[LIBRO] Cani neri – Ian McEwan

La verità è che ci amiamo, non abbiamo mai smesso,per noi è un’ossessione.Solo che abbiamo fallito in un punto. Non siamo riusciti a vivere. Non abbiamo saputo mettere da parte l’amore, ma nemmeno piegarci al suo potere. 

Un altro libro di McEwan sulle persone che si amano, ma che in qualche modo non riescono a stare insieme.

Qui le coppia di amanti inizia il matrimonio con un atteggiamento idealista, due comunisti britannici con l’ambizione di cambiare il mondo.
Il marito rimane politicamente attivo, dedito a varie cause anche dopo aver abbandonato il comunismo.
La moglie ha un’esperienza con dei cani neri durante la luna di miele, che la porta alla ricerca della verità spirituale.
I cani neri e altre scene di pericolo aggiungono un inaspettato elemento di orrore. Le convinzioni divergenti della coppia è credibile e triste.

Mi piacciono gli argomenti teologico/politico.
Mi è piaciuto vedere queste due mentalità confrontarsi nel corso del libro.

“In vita mia ho scoperto soltanto questo: che il cambiamento è possibile, realizzabile. Senza una rivoluzione interiore, per quanto lenta, tutti i nostri grandi progetti non hanno alcun senso. Se davvero desideriamo essere in pace gli uni con gli altri è su noi stessi che dobbiamo agire. Non sto dicendo che succederà. E’ molto probabile il contrario. Dico solo che è la nostra unica speranza.”

Tutto ciò crea un mix sorprendente. Un po’ di romanticismo, un po’ di orrore, intrighi politici, teologia.
Non sono sorpreso che McEwan sia riuscito ad inserire “tanta roba” in cosi poche pagine.

“Stai pensando che sono una svitata, lo vedo, ma non fa niente. Io so che è così. La natura umana, il cuore, lo spirito, l’anima dell’uomo, la sua stessa coscienza-chiamala come ti pare- alla fine sono le sole realtà sulle quali c’è dato di lavorare. Devono crescere, espandersi, altrimenti la nostra infelicità non diminuirà mai. In vita mia ho scoperto soltanto questo: che il cambiamento è possibile, realizzabile. Senza una rivoluzione interiore, per quanto lenta, tutti i nostri grandi progetti non hanno alcun senso. Se davvero desideriamo essere in pace gli uni con gli altri, è su noi stessi che dobbiamo agire. Non sto dicendo che succederà.E’ molto più probabile il contrario. Dico solo che è la nostra unica speranza. Se dovesse verificarsi, e potrebbero volerci intere generazioni, il bene che ne verrebbe sarebbe in grado di plasmare il mondo in modo imprevedibile, sottraendolo al controllo di qualunque popolo o ideologia…”



TERZA DI COPERTINA

Jeremy ha perso entrambi i genitori a otto anni. Da allora è andato sempre alla ricerca di una famiglia ideale, distante da quanto era rimasto della sua: una sorella sbandata legata a un uomo violento, con una figlia destinata a seguire la sua strada. La cerca prima nelle famiglie dei compagni di scuola, membri della colta borghesia inglese. E pensa poi di averla trovata negli affascinanti genitori della moglie. Eppure anche nel loro passato c’è un buco nero che li ha segnati nel profondo per tutta la vita. McEwan scava con la sua precisione da chirurgo nelle vene aperte dell’Europa, per mostrarci le sue speranze, le sue illusioni e i suoi orrori. Una storia di uomini qualunque, capace di rivelare il cuore oscuro di un secolo

24 Settembre

📰 Accade oggi

Il 24 settembre 1896 a Saint Paul, in Minnesota, nasceva Francis Scott Fitzgerald.

Scrisse Il grande Gatsby all’età di 28 anni e il libro fu pubblicato per la prima volta a New York nel 1925.

Per ricordarlo, vi proponiamo le frasi più belle tratte dal suo bellissimo romanzo:

“𝑈𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑖 𝑟𝑎𝑟𝑖 𝑠𝑜𝑟𝑟𝑖𝑠𝑖 𝑑𝑜𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑒𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎 𝑟𝑎𝑠𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑐h𝑒 𝑠’𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑡𝑡𝑟𝑜 𝑜 𝑐𝑖𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎. 𝐹𝑟𝑜𝑛𝑡𝑒𝑔𝑔𝑖𝑎𝑣𝑎 – 𝑜 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎𝑣𝑎 𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑒𝑔𝑔𝑖𝑎𝑟𝑒 – 𝑙’𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑜 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑒𝑠𝑡𝑒𝑟𝑖𝑜𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑢𝑛 𝑖𝑠𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒, 𝑒 𝑝𝑜𝑖 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑣𝑎 𝑠𝑢 𝑑𝑖 𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛 𝑖𝑟𝑟𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑔𝑖𝑢𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑎 𝑡𝑢𝑜 𝑓𝑎𝑣𝑜𝑟𝑒.”

