la bambola del cisternino – Diego collaveri

Leggo i libri di Diego Collaveri perché sono ambientati a Livorno e leggendoli sento il salmastro e il vento che mi scompiglia i capelli.
Lo leggo perché mi sembra di girare fra strade che conosco e che purtroppo frequento meno di quello che vorrei.

Bello, introspettivo, sociale. Un giallo, un noir che non ha occhi e orecchie per la società che ha intorno è una storia destinata a comparire. In questo romanzo il commissario Botteghi, non-ostante sia dietro ad un traffico di droghe e di armi al plutonio impoverito, non dimentica il caso con cui si apre il libro. Una donna uccisa.
Una donna che viveva ai margini della società. Una donna che riapre nella mente di Botteghi lontane ferite mai rimarginate.

Spero, inoltre, che leggere queste storie faccia venire la voglia di scoprire i tesori nascosti e poco pubblicizzati presenti a Livorno.

TERZA DI COPERTINA
Livorno. L’omicidio di una vecchia prostituta nei pressi del Cisternino risveglia nel commissario Botteghi ricordi sepolti dell’infanzia, tanto da divenire quasi una questione personale. Frustrato per gli scarsi risultati, non molla l’indagine neppure quando il Questore gli impone un caso più risonante. Un imprenditore edile, autore di importanti restauri storici della città, è stato trovato morto nel parco di Villa Corridi. Tra regolamenti di conti, inseguimenti nei sotterranei della città, un misterioso killer e un vecchio traffico di droga, le due indagini finiranno per intrecciarsi tra loro in un sottile gioco di parti, così inaspettato da mettere a dura prova le capacità investigative di Botteghi. Riuscirà il commissario a scoprire l’incredibile verità nascosta all’ombra dell’antico acquedotto Leopoldino? Un malinconico viaggio attraverso storie di vita cui non è concessa redenzione, cullato dalla melodia di una famosa canzone degli anni ’60.