O carne della mia carne,
Quanto sangue mi costa il solo restare in vita!?
Che ciascuno faccia un voto,
E, nel suo orgoglio incredulo, invochi chi non ha mai conosciuto,
Che invochi Cristo, che invochi Dio:
Mai più, mai più contro il mio sangue ungherese,
Solo per una notte mandateceli qui.

Traduzione di RICCARDO VENTURI
Pubblicata su CANZONI CONTRO LA GUERRA

Stefano Antonini -Torna

Intervista rilasciata da Stefano Antonini a RADIO SOUND FERRARA per parlare del suo libro e dei progetti ad esso legati. Progetti che riguardano l’adolescenza e l’accettazione.

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Un padre rientra a casa prima dal lavoro e trova il figlio diciassettenne tra le braccia di un ragazzo. Lo stupore, la rabbia e il dolore gelano ogni sua reazione. Si chiude in camera e riesce a fare solo una cosa: scrivere una lunga e toccante email al figlio. Torna è la lettera che ogni ragazzo rifiutato dalla famiglia avrebbe voluto ricevere, è l’occasione, per ogni genitore incapace di accettare la diversità, di aprire un dialogo con se stessi per trovare quelle risposte che, da soli, è difficile darsi. Torna è la lettera che forse avrebbe evitato il suicidio di molti minorenni che, di diverso, avevano solo la capacità di amare. Torna è anche la risposta di un figlio alle parole di un padre che non ha mai chiuso la porta in faccia alla speranza.

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Exit West – Mohsin Hamid

coverAPPUNTI DISORDINATI DI LETTURA
Cosi come la porte dell’armadio in “Le cronache di Narnia” o la porticina di Alice catapulta i personaggi in un mondo fiabesco … la porta di Exit West trasporta i due personaggi (Saed e Nadia) verso un mondo immaginato e per questo migliore di quello che si lascia per via della guerra e del fondamentalismo religioso.

Moshin attraverso le vicende dei due ragazzi ci racconta la storia di ogni migrante che per disperazione lascia il paese natio per imbarcarsi in un avventura che lo renderà solo e dubbioso fra gente sconosciuta, compresi altri profughi come lui,  che non lo accetta come suo simile perché di colore, credo religioso e politico diverso.

TERZA DI COPERTINA

Nadia e Saeed vogliono tenere in vita il loro amore giovane e fragile mentre la guerra civile divora strade, case, persone. Si narra, però, che esistano porte misteriose che conducono dall’altra parte del mondo, verso una nuova speranza…Mohsin Hamid ha scritto un romanzo tenero e spietato, capace di dare un senso a questi tempi di disorientamento e follia con la potenza visionaria della grande letteratura. Exit West è un libro venuto dal futuro per dirci che nessuna porta può piú essere chiusa.

«In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiú in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un’aula scolastica e non le parlò». Saeed è timido e un po’ goffo con le ragazze: cosí, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Ma la guerra che sta distruggendo la loro città, strada dopo strada, vita dopo vita, accelera il loro cauto avvicinarsi e, all’infiammarsi degli scontri, Nadia e Saeed si scopriranno innamorati. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti, lanci di mortai, sparatorie, la morte appare l’unico orizzonte possibile, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un’altra parte. Inizia cosí il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via. Con la stessa naturalezza dello zoom di una mappa computerizzata, Mohsin Hamid sa farci vedere il quadro globale dei cambiamenti planetari che stiamo vivendo e allo stesso tempo stringere sul dettaglio sfuggente e delicato delle vite degli uomini per raccontare la fragile tenerezza di un amore giovane. In un certo senso Hamid ha ripetuto per l’oggi quello che i classici dell’Ottocento, ad esempio Guerra e pace, hanno sempre fatto: raccontare l’universale della Storia attraverso il particolare dei destini individuali, riportare ciò che è frammentario, l’esperienza del singolo, alla compiuta totalità dell’umano. Hamid ha scritto un romanzo di attualità sconvolgente, capace di dare un senso a questi tempi di disorientamento e follia con la potenza visionaria della grande letteratura. Con Exit West, Mohsin Hamid ha scritto il suo capolavoro.