L’incanto del pesce luna – Ade Zeno

Se tua figlia fosse guarita molti anni fa, se a un certo punto avessero trovato una cura, le cose sarebbero andate in modo diverso?
Penso proprio di sì.
Avresti smesso di lavorare per me, ad esempio.
Probabile. 
Magari tua moglie sarebbe tornata a casa.
Difficile dirlo.
Avreste ricostruito la vostra vita pezzo dopo pezzo, una nuova esistenza tutta da inventare. E tu ti saresti ingegnato per dimenticare quello che hai fatto.
Quello che ho fatto lo ha fatto per Inès (la figlia, ndr)
Ne sei sicuro?
[…]
Ricordi quello che ti ho detto a proposito della fame, quella malattia che vive dentro di noi e non conosce pace? […] Se a suo tempo ho voluto sceglierti come collaboratore, è perché l’essenza della tua fame mi sembrava identica alla mia. Te lo si leggeva negli occhi che eri come me.

Come spesso faccio e ribadisco anche adesso ritengo la lettura una sorta di auto-analisi che ci smuove qualcosa e parla al nostro inconscio.
Quindi può darsi che il libro che io ho letto sia diverso da quello che avete letto voi o che leggerete se queste righe vi incuriosiranno.

Iniziamo con gli appunti disordinati di lettura …

Il male, ma non quello con la M maiuscola delle grandi guerre, delle dittature …
quello più sottile, quello che ci aveva descritto bene Hannah Arendt nella banalità del male. Quando facciamo cose che sappiamo benissimo che non saranno accettate dalle persone che ci stanno vicino. Ci piace farle e sappiamo che non sono giuste. Cerchiamo mille modi per giustificare il nostro atteggiamento e allora diciamo che lo facciamo per un motivo alto che ai nostri occhi dovrebbe coprire le nefandezze dall’azione.

Ci mette di fronte alle illusioni e alle fantasie che ci creiamo giornalmente a quanto riusciamo ad autossugestionarci al punto che crediamo di essere quelli che “pensiamo” di essere invece di quelli che “realmente” siamo.
Di come rimaniamo intrappolati in questa sorta di finta-realtà che ci creiamo, fino a quando non riusciamo a prendere coscienza di quanto ci siamo ingannati e abbiamo iniziato ad accettare la nostra debolezza, impotenza, errori e di quanto siamo crudeli.

TERZA DI COPERTINA

Gonzalo fa un mestiere insolito. Impiegato come cerimoniere presso la Società per la Cremazione di una grande città, si occupa di organizzare e presiedere funerali laici nella Sala del Commiato dell’antico Cimitero Monumentale. Nel corso dei dodici anni passati al Tempio Crematorio gestisce con passione e professionalità migliaia di riti funebri.
È sposato con Gloria, conosciuta fra i banchi universitari, e ha una figlia, l’adoratissima Inés, che all’età di otto anni cade in uno stato di coma profondo a causa di una misteriosa malattia. Confinato fra le mura di una stanza d’ospedale, il destino di Inés è appeso a un filo. Tra padre e figlia si instaura un dialogo silenzioso, fatto di presenza e di musiche ascoltate insieme. Tra queste, le canzoni e il tip tap di Gene Kelly, l’unico in grado di indurre sulle palpebre di Inés quello che sembra un accenno di vitalità.
La speranza, sempre più labile, di trovare una cura in grado di svegliarla, un giorno viene inaspettatamente riaccesa da Malaguti, uomo equivoco e affascinante che propone a Gonzalo di lavorare per lui, o meglio per la sua anziana padrona. In cambio della promessa di ricoverare Inés in una clinica esclusiva, Gonzalo  abbandona la vecchia occupazione per passare alle dipendenze della Signorina Marisòl.
Capostipite di una potente famiglia, la donna vive in una grande villa in collina, senza mai uscire dalla sua camera da letto. Il suo aspetto è quello di una nonnina decrepita, ma una volta alla settimana la sua natura mostruosa le impone di divorare carne umana. Ormai troppo debole per procacciarsi cibo da sola, ha bisogno di un assistente in grado di cercare e condurre da lei le vittime sacrificali.
L’impresa non è semplice, gli ostacoli sono molti, e Gonzalo dovrà fare i conti non soltanto con il desiderio di salvare la figlia, ma anche con il bisogno di redimersi. E sarà proprio l’anziana Marisòl ad aprirgli gli occhi, insinuando il dubbio che anche lui sia un mostro come lei, come tanti, e come tutti illuso che i semi della mostruosità dimorino sempre altrove.
L’incanto del pesce luna è un romanzo di una forza visionaria fuori dal comune. Ha il cinismo più feroce, ed è al contempo gravido di delicatezza e commozione. Ade Zeno, tra i migliori narratori italiani della sua generazione, ha scritto un libro spericolato e malinconico sul confine tra ciò che conosciamo e ciò che ci spaventa. Tra quelli che sono i morti ancora vivi, e i vivi che hanno smesso di esserlo da un po’. Tra i mostri che escono allo scoperto, e quelli che dicono di essere normali.

