Il lago – Banana Yoshimoto

6247790_408187APPUNTI DISORDINATI DI LETTURA
I due protagonisti del libri una ragazza, Chihiro,  30 aspirante pittrice e un giovane, Nakajima, ricercatore di medicina compiono, durante la svolgersi degli avvenimenti narrati nel romanzo, un percorso che li porta da una parte ad una maggiore consapevolezza dell essere VIVI e dell essere innamorati. Insieme fanno un percorso parallelo che li porterà da un passato troppo presente e ingombrante a pensare alla possibilità di realizzare un futuro.

Importanti, alla fine della narrazione,  i due fratelli Mino e Chii che vivono in un luogo surreale … IL LAGO … un luogo fantasma, pieno di fantasmi che richiamano un passato
ancora troppo presente. Personaggi che possono sembrare minori, ma che attraverso la loro presenza/assenza segnano in maniera indelebile la storia di Chihiro e Nakajima

TERZA DI COPERTINA
Chihiro ha perso da poco la madre e sta cercando di rifarsi una vita a Tokyo, lontano dalla cittadina di provincia a cui la legano brutti ricordi. Nakajima è tormentato da un passato misterioso che gli impedisce di vivere fino in fondo i propri sentimenti. Mino e Chii vivono in una casa nei pressi di un lago, un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. Il lago è uno dei migliori e più sorprendenti romanzi di Banana Yoshimoto, poetico e inquietante, racconta una storia d’amore inusuale, dove il bisogno di affetto  e comprensione diventano più importanti dei tradizionali cliché di una relazione.

Agenda Letteraria 15 Luglio

1871 nasce a Roma : Ugo Ojetti

È un dimenticato, Ojetti, come in questo Paese lo sono quasi tutti coloro che valgono. Se io dirigessi una scuola di giornalismo, renderei obbligatori per i miei allievi i testi di tre Maestri: Barzini, per il grande reportage; Mussolini (non trasalire!), quello dell’Avanti! e del primo Popolo d’Italia, per l’editoriale politico; e Ojetti, per il ritratto e l’articolo di arte e di cultura. (Indro Montanelli)

Agenda Letteraria 14 Luglio

1916: Nasce a Palermo Natalia Levi Ginzburg

INCIPIT LESSICO FAMIGLIARE
Nella mia casa paterna, quand’ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: – Non fate malagrazie!
Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: – Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! non fate potacci!
Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire.
Diceva: – Voialtri non sapete stare a tavola! Non siete gente da portare nei loghi!
E diceva: – Voialtri che fate tanti sbrodeghezzi, se foste a una table d’hôte in Inghilterra, vi manderebbero subito via.

1982: Muore a Lugano Giuseppe Prezzolini

  • L’italiano è un popolo che si fa guidare da imbecilli i quali hanno fama di essere machiavellici, riuscendo così ad aggiungere al danno la beffa, ossia l’insuccesso alla disistima, per il loro paese. Da molti anni il programma degli uomini che fanno la politica estera sembra riassumersi in questo: mani vuote, ma sporche.
  • I veri italiani sono pochissimi. La maggior parte di coloro che si fanno passare per italiani, sono in realtà piemontesi, toscani, veneti, siciliani, abruzzesi, calabresi, pugliesi e via dicendo. Appena fuori d’Italia, l’italiano torna ad essere quello che è: piemontese, toscano veneto ecc. L’italiano sarà un prodotto dell’Italia, mentre l’Italia doveva essere un prodotto degli italiani.
  • La storia d’Italia è la storia di Spagna e di Francia, d’Alemagna e d’Austria, e in fondo, storia d’Europa. Lo sforzo degli storici per creare una storia d’Italia dimostra come si possa spendere molto ingegno per una causa poco ingegnosa, come accade a quei capitani che si fanno valorosamente ammazzare per una causa infame.
  • L’Italiano è di tanto inferiore al giudizio che porta di se stesso di quanto è superiore al giudizio che ne danno gli stranieri. Le sue qualità migliori sono le ignorate e i suoi difetti peggiori sono i pubblicati da tutta la fama.
  • La famiglia è l’unico aggregato sociale solido in Italia. Il comune è l’unico organismo politico sentito in Italia. Tutto il resto è sentimento generico di classi intellettuali, come la patria; o astrattismo burocratico, come la provincia; o mito vago, che nasconde spinte economiche molto ristrette ed egoistiche, come l’internazionale.
  • Tutto è in ritardo in Italia, quando si tratta di iniziare un lavoro. Tutto è in anticipo quando si tratta di smetterlo.
  • Il tempo è la cosa che più abbonda in Italia, visto lo spreco che se ne fa.

