Chris Offutt – A casa e ritorno

Quando ho deciso di comprare questo libro mi immagino una raccolta di storie ambientate in quella zona ancora “selvaggi” degli Stati Uniti. Poi ho riletto il nome dell’autore e mi è anche sovvenuto che le storie non stesse non avrebbero portato i personaggi a rappresentare il meglio di se stessi.

Offutt, anche in questa raccolta, ci propone delle storie crudeli, crude e brutali. Non sono, però, illuminate da una speciale luce anzi ….ci racconta la violenza che fa parte del mondo di tutti i giorni, dove fare violenza spesso significa arrivare a domani. La violenza, quelle di Offutt, ci racconta che oggi mangi e che quello è l’importante non come l’hai ottenuto. 

TERZA DI COPERTINA
Grande presenza-assenza in tutta la produzione letteraria di Offutt, il Kentucky è il sostrato emotivo che unisce i nove racconti di A casa e ritorno L’attrazione magnetica esercitata dai boschi e dalle colline in cui i protagonisti di queste storie sono nati e cresciuti si traduce ora in vicende lineari, di fughe e ritorni, ora in narrazioni più complesse e indirette. I temi portanti restano però gli stessi: l’impossibilità di andarsene davvero, di lasciare casa; il peso del passato e dei ricordi; l’attrazione irresistibile verso quelle «terre di nessuno», ingrate e crudeli, che si sono radicate a fondo nell’anima di tutti i personaggi.
Ricorrendo a quella portentosa combinazione di realismo minuto e accensioni grottesche e magiche che rappresenta il suo inconfondibile marchio di fabbrica, Offutt racconta storie di camionisti, sceriffi, giocatori d’azzardo, pugili dilettanti ed ex carcerati, uomini e donne che affrontano disastri familiari per ritrovarsi a «crescere figli di altri mentre un estraneo si prende cura dei tuoi»: personaggi indimenticabili nel loro isolamento, nella loro impermeabilità alle regole della convivenza civile, nella durezza che, ben lungi dal cancellarla, cristallizza la forza dei sentimenti e dei legami.

Ho dormito con te tutta la notte – Cristiana Alicata

Non trovo parole per parlare di questo libro tanto l’ho trovato tenero, dolce, pieno di comprensione e perdono … che per proporvelo uso le parole di Cotroneo
Il passato è un mosaico di affetti irrisolti, guerre, armistizi, traslochi e fughe e la ricerca del tempo perduto può essere, a volte, l’unico modo di ritrovarsi. “Una storia che vede una famiglia sfaldarsi e in qualche modo misterioso ricomporsi nel ricordo. Una storia in cui i fantasmi dei vecchi amori ritornano e sono nuove persone, nuove avventure, nuova vita. Una storia di abbandoni, e di ritrovamenti. In questo romanzo Cristiana Alicata ha messo su carta con una sincerità e una grazia speciali il cuore dei suoi personaggi. E dietro di loro ci conduce, un po’ incantati, un po’ dolenti, un po’ persi, dalla prima all’ultima pagina, e ancora oltre. Questa storia, più di ogni altra cosa, è un romanzo che prima non c’era, nelle vostre vite e sui vostri scaffali, e adesso c’è, per rimanere”.

L’amore al tempo della morte – Robert Silverberg

Una interessante raccolta di due racconti. Lo stile di scrittura di Silverberg è minimale, non usa mai una parola in più di quelle che servono per narrare le storie. I tre racconti non hanno nessun tipo di collegamento fra di loro. L’unico è quello di narrare storie di convivenza fra vita e morte.Come sempre non vi racconto la trama … non è del mio mondo e del mio modo di raccontare i libri.
Ogni racconto ci pone davanti a problematiche forti, come la frenesia che prende certe persone per culti religiosi e/o pseudo religiosi, del lungo processo decisionale che porta una persona a scegliere di darsi una morte dolce, di come la morte cambia le persone.
In fondo una grande ed unica narrazione sull’abbandono e sulla difficolta di ogni essere umano di gestire il distacco.

TERZA DI COPERTINA

Questo libro raccoglie due romanzi brevi di Silverberg: entrambi colgono i cambiamenti profondi delle categorie di “vita” e di “morte” nella società contemporanea. Il primo, “L’amore al tempo dei morti”, descrive una realtà prossima in cui i progressi in campo medico permettono a tutti di esprimere nel proprio testamento la volontà di essere “rigenerati” dopo la morte. Il secondo romanzo si intitola “La partenza”. In un mondo in cui l’età media è stata prolungata dalla scienza oltre il limite da molti ritenuto auspicabile, e perciò tormentato da seri problemi di sovrappopolazione, la società non guarda più al suicidio come un gesto moralmente riprovevole ma piuttosto laddove la decisione sia ben poderata – come la scelta naturale, per chi ormai fa parte del passato, di far spazio alle nuove generazioni.

L’altra parte – Alfred Kubin

REPOST + AGGIORNAMENTO MICRORECENSIONE

Provate ad immaginarvi questa scena: Sei sento in salotto a leggere la tua rivista preferita ed ad un certo punto suona il campanello. Ti alzi. Apri la porta. Un uomo ti si pone davanti con una proposta che se accettata cambierà la tua vita.E’ esattamente così che inizia il romanzo di cui parlo oggi .. appunto inizia. Come finisce non ve lo dirò. Presumo che ognuno di Voi faccia dei sogni, ogni tanto, qualche volta ne abbiate fatti anche di bizzarri che piano piano si trasformano in incubi e che vi fanno faticare a risvegliarvi.Ecco questo libro è così.Questo è un libro disturbante.
Ve ne sarete accorti che ogni tanto mi piace leggere libri strani e un po fuori dai normali binari della narrativa mainstream. “L’altra parte” è fuori dalla righe è oltre è il PRIMO LIBRO pubblicato da Adelphi e tende a risucchiare il lettore fin dalla prima pagina e a non lasciarlo andare fino alla fine.
Essere dentro la testa di Alfred Kubin deve essere molto pericoloso e spaventoso … anche solo per la durata della lettura del libro.

TERZA DI COPERTINA
Che cos’è Perla, la città immaginaria di Alfred Kubin, lo scenario del suo unico romanzo? È una città gravata da un mistero permanente, concepita come un mosaico di ruderi, di antichità, di avanzi decrepiti e corrosi del passato, tratti dai più famosi angoli del mondo. È una città artificiale, una messinscena perfetta, nella quale si muove una popolazione di nostalgici, di nevrastenici, di gente che fugge la vita del suo tempo e preferisce crogiolarsi in stati d’animo e sensazioni tra il mistico e l’estetizzante, tra il poetico e il morboso. Ma dietro l’apparente grigiore della vita quotidiana di questa città si nasconde un mistero: un sovrano, un essere inafferrabile e proteiforme tiene sotto il suo magico incantesimo uomini e cose, si insinua in esse facendole diventare mere parvenze, e le accomuna in un unico allucinante e assurdo disegno

Nel vento – Emiliano Gucci

TERZA DI COPERTINA
La “solitudine del maratoneta” con il sottile e spietato ritratto di una condizione di vita, che rende questo romanzo universale: l’estraneità a se stessi, ai propri bisogni più intimi: la necessità della corsa, come smemoratezza, come anestetico. Emiliano Gucci sa costruire un personaggio che sta tutto “nel vento” e nel vento si lascia misurare dalla memoria, dal dolore, dal conforto

MICRORECENSIONE
La fuga, metaforica, dalle proprie disgrazie familiare del protagonista .. attraverso il racconto di una gara di atletica leggeri fra centometristi.