“𝐸𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑒 𝑓𝑢𝑜𝑟𝑖, 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜𝑟𝑎𝑛𝑒𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑛𝑐𝑎𝑛𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑝𝑖𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙’𝑖𝑛𝑒𝑠𝑎𝑢𝑟𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑣𝑎𝑟𝑖𝑒𝑡à 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎.”

“𝑃𝑒𝑟 𝑢𝑛 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑟𝑎𝑠𝑒 𝑐𝑒𝑟𝑐ò 𝑑𝑖 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑚𝑖𝑒 𝑙𝑎𝑏𝑏𝑟𝑎, 𝑠𝑜𝑐𝑐h𝑖𝑢𝑠𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑚𝑢𝑡𝑜, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑒 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑜 𝑙𝑜𝑡𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑝𝑖ù 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑓𝑖𝑙𝑜 𝑑’𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎𝑟𝑚𝑎𝑡𝑎. 𝑀𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑒𝑚𝑖𝑠𝑒𝑟𝑜 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛 𝑠𝑢𝑜𝑛𝑜, 𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐h𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡ò 𝑖𝑛𝑒𝑠𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒.”

“𝐸𝑟𝑎 𝑖𝑙 𝑡𝑖𝑝𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑐𝑒 𝑐h𝑒 𝑙𝑒 𝑜𝑟𝑒𝑐𝑐h𝑖𝑒 𝑠𝑒𝑔𝑢𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑒 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 𝑓𝑜𝑠𝑠𝑒 𝑢𝑛 𝑎𝑟𝑟𝑎𝑛𝑔𝑖𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑡𝑒 𝑐h𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑒𝑟𝑟à 𝑚𝑎𝑖 𝑝𝑖ù 𝑠𝑢𝑜𝑛𝑎𝑡𝑜.”

“𝑁𝑜𝑛 𝑐’è 𝑓𝑢𝑜𝑐𝑜 𝑛é 𝑔𝑒𝑙𝑜 𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑎 𝑠𝑓𝑖𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑖ò 𝑐h𝑒 𝑢𝑛 𝑢𝑜𝑚𝑜 𝑝𝑢ò 𝑎𝑐𝑐𝑢𝑚𝑢𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒.” .

📚 Il grande Gatsby

[LIBRO] Sommersione di Sandro Frizziero

L’isola intera è destinata a essere sommersa senza troppe cerimonie, come una vecchia stanca che muore senza disturbare figli e nipoti. E se questo non bastasse, pure la subsidenza la condanna allo sprofondamento, accelerato peraltro dalle piattaforme che al largo delle sue coste succhiano gas dal sottosuolo.

La cosa che mi è piaciuta di più in questo libro è la scelta, da parte dell’autore, di narrare in seconda persona.Come se la voce narrante della storia non fosse una narratore umano, ma l’anima del personaggio principale che ri-percorre una vita dura ruvida malinconica di un uomo che si è autorecluso in una prigione senza speranza di uscita e di incomunicabilità con il mondo esterno.
Un libro sicuramente consigliato a chi abbia voglia di leggere una storia introspettiva (dove l’uomo pescatore invece di gettare l’amo in mare o getta nel suo IO) dura, cruda e completamente ingiusta.
Mi scuso per le ripetizioni, ma se leggerete il libro capirete il perché

La Cinzia, dunque, negli ultimi tempi non ti dava soddisfazione. Incassava le botte passivamente, quasi fossero inutili per rimetterla in riga, e tu rimanevi sempre sorpreso dalla sua capacità di sopportare i colpi, soprattutto le pedate che caricvi con tutta la tua forza centrando le sue cosce o il suo culo da vacca, i punti dov’era più larga insomma, per non sbagliare. Neppure quando usavi la cinta o un mestolo della cucina, lei cadeva. Barcollava, quello sì, come un papero ferito, ma non piangeva nemmeno.

(…) O forse ti sbagli. L’intera umanità vive in un equivoco senza precedenti. Il giudizio universale c’è già stato. Gli uomini sono già stati giudicati e nel mondo  che chiamano mondo, nella vita che chiamano vita, stanno scontando la loro pena. Aveva ragione la nena, la vecchia ambasciatrice del demonio: l’inferno è adesso.

