La cura dei dieci minuti – Owen O’Kane

Ci sono situazioni nella vita che ci portano a vivere situazioni sgradevoli sotto forma di una lotta fisica e/o intellettuale. 
Perdiamo il controllo e ci abbandoniamo a un monologo mentale ciclico, demoniaco e sterile. 
Interiorizziamo l’inferno, con conseguenze dannose per la nostra salute mentale e fisica.
Questo libro si propone di dotarci di uno strumento capace di fornirci una guida ogni volta che la vita ci riserva sfide difficili.
Una tempo bastava un Cynar per combattere il logorio della vita moderna, adesso non più.

I bastardi vanno all’inferno – Frédéric Dard

I francesi fanno il ‘noir’ meglio di chiunque altro, e Dard non è nuovo per me e si unisce a quegli altri grandi autori come Georges Simenon e Jean-Patrick Manchette..

La storia è quella di due evasi, Frank e Hal, entrambi in prigione per omicidio. Hanno un rapporto violento, di amore e odio, e sebbene siano buoni amici nessuno dei due crede all’altro quando raccontano per cosa sono in prigione. Gran parte dell’azione si svolge con loro in fuga. È una lettura veloce con un pochi personaggi, i due fuggitivi più un terzo che arriverà alla fine, ognuno dei quali è descritto in maniera quesi perfetta.

Avrebbe potuto essere molto meglio se il prologo fosse stato saltato. L’ impostazione della storia, racconta del poliziotto che cerca di catturare la sua spia e di andare sotto copertura. Senza questo, ci sarebbe stato IL colpo di scena quando la relazione tra i due viene rivelata verso la fine della storia.

Darke – Rick Gekoski – Bompiani

Mi è piaciuto molto.
James Darke è sicuramente il più simpatico misantropo che abbia mai avuto il piacere di incontrare nella lettura di un libro.
È un vedovo, in là con gli anni, e lo incontriamo per la prima volta mentre inizia il processo di barricarsi in casa sua in modo da non dover più interagire con un mondo che è diventato sempre più odioso per lui.
Anche per un misantropo la sua è una reazione estrema, ma la seconda parte del romanzo dà al lettore la ragione del suo voltare le spalle alle altre persone. …
e questa ragione è anche molto commovente.

La seconda parte è un vero tour de force con una scrittura meravigliosamente evocativa.
Il libro è un’esplorazione dell’amore, della perdita e del dolore.
Affronta alcune questioni molto importanti su come viviamo e come moriamo. ma a volte è anche molto divertente.
Gli sproloqui di Darke sono enormemente divertenti, specialmente quando si prende gioco di alcuni grandi nomi della letteratura.

Ho apprezzato tutti i suoi insulti e alcune battute.
Eppure c’è anche empatia e tenerezza e un desiderio di condivisione.
C’è un episodio meraviglioso in cui fa da babysitter a suo nipote. Difficile mantenere la sua misantropia di fronte a un bambino piccolo che passa la notte. Perché dietro tutto il suo disprezzo e la rabbia e il risentimento c’è un uomo buono, capace di amare, e se leggete il libro fino alla fine lo troverete

Dizionario inesistente – Stefano Massini

Se volete leggervi un libro interessante, leggero, intelligente, divertente, istruttivo … DIZIONARIO INESISTENTE di Stefano Massini

Non vi voglio raccontare niente di questo piccolo gioiello

In Tedesco esiste la parola Torschlußpanik, con cui si indica la paura di perdersi gli appuntamenti decisivi della propria vita mentre il tempo ci scivola tra le mani.

In russo la parola TOSKA definisce uno stato d’animo complesso, quella tristezza che ti invade senza un motivo preciso, e ti abbatte quasi fino al dolore fisico.

In Giapponese SHOAGANAI condensa in un solo sostantivo la necessità di procedere senza guardarsi indietro, accettando che tutto quanto possa vere un suo significato ma non rientrare sotto il nostro controllo. e tante altre ancora ….

