Libri letti nel 2017

 

  1. Canto della pianura – Kent Haruf
  2. Anversa – Roberto Bolaño
  3. Il marchio dell’inquisitore – Marcello Simoni
  4. Storie dal mondo nuovo – Daniele Rielli
  5. La Donna che visse due volte – Boileau & Narcejac
  6. L’apparenza delle cose – Elizabeth Brundage
  7. Come sugli alberi le foglie – Gianni Biondillo
  8. I segreti della via etrusca – Bracci Parlanti
  9. Fore Morra – Diego Di Dio
  10. Crepuscolo – Kent Haruf
  11. Storie assassine – Bernard Quiriny
  12. L’uomo senza volto – Roberto Leonardi
  13. Le nostre anime di notte – Kent Haruf
  14. Una storia nera – Antonella Lattanzi
  15. Il Passaggio – Pietro Grossi
  16. Il Giro del miele – Sandro Campani
  17. L’uomo di casa – Romano De Marco
  18. Chi sta male non lo dice – Antonio Dikele Distefano
  19. La tentazione di essere felice – Lorenzo Marrone
  20. Lo Straniero – Albert Camus
  21. Exit West – Moshin Hamid
  22. Il Porcospino – Julian Barnes
  23. Il Lago – Banana Yoshimoto
  24. Guardami negli occhi – Giovanni Montanaro
  25. Non lasciare la mia mano – Michel Bussi
  26. Di notte sotto il ponte di pietra – Leo Perutz
  27. Il Pipistrello – Jo Nesbo
  28. Solo bagaglio a mano – Gabriele Romagnoli
  29. Annientamento – Jeff Vandermeer
  30. Colazione da Tiffany – Truman Capote
  31. Norwegian Blues – Levi Henriksen
  32. Cacciatori nel buoi – Lawrence Osborne
  33. Valore delle piccole cose – Marco Vozzolo
  34. L’estate che sciolse ogni cosa – Tiffany McDaniel
  35. Atti Umani – Han Kang
  36. Il segreto del voltone – Diego Collaveri
  37. L’ultimo respiro – Luigi Martinuzzi
  38. Gli assalti alle panetteria – haruki Murakami
  39. Nelle terre di nessuno – Chris Offutt
  40. Un’imprecisa cosa felice – Silvia Greco
  41. Dossier Mozart – Nicola Valentini
  42. La notte dei ragazzi cattivi – Massimo Cacciapuoti
  43. American Dust – Richard Brautigan
  44. La ricetta del Dottor Wasser – Lars Gustaffson
  45. Nero Ferrarese – Lorenzo Mazzoni
  46. il Fosso – Herman Koch

Il Fosso – Herman Koch

Questa volta Herman Koch punta la sua penna contro i propri concittadini e la storia che ci racconta è piena zeppa di pregiudizi sociale (contro gli anziani) e razziali (contro tutti coloro che provengono da sud e da est). Una Olanda IPOCRITA dove si condanna un funzionario statale per uno scandalo sessuale, ma si accetta che la fontana che abbellirà il quartiere da poco ristrutturato sia fatta da schiavi cinesi.

Mentre  IL FOSSO che da il titolo all’album è quello che l’interprete principale del libro Robert si scava a forza di rimuginare e di autosuggestionarsi su un ipotetico tradimento da parte della moglie straniera ( e qui si ritorna ai pregiudizi sociali di cui nessuno è immune … e non pensiamo sia un problema solo olandese ).

Oppure chissà il Fosso è quello che grazie all’incomunicabilità si scava grazie al non riuscire a raccontare i suoi timori alla moglie, quando non riesce ad essere vicino alla amico Bernhard malato terminale, quando i genitori decidono di darsi la morte e lui non riesce tutto preso dai suoi pregiudizio (la moglie straniera che lo tradisce con un contadino rivestito)

ALLA FINE IL THRILLER C’E’
(ma come diceva QUELO è dentro di noi e potrebbe essere quello sbagliato)

Un incidente stradale manda all’ospedale il “potenziale” amante della moglie. Una banale caduta di bicicletta (beh tutti gli olandesi vanno in bicicletta)

Koch non ci dice altro se qualcuno ha programmato l’incidente.
Ci racconta i fatti cosi come sono accaduti.
Questo stronzo di scrittore olandese che amo … ci lascia li con i nostri pregiudizi e le nostre ipocrisie a decidere chi è il colpevole.

