In esilio – Simone Lenzi

Quello che ho tenuto in mano in questi ultimi giorni dice che sia un romanzo, ma a me pare di aver letto un altra cosa … un manuale politico. Si un saggio travestito da romanzo umoristico.
Lenzi ci racconta, in salsa italiana e labronica. la perdita delle certezze delle ideologia, ma anche la perdita delle proprie radici in una rincorsa disperata al nuovismo che accumuna le parte radical-chic della sinistra italiana con i seguaci del moVimento che fa democrazia sulla rete

Ma ne ha anche per i tic grotteschi della sinistra-sinistra: «Continueremo a venire al mercatino equo e solidale a salutare i pochi conoscenti che ci restano. Farò grandi sorrisi a tutti, mi complimenterò per le zucchine, per i pomodori a chilometro zero, farò come vuoi tu. Non dirò più a nessuno quello che penso, ovvero che se questa è la vera sinistra, a me della vera sinistra non me ne frega più nulla.  Se la vera sinistra erano queste matte con i figli di otto anni attaccati ai capezzoli, se la vera sinistra erano questi finti barboni che coltivano l’orto sul balcone, se la vera sinistra era questa pappetta di seitan, se la vera sinistra aveva il sapore insapore del tofu, se la vera sinistra era questo sogno di andare in giro scalzi coi piedi sudici, a me della vera sinistra non me ne fregava più nulla e anzi, dissi a mia moglie, sai che c’è? C’è che sono felice di averla fatta finita con la vera sinistra».

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