Attraverso la storia di persone illustri, famose, oppure no Stefano Massini crea dei vocaboli … ma la cosa più importante ci racconta delle storie … ci racconta di noi.

Incipit 1Q84

Nel taxi la radio trasmetteva un programma di musica classica in FM. Il brano era la Sinfonietta di Janáček. Non esattamente la musica più adatta da sentire in un taxi bloccato nel traffico. E del resto nemmeno l’autista sembrava ascoltarla con troppa attenzione. L’uomo, di mezza età, era impegnato a guardare in silenzio la fila interminabile di auto che aveva davanti, come un pescatore provetto che, ritto a prua, scruta un minaccioso gorgo di correnti. Aomame, sprofondata nel sedile posteriore, gli occhi leggermente socchiusi, ascoltava la musica.
Quante persone ci saranno al mondo che, sentendo l’attacco della Sinfonietta di Janáček, possono dire con sicurezza che si tratta proprio della Sinfonietta di Janáček? La risposta potrebbe variare tra <> e <>. Eppure, per qualche ragione, Aomame era in grado di riconoscerla.

Murakami Haruki
1Q84

Sette case vuote – Samanta Schwblin – Sur

“Da quando mi ricordo siamo andati a vedere le case e abbiamo preso fiori e vasi brutti. Di spostare gli annaffiatoi, raddrizzare le cassette della posta, raccogliere le decorazioni troppo pesanti per il prato. Una volta che i miei piedi hanno toccato i pedali, ho preso in mano la macchina. Questo ha dato a mia madre più libertà”.- Niente di tutto questo
Anche se è una raccolta di racconti, l’ultimo libro di Samanta Schweblin provoca un senso di disagio che non è facile da definire, con situazioni per le quali non c’è una spiegazione concreta e mi ha lasciato in uno stato di inquietudine dall’inizio alla fine di ogni storia.
“Sette case vuote” è un libro molto coeso sulle relazioni conflittuali non solo tra genitori e figli ma anche tra vicini, che entrano ed escono dalle case, che si spostano nelle loro immediate vicinanze, che le abbandonano per qualche motivo dopo che l’azione è iniziata all’interno.
“Niente di tutto questo” e “Sempre così in questa casa” sono tra i miei racconti preferiti, dove si può dire che la scrittura di Schweblin è più raffinata e sottile, ma “Il respiro cavernoso”, che segue una vecchia signora con Alzhaimer, è il più straziante nel suo approccio a ciò che è quella realtà.
Ecco a cosa serviva la lista, per rimanere concentrati su ciò che contava. Si rivolgeva ad essa quando si disperdeva, quando qualcosa la spaventava o la distraeva e dimenticava quello che stava facendo.
Era una lista breve:
Riordinare tutto.
Donare l’indispensabile.
Impacchetta le cose importanti.
Concentrarsi sulla morte.
Se si intromette, ignoratelo.-
Il respiro cavernoso

Prima persona singolare – Haruki Murakami

Come tutti i classici romanzi/racconti di Murakami si basano principalmente su eventi passati che, consciamente o inconsciamente, finiscono per plasmare il personaggio.
Ho trovato, durante, la lettura alcune citazioni ad autori famosi per esempio in “Confessioni di una scimmia di Shinagawa” ho colto un omaggio a Franz Kafka e il suo racconto “Un rapporto per un accademia”.
Nel racconto “Charlie Parker plays Bossa Nova” dove un giovane scrittore crea una falsa recensione di un disco mai esistito mi ha fatto ricordare un po’ la Bolaniana “Letteratura nazista in America”

In tutti i racconti mi e piaciuta confusione di linee tra immaginazione e realtà.

Murakami è un grande scrittore, dobbiamo anche ringraziare la traduttrice italiana Antonietta Pastore per il lavoro svolto.