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TERZA DI COPERTINA

Robert Walter è il sindaco di Amsterdam, la capitale della democratica Olanda. Ha la moglie straniera, ma lui si guarda bene dal dire da quale paese proviene. La gente si nutre di pregiudizi, si sa. Anche in Olanda, dove ognuno può pensarla come vuole, ma dove non è raro sentire dire che quelli, gli stranieri, ce l’hanno nel sangue il furto, la coltellata facile, la tendenza a maltrattare le donne. Del resto, anche lui, Robert, non è mica privo di pregiudizi. Semplicemente, dato il ruolo che ricopre, finge bene. Quando si ritrova in compagnia di persone appartenenti alle varie etnie della città, è capace persino di canticchiare su musiche bizzarre o di mettersi in bocca con le mani un improbabile pezzo di carne. Però, davanti a uno straniero, nulla può togliergli la naturale diffidenza del contadino che vede un estraneo entrare nel suo campo. Da qualche tempo, tuttavia, la sua arte di dissimulare sta andando a farsi benedire. Tutto è cominciato il 16 gennaio, durante la festa per il nuovo anno in cui accorre in comune la crema della città: il capo della polizia, il procuratore capo, gli assessori, il presidente dell’Ajax. Robert stava chiacchierando appunto con quest’ultimo quando, vicino alla porta che dalla sala centrale del municipio conduce ai bagni, ha scorto sua moglie, una birra in mano, fare cin cin con l’assessore Maarten van Hoogstraten. Nulla di male, se poi lei non avesse riso rovesciando indietro la testa, mentre l’assessore le teneva una mano sul gomito e le sussurrava qualcosa all’orecchio. Da quel giorno il sospetto del tradimento della moglie straniera si è impadronito talmente della mente e del cuore di Robert che tutti i suoi pregiudizi si sono scatenati e gli si sono rivoltati contro.

Ma i musulmani festeggiano il Natale ?

Ma gli arabi festeggiano il natale ?
NO
ma gli ebrei festeggiano il Natale ?
SI

Queste sono le notizieche si leggono sui i giornali ben informati

la seconda risposta è errara gli ebrei non festeggiano il Natale. in questi giorni gli ebrei festeggiano il Canukka (non credo si scriva cosi) o festa delle luci ed ha origine in avvenimenti accaduti due secoli prina a nascita di Cristo. Quindi non festeggiano la.nascita di Cristo.

Quindi anche gli ebrei non festeggiano il NAtale. Perché ?
Perché non riconoscono Gesù Cristo come figlio di Dio. Quindi dio fatto uomo.

Ambedue le religioni riconosocno Cristo come profeta. Per gli ebrei è l’ultimo sceso in terra, per i musulmani l’ultimo è Maometto.

Come sei cristiani festeggiassero la natività di Baruc (del quale il 99,9% degli uomini di fede che hanno infestato le chiese ieri sera ne ignorano l’esistenza)

Auguri di natale

Auguro a tutti un Natale sereno e colmo di pace ricordando sempre il famoso detto cinese che dice:
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Non lo trovate commovente?
Soprattutto nel punto in cui dice 汯摩搻獩汰祡戺潬正潭潢, non pensate che sia bellissimo?
E mi raccomando leggete!
Buon Natale e buone storie a tutti.