Bar Giubbe Rosse Firenze

Centro storico di Firenze, quattro uomini irrompono al caffè Le Giubbe Rosse, chiedendo informazioni sul noto critico artistico-letterario Ardengo Soffici. “E’ lei Ardengo Soffici?” Fu l’ultima frase prima del caos. Alla risposta affermativa dello scrittore fiorentino volò il primo schiaffo e il fuoco della passione culturale, divampò.

Scena raccontata anche nel libro:
COME SUGLI ALBERI LE FOGLIE
Di Gianni Biondillo
Guanda editore

[LIBRO] Cani neri – Ian McEwan

La verità è che ci amiamo, non abbiamo mai smesso,per noi è un’ossessione.Solo che abbiamo fallito in un punto. Non siamo riusciti a vivere. Non abbiamo saputo mettere da parte l’amore, ma nemmeno piegarci al suo potere. 

Un altro libro di McEwan sulle persone che si amano, ma che in qualche modo non riescono a stare insieme.

Qui le coppia di amanti inizia il matrimonio con un atteggiamento idealista, due comunisti britannici con l’ambizione di cambiare il mondo.
Il marito rimane politicamente attivo, dedito a varie cause anche dopo aver abbandonato il comunismo.
La moglie ha un’esperienza con dei cani neri durante la luna di miele, che la porta alla ricerca della verità spirituale.
I cani neri e altre scene di pericolo aggiungono un inaspettato elemento di orrore. Le convinzioni divergenti della coppia è credibile e triste.

Mi piacciono gli argomenti teologico/politico.
Mi è piaciuto vedere queste due mentalità confrontarsi nel corso del libro.

“In vita mia ho scoperto soltanto questo: che il cambiamento è possibile, realizzabile. Senza una rivoluzione interiore, per quanto lenta, tutti i nostri grandi progetti non hanno alcun senso. Se davvero desideriamo essere in pace gli uni con gli altri è su noi stessi che dobbiamo agire. Non sto dicendo che succederà. E’ molto probabile il contrario. Dico solo che è la nostra unica speranza.”

Tutto ciò crea un mix sorprendente. Un po’ di romanticismo, un po’ di orrore, intrighi politici, teologia.
Non sono sorpreso che McEwan sia riuscito ad inserire “tanta roba” in cosi poche pagine.

“Stai pensando che sono una svitata, lo vedo, ma non fa niente. Io so che è così. La natura umana, il cuore, lo spirito, l’anima dell’uomo, la sua stessa coscienza-chiamala come ti pare- alla fine sono le sole realtà sulle quali c’è dato di lavorare. Devono crescere, espandersi, altrimenti la nostra infelicità non diminuirà mai. In vita mia ho scoperto soltanto questo: che il cambiamento è possibile, realizzabile. Senza una rivoluzione interiore, per quanto lenta, tutti i nostri grandi progetti non hanno alcun senso. Se davvero desideriamo essere in pace gli uni con gli altri, è su noi stessi che dobbiamo agire. Non sto dicendo che succederà.E’ molto più probabile il contrario. Dico solo che è la nostra unica speranza. Se dovesse verificarsi, e potrebbero volerci intere generazioni, il bene che ne verrebbe sarebbe in grado di plasmare il mondo in modo imprevedibile, sottraendolo al controllo di qualunque popolo o ideologia…”



TERZA DI COPERTINA

Jeremy ha perso entrambi i genitori a otto anni. Da allora è andato sempre alla ricerca di una famiglia ideale, distante da quanto era rimasto della sua: una sorella sbandata legata a un uomo violento, con una figlia destinata a seguire la sua strada. La cerca prima nelle famiglie dei compagni di scuola, membri della colta borghesia inglese. E pensa poi di averla trovata negli affascinanti genitori della moglie. Eppure anche nel loro passato c’è un buco nero che li ha segnati nel profondo per tutta la vita. McEwan scava con la sua precisione da chirurgo nelle vene aperte dell’Europa, per mostrarci le sue speranze, le sue illusioni e i suoi orrori. Una storia di uomini qualunque, capace di rivelare il cuore oscuro di un secolo

24 Settembre

📰 Accade oggi

Il 24 settembre 1896 a Saint Paul, in Minnesota, nasceva Francis Scott Fitzgerald.

Scrisse Il grande Gatsby all’età di 28 anni e il libro fu pubblicato per la prima volta a New York nel 1925.

