PARLARE da soli – andrés neumann

Un dramma familiare
Tre Voci

PERSONAGGI
MARIO: Un uomo che sto morendo di cancro
ELENA: Sua Moglie
LITO: Il loro figlio di dieci anni

SVOLGIMENTO:
Padre e figlio partono per un viaggio con il camion del padre, cosa che Lito (il figlio) ha sempre sognato di poter fare. La moglie, Elena, rimane a casa.

APPUNTI DISORDINATI DI LETTURA
Tre voci, tre personaggi (ma poi nel corso della lettura ci accorgeremo che i personaggi sono qualcuno di più) .
Le tre voci racconta le tre esistenze ognuna in prima persona
parlando con se stessi, a se stessi. Piano piano ci accorgiamo però che parlano anche all’altro … dove l’altro è quel personaggio invisibile presente in tutti i libri che si chiama LETTORE.

Tre punti di vista, anzi no quattro (il nostro) dove va in scena il dramma di una vita …. la malattia che porta alla morte e al non-ritorno agli affetti.

La voce più bella e la più drammatica è quella di Elena con il suo vissuto di madre, di moglie ,a anche di donna che non vuole invecchiare precocemente:

Mi disprezzo mentre lo penso, ma a volte il corpo di Mario mi fa senso. Faccio fatica a toccarlo almeno quanto lui fa fatica a guardarsi allo specchio. La sua pelle secca. Il suo profilo ossuto. I muscoli flaccidi. La sua improvvisa calvizie. Io mi ero preparata a invecchiare insieme, non a questo. Non ad andare a dormire con un uomo della mia generazione e poi svegliarmi accanto a un anziano prematuro. Che amo ancora. Che non desidero più

Neuman dice in un’intervista che l’idea centrale del romanzo era, da un lato, esplorare i differenti modi che abbiamo di parlare con noi stessi: l’oralità, il pensiero e la scrittura. Ciascuna delle tre voci del romanzo corrisponde a una di queste maniere di rivolgersi alla nostra coscienza.