L’atmosfera natalizia

Io mi domando come si fa ad andare a Messa o al Culto domenicale, a leggere le Scritture (in particolare il Nuovo Testamento), a dirsi cristiani, e poi non farsi portatori del minimo sindacale di umanità verso migranti, senza tetto, poveri, donne sfruttate sessualmente, bambini già nati. Anzi, farsi portatori esattamente dell’opposto, disumanità, rifiuto, paura, guerra, violenza gratuita. Ma il Discorso della montagna, “beati i poveri, beati i portatori di pace”, non lo hanno mai ascoltato? E Matteo 25, “avevo fame, avevo freddo, ero nudo, ero prigioniero” non lo hanno mai letto?
Farisei del XXI secolo, dal presidente USA giù giù fino all’ultimo sindaco di capoluogo della provincia lombarda…
(post dell’amica Sandra Biondo su FB)

Esche Vive – Fabio Genovesi

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In questo libro le vite di tre giovani si intrecciano per caso. I giovani vivono tutti in un piccolo villaggio, dove è difficile immaginare un futuro felice e di successo.
Nessuno di loro è davvero contento della propria vita.
Genovesi racconta la storia in brevi capitoli con diverse prospettive e ci offre uno sguardo sulle vite dei personaggi. Come altri scrittori non evita la cruda realtà.
Il libro ha una partenza incredibile, poi perde velocità, ma poi va avanti a un ritmo veloce.

TERZA DI COPERTINA
Fiorenzo vive a Muglione, profonda provincia toscana fatta di disoccupazione e fossi stagnanti, e non lo si può considerare un ragazzo fortunato: oltre al nome che gli hanno affibbiato, dei due genitori gli resta solo il padre, lunatico proprietario del negozio Magic Pesca ma soprattutto allenatore dell’Unione Ciclistica Muglionese, nel cui vivaio si ostina a cercare un grande campione del futuro. Ma soprattutto, a quattordici anni Fiorenzo ha perso la mano destra per colpa di un petardo, e nonostante abbia saputo reagire con intraprendenza e fantasia, dedicandosi alla musica heavy metal con il forsennato entusiasmo dell’adolescenza, ha dovuto scoprire presto che nella vita “quello che manca conta molto di più di quel che c’è”.

Tiziana invece ha trent’anni, e in comune con Fiorenzo ha solo di essere nata a Muglione. Da dove è scappata dopo il liceo, per laurearsi e frequentare un master all’estero che le ha aperto sfolgoranti possibilità di lavoro. Ma Tiziana ha preso una decisione improvvisa e coraggiosa: tornare a casa, mettere le proprie competenze al servizio della comunità. Il paese di Muglione, in segno di gratitudine, le affida la gestione del locale Informagiovani, che però diventa subito il ritrovo di un gruppo di anziani giocatori di carte, costringendo Tiziana a fare i conti con il proprio senso di inadeguatezza, mentre un amore complicato e dolcissimo arriva a stravolgerle la vita.

E poi c’è Mirko, il Campioncino, il ragazzino prodigio che il padre di Fiorenzo ha scovato per caso in Molise e si è portato a casa perché il suo assoluto talento ciclistico lascia sperare grandi cose. Mirko è un mistero totale, una contraddizione vivente: intelligentissimo ma ingenuo, potenza imbattibile in sella a una bici ma goffo e inerme nel quotidiano, idolo degli appassionati di ciclismo e insieme bersaglio perfetto dei crudeli compagni di scuola. Fiorenzo, Tiziana e il Campioncino, tre mondi lontanissimi che si incontrano per caso in un luogo desolato e improbabile, tre anime che intrecciando i loro destini danno vita a un corto circuito struggente e divertentissimo, amaro e poetico.

Prossima uscita Gennaio 2018 – FRED VARGAS

25299145_518432261857918_2432382274119737650_nIl commissario Jean-Baptiste Adamsberg è costretto a rientrare prima del tempo dalle vacanze in Islanda per seguire le indagini su un omicidio. Il caso è ben presto risolto, ma la sua attenzione viene subito attirata da quella che sembra una serie di sfortunati incidenti: tre anziani che, nel Sud della Francia, sono stati uccisi da una particolare specie di ragno velenoso, comunemente detto reclusa. Opinione pubblica, studiosi e polizia sono persuasi che si tratti di semplice fatalità, tanto che la regione è ormai in preda alla nevrosi. Adamsberg, però, non è d’accordo. E, contro tutto e tutti, seguendo il proprio istinto comincia a scandagliare il passato delle vittime.

