[LIBRO] Sommersione di Sandro Frizziero

L’isola intera è destinata a essere sommersa senza troppe cerimonie, come una vecchia stanca che muore senza disturbare figli e nipoti. E se questo non bastasse, pure la subsidenza la condanna allo sprofondamento, accelerato peraltro dalle piattaforme che al largo delle sue coste succhiano gas dal sottosuolo.

La cosa che mi è piaciuta di più in questo libro è la scelta, da parte dell’autore, di narrare in seconda persona.Come se la voce narrante della storia non fosse una narratore umano, ma l’anima del personaggio principale che ri-percorre una vita dura ruvida malinconica di un uomo che si è autorecluso in una prigione senza speranza di uscita e di incomunicabilità con il mondo esterno.
Un libro sicuramente consigliato a chi abbia voglia di leggere una storia introspettiva (dove l’uomo pescatore invece di gettare l’amo in mare o getta nel suo IO) dura, cruda e completamente ingiusta.
Mi scuso per le ripetizioni, ma se leggerete il libro capirete il perché

La Cinzia, dunque, negli ultimi tempi non ti dava soddisfazione. Incassava le botte passivamente, quasi fossero inutili per rimetterla in riga, e tu rimanevi sempre sorpreso dalla sua capacità di sopportare i colpi, soprattutto le pedate che caricvi con tutta la tua forza centrando le sue cosce o il suo culo da vacca, i punti dov’era più larga insomma, per non sbagliare. Neppure quando usavi la cinta o un mestolo della cucina, lei cadeva. Barcollava, quello sì, come un papero ferito, ma non piangeva nemmeno.

(…) O forse ti sbagli. L’intera umanità vive in un equivoco senza precedenti. Il giudizio universale c’è già stato. Gli uomini sono già stati giudicati e nel mondo  che chiamano mondo, nella vita che chiamano vita, stanno scontando la loro pena. Aveva ragione la nena, la vecchia ambasciatrice del demonio: l’inferno è adesso.

TERZA DI COPERTINA

«In fondo all’Adriatico, a nord, esistono isole filiformi che separano il mare dalla laguna veneta. In una di queste esili terre Sandro Frizziero ha trovato il suo tesoro. Non un forziere di zecchini d’oro, ma qualcosa di infinitamente più prezioso per un romanziere (e dunque anche per noi lettori): uno scrigno di passioni brutali e primarie, di ipocrisia, maldicenza, invidia, avidità; vale a dire, tutti i sinonimi dell’amore malinteso.
Conosco l’Isola a cui si è ispirato l’autore, perciò posso apprezzare quanto l’abbia trasfigurata in una sua potente iperbole poetica, facendola diventare uno stemma di malumori e malamori universali. Un posto da cui si riescono a vedere le stelle del cielo, sì, ma solo perché «sono i lumini di un cimitero lontano».
Sommersione racconta la giornata decisiva di uno dei suoi abitanti – un vecchio pescatore – forse il più odioso; certamente quello che sa come odiare più e meglio di tutti gli altri: la vicina con il suo cane; la moglie morta; la figlia a cui interessa solo la casa da ereditare; i vecchi preti dementi ricoverati in un ospizio; qualche assassino e qualche prostituta; i devoti di un antico miracolo fasullo, inventato per coprire una scappatella; i bestemmiatori che spesso coincidono con i devoti; i frequentatori della Taverna, unico locale dell’Isola oltre all’American Bar, ma di gran lunga preferibile perché «all’American Bar non c’è ancora un sufficiente livello di disperazione».
Su tutto ciò il vecchio pescatore ha rancori da spargere, fatti e fattacci da ricordare; e però gli resta da fare ancora qualcosa che sorprenderà gli abitanti dell’Isola, lettori compresi. Questo romanzo gli dà del tu, perché Frizziero ha il dono dell’intimità con i suoi personaggi, ne è il ritrattista inesorabile. Sotto le sue frasi – o dovrei dire meglio: sotto i suoi precisi e ben dosati colpi di martello – l’umanità resta inchiodata al livello più inerziale dell’esistenza: l’altro nome di quest’Isola, infatti, potrebbe essere Entropia. Una formicolante, disperata, indimenticabile Entropia».
Tiziano Scarpa

«Non sei più sicuro di niente. Anzi, sai che il diavolo ce l’hai proprio in corpo e con il diavolo ti tocca con­viverci. Sai che l’inferno è in questa terra, non ci sono dubbi, e l’Isola ne è una sorta di succursale; una filiale dell’Ade per gente di mare».



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