 

 

Io, piccola ospite del Fuhrer – Helga Schneider

9669173Interessante documento sugli ultimi periodi dell terzo reich .
Una testimone oculare ci racconta la Berlino degli ultimi giorni.

TERZA DI COPERTINA
È il Natale 1944: la piccola Helga, suo fratello e alcuni “perfetti bambiniariani” sono ospiti per tre giorni nel bunker di Hitler. In una Berlino ormaidistrutta e in fiamme, emerge lo smarrimento e l’inconsapevole leggerezza deibambini in gita nell’epicentro del terremoto. Un racconto bruciante, dove alvalore della testimonianza si aggiunge l’intensità del ricordo d’infanzia.Helga Schneider è nata in Polonia e cresciuta in Germania e in Austria, paesed’origine dei genitori. Vive a Bologna dal 1963 dove ha svolto attività digiornalista. Scrive in italiano ed è autrice di romanzi.

Agenda Letteraria 13 Luglio

1894: nasce a Odessa Isaak Babel scrittore ucraino 

INCIPIT “L’ARMATA A CAVALLO”
Il comdiv n. 6 ha riferito che Novograd-Volynsk è stata presa oggi all’alba. Lo stato maggiore è uscito da Krapivno ed il nostro convoglio, fragorosa retroguardia, s’è disteso sulla massicciata, sull’inalterabile massicciata che va da Brest a Varsavia e che fu costruita da Nicola I sull’ossa dei contadini.

[Isaak Babel’, L’armata a cavallo, traduzione di Renato Poggioli, Einaudi, 2009. ISBN 9788806197278]

1954: Muore a Coyoacan la pittrice messicana Frida Kahlo

  • Dipingo autoritratti perché sono spesso sola, perché sono la persona che conosco meglio. (Prima della pubblicità su Hallmark Channel)
  • Perché studi così tanto? Quale segreto vai cercando? La vita te lo rivelerà presto. Io so già tutto, senza leggere o scrivere. Poco tempo fa, forse solo qualche giorno fa, ero una ragazza che camminava in un mondo di colori, di forme chiare e tangibili. Tutto era misterioso e qualcosa si nascondeva; immaginare la sua natura era per me un gioco. Se tu sapessi com’è terribile raggiungere tutta la conoscenza all’improvviso – come se un lampo illuminasse la terra! Ora vivo in un pianeta di dolore, trasparente come il ghiaccio. È come se avessi imparato tutto in una volta, in pochi secondi. Le mie amiche, le mie compagne si sono fatte donne lentamente. Io sono diventata vecchia in pochi istanti e ora tutto è insipido e piatto. So che dietro non c’è niente; se ci fosse qualcosa lo vedrei… (da Lettera ad Alejandro Gomez Arias – Settembre 1926, in Lettere Appassionate, edizioni Abscondita, Milano, 2002, p. 26)
  • [Diego Rivera] Dipinge abbastanza bene per essere un ragazzino, ma sono io la grande artista.
He does pretty well for a little boy, but it is I who am the big artist. (da Florence Davies, Wife of the Master Mural Painter Gleefully Dabbles in Works of Art, Detroit News, anni ’30 circa[1])

 

Have i told you lately ?

 

Ultimamente ho detto che ti amo?
Ti ho detto che non c’è nessun altra che te?
Riempi il mio cuore di gioia
Porti via tutta la mia tristezza
Allevi i miei problemi, ecco cosa fai

Per il sole del mattino e tutta la sua gloria
Saluti il giorno con speranza e conforto,
Riempie il mio cuore di allegria
In qualche modo, migliori le cose
Allevi i miei problemi, ecco cosa fai

C’è un amore che è divino
Ed è tuo ed è mio
Come il sole
E alla fine della giornata
Dovremmo rendere grazie e pregare
a quello, a quello

Ultimamente ho detto che ti amo?
Ti ho detto che non c’è nessun altra che te?
Riempi il mio cuore di gioia
Porti via tutta la mia tristezza
Allevi i miei problemi, ecco cosa fai

C’è un amore che è divino
Ed è tuo ed è mio
Come il sole
E alla fine della giornata
Dovremmo rendere grazie e pregare
a quello, a quello

Ultimamente ho detto che ti amo?
Ti ho detto che non c’è nessun altra che te?
Riempi il mio cuore di gioia
Porti via tutta la mia tristezza
Allevi i miei problemi, ecco cosa fai

Porti via la mia tristezza, riempi la mia vita di gioia
Allevi i miei problemi, ecco cosa fai