Playlist della Serie TV: AMERICANS

Washington, 1981. Philip ed Elizabeth Jennings sono due agenti segreti del KGB, membri del direttorato «S» che riunisce le spie russe attive sotto copertura, illegalmente, all’estero. Nati, cresciuti e addestrati nell’Unione Sovietica, quindici anni prima furono mandati in incognito negli Stati Uniti con l’ordine di spacciarsi per una giovane coppia di americani.

Nonostante il loro matrimonio, durante il quale hanno avuto due figli, fosse inizialmente solo una farsa, con il passare del tempo hanno iniziato a maturare reciprocamente dei sentimenti reali che vengono tuttavia messi alla prova sia dagli sviluppi della guerra fredda, con i loro superiori i quali pretendono interventi sempre più rischiosi pur di riuscire ad acquisire il maggior numero d’informazioni sul nemico, sia dal fatto che Philip, dopo tanti anni vissuti oltreoceano, inizia a sentirsi distante dagli ideali del comunismo, al contrario di Elizabeth ancora fervente sostenitrice della causa sovietica.

A complicare ulteriormente la copertura e i rispettivi rapporti c’è inoltre il fatto che i loro figli, Paige e Henry, ignari della vera identità dei genitori, stanno crescendo come due americani e pertanto vicini ai valori di quel capitalismo che invece la coppia è chiamata a combattere, nonché l’arrivo come nuovo vicino di casa di Stan Beeman, agente dell’FBI chiamato a indagare proprio sulle misteriore spie del direttorato «S».

Nero Ferrarese – Lorenzo Mazzoni

Malatesta_indagini_di_uno_sbirro_anarchico_vol_1_Nero_Ferrarese_Lorenzo_Mazzoni_ebook_Koi_PressLa prima cosa che mi è saltata subito all’occhio è il parallelismo che si può fare fra Pietro Malatesta e Michele Balistreri (Tu sei il male di Roberto Costantini). Ambedue gli investigatori provengono da una storia da picchiatori .. il primo nelle file dei tifosi della S.P.A.L. e con simpatie anarchiche il secondo nei gruppuscoli dell’estrema destra.
Ambedue poco politically correct.
Balistreri nasce nel 2011 con la pubblicazione di TU SEI IL MALE, mentre Pietro Malatesta (che cita Errico Malatesta) nasce nel 2007 e quindi può essere considerato l’archetipo del investigatore politicamente (s)corretto.

Ambientato in una Ferrara intorno al 2010 (lo si deduce dal fatto che Federico Ald

 

rovandi sia già assurto alle cronache italiane) .. non ci parla però di quella Ferrara (anche se i luoghi sono reali e tutti visitabili … ad esclusione del centro Sociale Dazdramir che nel 2008 ha lasciato il posto al Teatro Off).

Sarà che l’ho letto intorno al 12 Dicembre, ma tutti i fatti narrati mi hanno fatto tornare in mente quell’italia dove dopo le stragi del 12 si decise che i responsabili venivano per forza da Sinistra e dalla area della anarchia … il Commissario ferrarese con la sua ostinazione a ricercare solo in una direzione i colpevoli mi ha fatto tornare alla mente Marcello Guida questore di Milano (ex Direttore della Colonia di Confino Politico di Ventotene durante il fascismo) la notte del “volo” di Pinelli da una finestra della questura milanese.
Si legge in un paio di ore e non cambierà la storia della letteratura noir italiana.
A me è piaciuto e mi ha fatto venire la voglia di leggerne altri di libri di questo ispettore e poi, diciamocelo, era gratis su Kobo.