Dizionario inesistente – Stefano Massini

Se volete leggervi un libro interessante, leggero, intelligente, divertente, istruttivo … DIZIONARIO INESISTENTE di Stefano Massini

Non vi voglio raccontare niente di questo piccolo gioiello

In Tedesco esiste la parola Torschlußpanik, con cui si indica la paura di perdersi gli appuntamenti decisivi della propria vita mentre il tempo ci scivola tra le mani.

In russo la parola TOSKA definisce uno stato d’animo complesso, quella tristezza che ti invade senza un motivo preciso, e ti abbatte quasi fino al dolore fisico.

In Giapponese SHOAGANAI condensa in un solo sostantivo la necessità di procedere senza guardarsi indietro, accettando che tutto quanto possa vere un suo significato ma non rientrare sotto il nostro controllo. e tante altre ancora ….

Attraverso la storia di persone illustri, famose, oppure no Stefano Massini crea dei vocaboli … ma la cosa più importante ci racconta delle storie … ci racconta di noi.

Incipit 1Q84

Nel taxi la radio trasmetteva un programma di musica classica in FM. Il brano era la Sinfonietta di Janáček. Non esattamente la musica più adatta da sentire in un taxi bloccato nel traffico. E del resto nemmeno l’autista sembrava ascoltarla con troppa attenzione. L’uomo, di mezza età, era impegnato a guardare in silenzio la fila interminabile di auto che aveva davanti, come un pescatore provetto che, ritto a prua, scruta un minaccioso gorgo di correnti. Aomame, sprofondata nel sedile posteriore, gli occhi leggermente socchiusi, ascoltava la musica.
Quante persone ci saranno al mondo che, sentendo l’attacco della Sinfonietta di Janáček, possono dire con sicurezza che si tratta proprio della Sinfonietta di Janáček? La risposta potrebbe variare tra <> e <>. Eppure, per qualche ragione, Aomame era in grado di riconoscerla.

Murakami Haruki
1Q84

Sette case vuote – Samanta Schwblin – Sur

“Da quando mi ricordo siamo andati a vedere le case e abbiamo preso fiori e vasi brutti. Di spostare gli annaffiatoi, raddrizzare le cassette della posta, raccogliere le decorazioni troppo pesanti per il prato. Una volta che i miei piedi hanno toccato i pedali, ho preso in mano la macchina. Questo ha dato a mia madre più libertà”.- Niente di tutto questo
Anche se è una raccolta di racconti, l’ultimo libro di Samanta Schweblin provoca un senso di disagio che non è facile da definire, con situazioni per le quali non c’è una spiegazione concreta e mi ha lasciato in uno stato di inquietudine dall’inizio alla fine di ogni storia.
“Sette case vuote” è un libro molto coeso sulle relazioni conflittuali non solo tra genitori e figli ma anche tra vicini, che entrano ed escono dalle case, che si spostano nelle loro immediate vicinanze, che le abbandonano per qualche motivo dopo che l’azione è iniziata all’interno.
“Niente di tutto questo” e “Sempre così in questa casa” sono tra i miei racconti preferiti, dove si può dire che la scrittura di Schweblin è più raffinata e sottile, ma “Il respiro cavernoso”, che segue una vecchia signora con Alzhaimer, è il più straziante nel suo approccio a ciò che è quella realtà.
Ecco a cosa serviva la lista, per rimanere concentrati su ciò che contava. Si rivolgeva ad essa quando si disperdeva, quando qualcosa la spaventava o la distraeva e dimenticava quello che stava facendo.
Era una lista breve:
Riordinare tutto.
Donare l’indispensabile.
Impacchetta le cose importanti.
Concentrarsi sulla morte.
Se si intromette, ignoratelo.-
Il respiro cavernoso