Porti via la mia tristezza, riempi la mia vita di gioia
Allevi i miei problemi, ecco cosa fai

 

Agenda Letteraria 2 Luglio

1566: Muore Michel de Notre- Dame … AKA Nostradamus astrologo

1961: Muore Ernest Hemingway (premio nobel 1954)
Sul finire dell’estate di quell’anno eravamo in una casa in un villaggio che di là del fiume e della pianura guardava le montagne. Nel letto del fiume c’erano sassi e ciottoli, asciutti e bianchi sotto il sole, e l’acqua era limpida e guizzante e azzurra nei canali. Davanti alla casa passavano truppe e scendevano lungo la strada e la polvere che sollevavano copriva le foglie degli alberi. Anche i tronchi degli alberi erano polverosi e le foglie caddero presto quell’anno e si vedevano le truppe marciare lungo la strada e la polvere che si sollevava e le foglie che, mosse dal vento, cadevano e i soldati che marciavano e poi la strada nuda e bianca se non per le foglie.
Addio alle Armi

BIBLIOGRAFIA

 

Agenda Letteraria 1 Luglio

1909: Nasce a Montevideo lo scrittore Juan Carlos Onetti
i suoi libri li troviamo pubblicato da SUR in Italia

Avrei voluto non avere visto dell’uomo, la prima volta che entrò nel negozio, nient’altro che le mani; lente, intimidite e goffe, con movimenti senza fiducia, affilate e ancora non scurite dal sole, quasi a voler chiedere scusa per il loro gestire disinteressato. Mi fece alcune domande e prese una bottiglia di birra, in piedi all’estremità più in ombra del bancone, con il viso – sullo sfondo del calendario, dei sandali e dei salami imbiancati dagli anni – rivolto verso l’esterno, verso il sole dell’imbrunire e il viola sfumato delle montagne, mentre aspettava l’autobus che lo avrebbe lasciato davanti ai cancelli dell’albergo vecchio.
Avrei voluto non avergli visto altro che le mani, mi sarebbe bastato vederle quando gli diedi il resto dei cento pesos e le sue dita strinsero i biglietti, cercando di ordinarli e, subito, per improvvisa decisione, li appallottolarono e li nascosero con pudore in una tasca della giacca; mi sarebbero bastati quei movimenti sopra il legno pieno di fessure riempite di unto e di sudiciume per capire che non si sarebbe curato, che non aveva nessuna idea da cui trarre la volontà di curarsi.
In genere mi basta vederli, e non ricordo di essermi mai sbagliato; ho sempre formulato i miei pronostici prima di sapere l’opinione di Castro o di Gunz, i medici che abitano in paese, senza altri dati, senza avere bisogno di altro che di vederli arrivare al negozio con le loro valigie e le loro quote diverse di vergogna e di speranza, d’ipocrisia e di sfida.

Brano tratto da GLI ADDII di Onetti

1961: Muore a Mendon lo scrittore francese Louis Ferdinand Celine

È cominciata così. Io, avevo mai detto niente. Niente. È Arthur Ganate che mi ha fatto parlare. Arthur, uno studente, un fagiolo anche lui, un compagno. Ci troviamo dunque a Place Clichy. Era dopo pranzo. Vuol parlarmi. Lo ascolto. “Non restiamo fuori! mi dice lui. Torniamo dentro!”. Rientro con lui. Ecco. “‘Sta terrazza, attacca lui, va bene per le uova alla coque! Vieni di qua”. Allora, ci accorgiamo anche che non c’era nessuno per le strade, a causa del caldo; niente vetture, nulla. Quando fa molto freddo, lo stesso, non c’è nessuno per le strade; è lui, a quel che ricordo, che mi aveva detto in proposito: “Quelli di Parigi hanno sempre l’aria occupata, ma di fatto, vanno a passeggio da mattino a sera; prova ne è che quando non va bene per passeggiare, troppo freddo o troppo caldo, non li si vede più; son tutti dentro a prendersi il caffè con la crema e boccali di birra. È così! Il secolo della velocità! dicono loro. Dove mai? Grandi cambiamenti! ti raccontano loro. Che roba è? È cambiato niente, in verità. Continuano a stupirsi e basta. E nemmeno questo è nuovo per niente. Parole, e nemmeno tante, anche le parole che son cambiate! Due o tre di qui, di là, di quelle piccole…” Tutti fieri allora d’aver fatto risuonare queste utili verità, siamo rimasti là seduti, incantati, a guardare le dame del caffè.

(Viaggio al termine della notte – INCIPIT)