TERZA DI COPERTINA

«In fondo all’Adriatico, a nord, esistono isole filiformi che separano il mare dalla laguna veneta. In una di queste esili terre Sandro Frizziero ha trovato il suo tesoro. Non un forziere di zecchini d’oro, ma qualcosa di infinitamente più prezioso per un romanziere (e dunque anche per noi lettori): uno scrigno di passioni brutali e primarie, di ipocrisia, maldicenza, invidia, avidità; vale a dire, tutti i sinonimi dell’amore malinteso.
Conosco l’Isola a cui si è ispirato l’autore, perciò posso apprezzare quanto l’abbia trasfigurata in una sua potente iperbole poetica, facendola diventare uno stemma di malumori e malamori universali. Un posto da cui si riescono a vedere le stelle del cielo, sì, ma solo perché «sono i lumini di un cimitero lontano».
Sommersione racconta la giornata decisiva di uno dei suoi abitanti – un vecchio pescatore – forse il più odioso; certamente quello che sa come odiare più e meglio di tutti gli altri: la vicina con il suo cane; la moglie morta; la figlia a cui interessa solo la casa da ereditare; i vecchi preti dementi ricoverati in un ospizio; qualche assassino e qualche prostituta; i devoti di un antico miracolo fasullo, inventato per coprire una scappatella; i bestemmiatori che spesso coincidono con i devoti; i frequentatori della Taverna, unico locale dell’Isola oltre all’American Bar, ma di gran lunga preferibile perché «all’American Bar non c’è ancora un sufficiente livello di disperazione».
Su tutto ciò il vecchio pescatore ha rancori da spargere, fatti e fattacci da ricordare; e però gli resta da fare ancora qualcosa che sorprenderà gli abitanti dell’Isola, lettori compresi. Questo romanzo gli dà del tu, perché Frizziero ha il dono dell’intimità con i suoi personaggi, ne è il ritrattista inesorabile. Sotto le sue frasi – o dovrei dire meglio: sotto i suoi precisi e ben dosati colpi di martello – l’umanità resta inchiodata al livello più inerziale dell’esistenza: l’altro nome di quest’Isola, infatti, potrebbe essere Entropia. Una formicolante, disperata, indimenticabile Entropia».
Tiziano Scarpa

«Non sei più sicuro di niente. Anzi, sai che il diavolo ce l’hai proprio in corpo e con il diavolo ti tocca con­viverci. Sai che l’inferno è in questa terra, non ci sono dubbi, e l’Isola ne è una sorta di succursale; una filiale dell’Ade per gente di mare».



[INCIPIT] il gioco dell’angelo – Zafon

Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo.

La paziente silenziosa – Alex Michaelides

TRAMA
Arriva una chiamata di emergenza alla polizia, spari nella casa vicina.
Quando arriva la polizia, trova una giovane donna sconvolta, suo marito legato a una sedia accanto a lei, uccisa. Gli agenti di polizia hanno un quadro chiaro. La moglie ha sparato a suo marito, ma Alicia tace su ciò che è realmente accaduto. Per anni. Lo psichiatra Theo Faber si assume la responsabilità di far parlare Alicia e di scoprire la verità

MICRO RECENSIONE

Alicia è colpevole o no? Se è così, perché l’ha fatto?
Questa domanda rimane nella testa fino alla fine.
La tensione inizialmente molto superficiale e si accumula lentamente fino ad esplodere, non ci si annoia durante la lettura

Un tipologia molto speciale di thriller psicologico che ti lascia eccitato e perplesso. Accattivante, emozionante e imprevedibile.
Una chiara raccomandazione di lettura!

[INCIPIT] Guida galattica per autostoppisti

Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione.

Questo pianeta ha, o meglio aveva, un fondamentale problema: la maggior parte dei suoi abitanti era afflitta da una quasi costante infelicità. Per risolvere il problema di questa infelicità furono suggerite varie proposte, ma queste perlopiù concernevano lo scambio continuo di pezzetti di carta verde, un fatto indubbiamente strano, visto che a essere infelici non erano i pezzetti di carta verde, ma gli abitanti del pianeta.

