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Morto Stalin, se ne fa un altro

Fantastico! Non solo commedia in questo film che ha del geniale in quanto mette a nudo la commedia del potere mentre ricostruisce in chiave caustica i momenti successivi alla scomparsa del “Compagno Stalin”. I voltafaccia dei funzionari di partito, la follia assoluta dei figli del defunto, il tentativo di occultare l’evidenza della morte mentre si organizza il funerale…si tratta di una tragicommedia, di una satira al vetriolo che smaschera i segreti del regime, i prigionieri dei gulag le torture, mentre mostra il popolo inferocito ma determinato a partecipare alle esequie di Colui che ‘non può essere morto.’ Molto più ricco di spessore di filmetti come Lui è tornato su Hitler o Mussolini, rivela uno spaccato terribile della corruzione e della mancanza di morale dei più stretti collaboratori del despota e di un totalitarismo che tutto consente fuorché la coscienza critica.

Lizzie – Shirley Jackson

Un libro lento rispetto ai precedenti due che avevo letto della Jackson. Per parlare di questo libro trovo che le parole migliori le abbia scritte Alessandro Gnocchi il 27 Aprile nel 2015 in questo suo articolo di cui riporto la parte che parla del libro.

In Lizzie, appena arrivato in libreria, la Jackson scrive un efficace romanzo sulle personalità multiple. Quanti differenti aspetti convivono in noi? Quanto è autentico il nostro «io»? Quanto invece dipende dalle circostanze? L’abulica Elizabeth, scioccata dalla morte della madre e affidata alla grossolana zia Morgen, si scinde in quattro identità in competizione tra loro per conquistare il controllo dell’unico corpo a disposizione. Qual è la «vera» Lizzie? Chi avrà la meglio? Come spesso accade con la Jackson, a un certo punto, difficile stabilire quale, il lettore inizia a sentirsi a disagio. D’accordo, siamo tra Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde e il romanzone psicologico. Oppure no? Suggerisce la Jackson: ogni vita, per proseguire, deve «divorare altre vite». Forse stiamo assistendo proprio a un sacrificio umano, officiato dalla medicina, all’ombra di una strana statua africana torreggiante nell’appartamento di Lizzie. Di sicuro, il lieto fine, anziché rallegrare, gela il sangue nelle vene, e le ultime parole di Elizabeth (Sono felice, so chi sono) suonano più inquietanti che rassicuranti.
QUI il link all’articolo originale

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TERZA DI COPERTINA
Opera della maestra del thriller nero, venerata da Stephen King, Lizzie è il primo grande romanzo delle personalità multiple. La protagonista, Elizabeth Richmond, ventitré anni, i tratti insieme eleganti e a­nonimi di una «vera gentildonna» della provincia americana, non sembra avere altri progetti che quello di aspettare «la propria dipartita stando il meno male possibile». Sotto un’ingannevole tranquillità, infatti, si agita in lei un disagio allarmante che si traduce in ricorrenti emicranie, vertigini e strane amnesie. Un disagio a lungo senza nome, finché un medico geniale e ostinato, il dottor Wright, dopo aver sottoposto la giovane a lunghe sedute ipnotiche, rivelerà la presenza di tre personali­­tà sovrapposte e conflittuali: oltre alla stessa Elizabeth, l’amabile e socievole Beth e il suo negativo fotografico Betsy, «maschera crudele e deforme» che vorrebbe fagocita­re e distruggere – con il suo «sorriso laido e grossolano» e i suoi modi sadici, insolenti e volgari – le altre due.

È solo l’inizio di un inabissamento che assomiglierà, più a che un percorso clinico coronato da un successo terapeutico, a una discesa amorale e spietata nelle battaglie angosciose di un Io diviso, apparentemente impossibile da ricomporre: tanto che il dottor Wright sentirà scosse le fondamenta non solo della sua dottrina, ma della sua stessa visione del rapporto tra l’identità e la realtà.

