lettera aperta a chi, come me lavora, in libreria

LETTERA APERTA A CHI LAVORA IN LIBRERIA

Stò pensando a quanto vero e “profetico” fu un articolo di su un vecchissimo numero de Mucchio Selvaggio all’interno di una rubrica, dove si raccontava la vita di libreria vista dal punto di vista di un libraio. Franco, il libraio, diceva, giustamente, che I Librai si sono sempre considerati “operatori culturali” e non semplici venditori di un prodotto. Se fossimo operatori culturali i libri li scriveremo … al limite li criticheremo … certamente non li e-leggeremo.
In fondo il nostro inquadramento sindacale è pari a chi vende Baccalà, mortadella e mutande. Consigliamo Libri come si consigliano mutande e camiciole e come il macellaio conoscendo i suoi clienti e i tagli di carne propone e consiglia ad ognuno quello che ritiene il migliore per ogni esigenza. Dove stà la differenza ? e allora smettiamo di tirarcela cari colleghi.

LETTERA APERTA A CHI LAVORA IN LIBRERIA II – IL RITORNO

Annie Ernaux del suo libro IL POSTO (edito dalla Casa Editrice L’Orma) tratta di un argomento importante a pagina 49 e lo fa parlando del padre e di una delle sue FISSE.

La prima funzione del lavoro DEVE essere quella di migliorare la qualità della vita della comunità. Prima ancora della redistribuzione della ricchezza SOLDI (attraverso il pagamento di stipendi e tasse) la ricchezza che deve essere distribuita deve essere quella della conoscenza, della esperienza, insomma cari colleghi noi dobbiamo fare in modo che al di là dell’inquadramento sindacale dobbiamo mirare ad essere SOCIALMENTE UTILI e a cercare di migliorare anche se per poco la vita a chi si fida di no