American Dust – Richard Brautigan

“Prima che il vento si porti via tutto…
Polvere…d’ America…polvere”

Libro pubblicato nel 1982 ripercorre in maniera romanzata la vita dello scrittore e in particolare un incidente che ebbe all’età di 12 anni quando per errore sparò ad un amico del fratello.   La vita rurale dell’America pre seconda guerra mondiale, la povertà, una vita semplice segnata dalle stagioni, un vecchio ubriacone che vive con i soldi della sussistenza, una coppia che trasloca tutte le sere sulle rive di un lago per pescare
poi un colpo di vento che si porta via tutto e …. la corsa all’industrializzazione, l’abbandono delle campagne, il consumismo esasperato cancelleranno come polvere la vecchia vita americana.

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Pubblicato negli Stati Uniti nel 1982, quando Brautigan, lontano dai successi dei suoi primi romanzi, lottava contro depressione e alcolismo, American Dust racconta – in un continuo sovrapporsi di piani temporali – la difficile adolescenza della voce narrante: un ragazzo di tredici anni che cresce senza padre nell’Oregon del secondo dopoguerra, vivendo di piccoli espedienti. Finché, sparando alle mele in un frutteto con il suo fucile calibro .22, colpisce accidentalmente e uccide il suo compagno di giochi e avventure, scoprendo così, nel modo più brutale, a quali conseguenze si vada incontro quando si decide di spendere i pochi soldi accumulati rivendendo vuoti di bottiglia per comprare delle cartucce, anziché un sano hamburger americano.
Tra custodi di segherie sempre ubriachi e strane coppie che vanno ogni giorno a pesca portandosi dietro un divano sul quale stare comodamente sedute, tra ragazzine che abitano nell’agenzia di pompe funebri dei genitori e famiglie che cambiano casa ogni sei mesi passando da una roulotte all’altra, Brautigan ci racconta, in pagine di dolorosa, sognante levità, il retaggio di violenza, paura, dolore che si annida nelle pieghe del sogno americano.

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Ristampa Leo Malet in uscita 25 Gennaio

24173850_510431525991325_8000631808781825973_oTorna in libreria uno dei capolavori di Léo Malet: la prima apparizione dell’affascinante Nestor Burma, autentico mito moderno, detective sciupafemmine dalla lingua tagliente. Uno che la pistola ce l’ha ma preferisce usare il cervello.

Un romanzo che non può mancare nelle librerie di chi colleziona la serie, ma anche un’ottima occasione per fare la conoscenza del detective anarchico e delle sue avventure.

Nestor Burma deve scoprire l’assassino di Bob Colomer, suo socio all’agenzia investigativa Fiat Lux. C’è la guerra, Burma è appena tornato dal campo di prigionia e vede per caso Colomer davanti alla stazione di Perrache. Proprio quando i due si riconoscono e stanno per incontrarsi dopo tanto tempo, Colomer cade a terra, freddato da un colpo di pistola. Prima di morire riesce però a sussurrare all’amico un indirizzo: 120, rue de la Gare. Lo stesso che Burma aveva sentito ripetere all’ospedale militare da un prigioniero colpito da amnesia. Sulla scena del delitto c’è una ragazza armata. È lei l’assassina?