Alaska di Claudio Cupellini

La tormentatissima storia d’amore tra una giovane modella francese e un cameriere italiano inizia con un crimine. Appena conosciuta Nadine, Fausto si mette nei guai con un cliente dell’hotel in cui lavora e finisce in galera. Da qui in poi i destini dei due s’intrecciano tra contraccolpi del destino e colpi di testa di entrambi. Ottimo cast. Bravissimi i due protagonisti che recitano in francese e italiano. Un film pieno di pugni allo stomaco e scene tenere, una fotografia livida e un ritmo serrato.

Prot da K-Pax

Voglio dirti una cosa, Mark. Una cosa che ancora non sai. Noi k-paxiani abbiamo vissuto abbastanza da averlo già scoperto. L’universo si espanderà, poi tornerà a collassare su se stesso e poi si espanderà di nuovo, ripetendo questo processo all’infinito. Ciò che non sai è che, quando l’universo si espanderà di nuovo, tutto quanto sarà come adesso. Qualunque errore commetterai in questa vita, lo ripeterai nel tuo prossimo passaggio. Ogni errore che commetterai sopravviverà ancora e ancora, per sempre. Quindi il consiglio che ti do è di fare le scelte giuste questa volta, perché questa volta è tutto ciò che hai. (Prot)

Dobbiamo parlare – Sergio Rubini

Commedia dal ritmo brioso che tocca i nervi scoperti dei problemi del convivere e del realizzarsi attraverso la coppia. Ottima prova dei 4 interpreti e in particolare di Isabella Ragonese, il personaggio inizialmente più controllato che esplode in un crescendo teatrale che raramente si vede in una commedia italiana. Due coppie, una altoborghese e l’altra più intellettuale e di sinistra, implodono nel corso di una lunga serata che costringe i 4 ad un bilancio.

locandina
TRAMA
Vanni e Linda sono fidanzati da dieci anni, convivono in un attico a Roma centro. Lui fa lo scrittore, lei è la sua ghostwriter. I loro migliori amici sono Costanza e Alfredo, detto il Prof. Due medici, lei una dermatologa e lui un cardiochirurgo innamorato del suo lavoro. Sono sposati, non hanno figli e gestiscono il loro matrimonio come una Spa.

Costanza scopre improvvisamente che il Prof. ha un’amante, e in preda ad una crisi di panico, irrompe in casa di Vanni e Linda. Inizia così la notte più lunga per i quattro protagonisti che tra litigi, scherzi, risate e ammissioni di colpe metteranno in gioco i loro amori e le loro amicizie.

Le Ricette della signora Toku

locandina
Uno dei film più poetici che abbia mai visto. La fotografia, la sceneggiatura e gli interpreti sono magici. La storia di Toku è una parabola del diverso. Segregata in un sanatorio per il sospetto di contagio da lebbra,Toku sfugge per qualche tempo all’isolamento cui la confina la legge grazie a Sentaro, il gestore di un chiosco di dorayaki. La marmellata di fagioli rossi (han) che prepara Toku si sposa con l’impasto dei dolci donando al chioschetto di Sentaro un attimo di gloria. Ma dietro i due personaggi principali si cela un mondo di sofferenza sommersa. Solo il giovane che ha sperimentato sulla propria pelle il fallimento, comprende appieno la volontà di riscatto della donna. La cucina diventa maestra di vita ed espressione di amore. La vecchia signora ” parla’ alla Natura e finirà per “reincarnarsi” in un ciliegio. È la vecchia signora a essere pazza o …lo siamo noi?

DA WIKIPEDIA
Le ricette della signora Toku (あん An?, lett. “Pasta di fagioli dolce”) è un film del 2015 scritto e diretto da Naomi Kawase, basato sull’omonimo romanzo di Durian Sukegawa. Il film è stato scelto per aprire la sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2015. La pellicola è stata inoltre presentata nella sezione Contemporary World Cinema del Toronto International Film Festival 2015.

Match Point

Chi disse “Preferisco avere fortuna che talento” percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no e allora si perde.