Per ricordarlo, vi proponiamo le frasi più belle tratte dal suo bellissimo romanzo:

“𝑈𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑖 𝑟𝑎𝑟𝑖 𝑠𝑜𝑟𝑟𝑖𝑠𝑖 𝑑𝑜𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑒𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎 𝑟𝑎𝑠𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑐h𝑒 𝑠’𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑡𝑡𝑟𝑜 𝑜 𝑐𝑖𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎. 𝐹𝑟𝑜𝑛𝑡𝑒𝑔𝑔𝑖𝑎𝑣𝑎 – 𝑜 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎𝑣𝑎 𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑒𝑔𝑔𝑖𝑎𝑟𝑒 – 𝑙’𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑜 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑒𝑠𝑡𝑒𝑟𝑖𝑜𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑢𝑛 𝑖𝑠𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒, 𝑒 𝑝𝑜𝑖 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑣𝑎 𝑠𝑢 𝑑𝑖 𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛 𝑖𝑟𝑟𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑔𝑖𝑢𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑎 𝑡𝑢𝑜 𝑓𝑎𝑣𝑜𝑟𝑒.”

“𝐸𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑒 𝑓𝑢𝑜𝑟𝑖, 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜𝑟𝑎𝑛𝑒𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑛𝑐𝑎𝑛𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑝𝑖𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙’𝑖𝑛𝑒𝑠𝑎𝑢𝑟𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑣𝑎𝑟𝑖𝑒𝑡à 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎.”

“𝑃𝑒𝑟 𝑢𝑛 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑟𝑎𝑠𝑒 𝑐𝑒𝑟𝑐ò 𝑑𝑖 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑚𝑖𝑒 𝑙𝑎𝑏𝑏𝑟𝑎, 𝑠𝑜𝑐𝑐h𝑖𝑢𝑠𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑚𝑢𝑡𝑜, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑒 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑜 𝑙𝑜𝑡𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑝𝑖ù 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑓𝑖𝑙𝑜 𝑑’𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎𝑟𝑚𝑎𝑡𝑎. 𝑀𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑒𝑚𝑖𝑠𝑒𝑟𝑜 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛 𝑠𝑢𝑜𝑛𝑜, 𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐h𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡ò 𝑖𝑛𝑒𝑠𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒.”

“𝐸𝑟𝑎 𝑖𝑙 𝑡𝑖𝑝𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑐𝑒 𝑐h𝑒 𝑙𝑒 𝑜𝑟𝑒𝑐𝑐h𝑖𝑒 𝑠𝑒𝑔𝑢𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑒 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 𝑓𝑜𝑠𝑠𝑒 𝑢𝑛 𝑎𝑟𝑟𝑎𝑛𝑔𝑖𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑡𝑒 𝑐h𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑒𝑟𝑟à 𝑚𝑎𝑖 𝑝𝑖ù 𝑠𝑢𝑜𝑛𝑎𝑡𝑜.”

“𝑁𝑜𝑛 𝑐’è 𝑓𝑢𝑜𝑐𝑜 𝑛é 𝑔𝑒𝑙𝑜 𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑎 𝑠𝑓𝑖𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑖ò 𝑐h𝑒 𝑢𝑛 𝑢𝑜𝑚𝑜 𝑝𝑢ò 𝑎𝑐𝑐𝑢𝑚𝑢𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒.” .

📚 Il grande Gatsby

[LIBRO] Sommersione di Sandro Frizziero

L’isola intera è destinata a essere sommersa senza troppe cerimonie, come una vecchia stanca che muore senza disturbare figli e nipoti. E se questo non bastasse, pure la subsidenza la condanna allo sprofondamento, accelerato peraltro dalle piattaforme che al largo delle sue coste succhiano gas dal sottosuolo.

La cosa che mi è piaciuta di più in questo libro è la scelta, da parte dell’autore, di narrare in seconda persona.Come se la voce narrante della storia non fosse una narratore umano, ma l’anima del personaggio principale che ri-percorre una vita dura ruvida malinconica di un uomo che si è autorecluso in una prigione senza speranza di uscita e di incomunicabilità con il mondo esterno.
Un libro sicuramente consigliato a chi abbia voglia di leggere una storia introspettiva (dove l’uomo pescatore invece di gettare l’amo in mare o getta nel suo IO) dura, cruda e completamente ingiusta.
Mi scuso per le ripetizioni, ma se leggerete il libro capirete il perché

La Cinzia, dunque, negli ultimi tempi non ti dava soddisfazione. Incassava le botte passivamente, quasi fossero inutili per rimetterla in riga, e tu rimanevi sempre sorpreso dalla sua capacità di sopportare i colpi, soprattutto le pedate che caricvi con tutta la tua forza centrando le sue cosce o il suo culo da vacca, i punti dov’era più larga insomma, per non sbagliare. Neppure quando usavi la cinta o un mestolo della cucina, lei cadeva. Barcollava, quello sì, come un papero ferito, ma non piangeva nemmeno.

(…) O forse ti sbagli. L’intera umanità vive in un equivoco senza precedenti. Il giudizio universale c’è già stato. Gli uomini sono già stati giudicati e nel mondo  che chiamano mondo, nella vita che chiamano vita, stanno scontando la loro pena. Aveva ragione la nena, la vecchia ambasciatrice del demonio: l’inferno è adesso.

TERZA DI COPERTINA

«In fondo all’Adriatico, a nord, esistono isole filiformi che separano il mare dalla laguna veneta. In una di queste esili terre Sandro Frizziero ha trovato il suo tesoro. Non un forziere di zecchini d’oro, ma qualcosa di infinitamente più prezioso per un romanziere (e dunque anche per noi lettori): uno scrigno di passioni brutali e primarie, di ipocrisia, maldicenza, invidia, avidità; vale a dire, tutti i sinonimi dell’amore malinteso.
Conosco l’Isola a cui si è ispirato l’autore, perciò posso apprezzare quanto l’abbia trasfigurata in una sua potente iperbole poetica, facendola diventare uno stemma di malumori e malamori universali. Un posto da cui si riescono a vedere le stelle del cielo, sì, ma solo perché «sono i lumini di un cimitero lontano».
Sommersione racconta la giornata decisiva di uno dei suoi abitanti – un vecchio pescatore – forse il più odioso; certamente quello che sa come odiare più e meglio di tutti gli altri: la vicina con il suo cane; la moglie morta; la figlia a cui interessa solo la casa da ereditare; i vecchi preti dementi ricoverati in un ospizio; qualche assassino e qualche prostituta; i devoti di un antico miracolo fasullo, inventato per coprire una scappatella; i bestemmiatori che spesso coincidono con i devoti; i frequentatori della Taverna, unico locale dell’Isola oltre all’American Bar, ma di gran lunga preferibile perché «all’American Bar non c’è ancora un sufficiente livello di disperazione».
Su tutto ciò il vecchio pescatore ha rancori da spargere, fatti e fattacci da ricordare; e però gli resta da fare ancora qualcosa che sorprenderà gli abitanti dell’Isola, lettori compresi. Questo romanzo gli dà del tu, perché Frizziero ha il dono dell’intimità con i suoi personaggi, ne è il ritrattista inesorabile. Sotto le sue frasi – o dovrei dire meglio: sotto i suoi precisi e ben dosati colpi di martello – l’umanità resta inchiodata al livello più inerziale dell’esistenza: l’altro nome di quest’Isola, infatti, potrebbe essere Entropia. Una formicolante, disperata, indimenticabile Entropia».
Tiziano Scarpa

«Non sei più sicuro di niente. Anzi, sai che il diavolo ce l’hai proprio in corpo e con il diavolo ti tocca con­viverci. Sai che l’inferno è in questa terra, non ci sono dubbi, e l’Isola ne è una sorta di succursale; una filiale dell’Ade per gente di mare».



[INCIPIT] il gioco dell’angelo – Zafon

Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo.

La paziente silenziosa – Alex Michaelides

TRAMA
Arriva una chiamata di emergenza alla polizia, spari nella casa vicina.
Quando arriva la polizia, trova una giovane donna sconvolta, suo marito legato a una sedia accanto a lei, uccisa. Gli agenti di polizia hanno un quadro chiaro. La moglie ha sparato a suo marito, ma Alicia tace su ciò che è realmente accaduto. Per anni. Lo psichiatra Theo Faber si assume la responsabilità di far parlare Alicia e di scoprire la verità

MICRO RECENSIONE

Alicia è colpevole o no? Se è così, perché l’ha fatto?
Questa domanda rimane nella testa fino alla fine.
La tensione inizialmente molto superficiale e si accumula lentamente fino ad esplodere, non ci si annoia durante la lettura

Un tipologia molto speciale di thriller psicologico che ti lascia eccitato e perplesso. Accattivante, emozionante e imprevedibile.
Una chiara raccomandazione di lettura!

[INCIPIT] Guida galattica per autostoppisti

Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione.

Questo pianeta ha, o meglio aveva, un fondamentale problema: la maggior parte dei suoi abitanti era afflitta da una quasi costante infelicità. Per risolvere il problema di questa infelicità furono suggerite varie proposte, ma queste perlopiù concernevano lo scambio continuo di pezzetti di carta verde, un fatto indubbiamente strano, visto che a essere infelici non erano i pezzetti di carta verde, ma gli abitanti del pianeta.