Andrea Fabiani – Io sono Oslo

Mi sento solo,
mi ci sento sempre.
Lo penso e lo scrivo
ossessivamente,
su un foglio bianco
con una penna stilo. Scrivo:
io sono solo.
Io sono solo.
Io sono solo.
E scrivendolo trovo
la soluzione, per caso,
nascosta bene,
in un guizzo di dislessia.
Anagrammo per sbaglio
la solitudine mia, e di questo
“io sono solo” ne faccio
un “io sono
Oslo”.
E di colpo
non sono più solo
un essere umano,
ma un’intera città
di oltre seicentomila abitanti.
Sorgo bellissimo
alla fine di un fiordo,
son capitale d’un regno,
ho navi attraccate
alle mie solide braccia
e case
dai tetti spioventi,
e pubblico verde,
e alci e studenti
a passeggio
per le mie vene d’asfalto. Tanti
voglion venire da me,
son meta ambita!
Per i musei
d’arte, la storia
vichinga e l’alto
tenore di vita
che so garantire.
Ma soprattutto ho l’onore
e il dovere – questo
non tutti lo sanno –
di consegnare un premio Nobel
per la pace ogni anno.
È bello, davvero bello,
piacevole, salutare
starsene in pace ad immaginare
di essere Oslo!
Sentirsi pulito,
efficiente, ammirato,
importante,
esempio di grande cultura. Sì,
ma è una gioia
che invero non dura
che un misero istante, perché
poi penso che anche
fossi Oslo comunque
non saresti con me,
ché tu, adesso,
vivi nel Veneto
a Belluno, e io
a Oslo, oltretutto,
non conosco nessuno,
non so nemmeno parlar norvegese,
pochissimo inglese…
Fossi Oslo
avrei proprio tanti
problemi nel farmi capire
dai miei stessi abitanti, sarei
ancora solo, forse
più solo di prima,
ché a volte basta l’assenza
di una sola persona
a rendere
un’intera città
disabitata.

(Andrea Fabiani -io sono Oslo)

Sergio Garau – QUIRRA

Sergio Garau – QUIRRA

AGNELLO a 2 TESTE esemplare unico
AGNELLO modello POLIFEMO di occhi UNO
VITELLO con inserti di COBALTO, CROMO, CADMIO, URANIO e ORO
FRATELLO di anni 32
FRATELLO di anni 36
FRATELLO di anni 29
CERCASI
OCCHI sul volto
ORECCHIE ai lati del volto
LINGUA distinta dai denti
ARTI per rivolgere il corpo rispondere ai comandi
PARTICELLA NANOMETRICA di METALLO da depositare nel sangue nel fegato pancreas nelle ossa
a 50.000 euro l’ora OFFRESI
POLIGONO SPERIMENTALE INTERFORZE di

QUIRRA

è l’odore di carne
bruciata nel nero
passata nel ferro
il fumo delle bancarelle
un altro morso e lo zucchero corre
la gomma si fa largo
dentro

il piombo bucato per farci passare
la lenza attraverso
l’esca sale allo specchio
d’aria resta in gola
un colpo di pietra sulla testa sullo scoglio
un colpo di grazia e poi il corpo
insieme agli altri
nella rete

disoccupato
mi sveglio con un coltello nel costato
mi apre come noce del sangue
tutto d’un colpo
d´un fiato

COMPAESANO per posto di lavoro a 1500 euro al mese
S’ASSASSINA il figlio di un’altra al posto di lavoro del mio
BARATTO
MANI di NIPOTINA per PENSIONE ANTICIPATA
VENDESI
PELLE funzionante per due cene al mese in ristorante

BLACK FRIDAY
nero venerdì
delle ceneri
giorno delle offerte
il guardiano apre il cancello
ed entrano i clienti

avevo un male al cuore
venuto su diverso
dal resto

oltrepassano il muro
le onde delle voci
dei bambini che giocano
ridono corrono mi chiedo
come sia scorrere i suoni a spirale
per i sensi rifrangere i colori
scomporli dagli orli degli occhi
in pitture auricolari
immaginare
di poter prendere un bicchiere d’acqua
e poter bere a piccoli sorsi
maledire il mondo per non potermi –
immagina
alzarmi dalla culla
a ventidue anni
prendere la porta la luce
a pieni polmoni
un bacio sul prato
lasciare il cuore sulle labbra
desiderarla di farle l’amore
e morirne di troppo
non potrò mai
di me c’è solo
una foto di me nel buio
io qui non sono
mai stata mai nata
le parti del corpo
scritte male scollegate
tagliarle e ricucirle non basta
il tutto non ha equilibrio, né unità
è meglio buttarla questa pallottola di carne
senza senso
nessuno a me vicino ha mai avuto nemmeno una scelta
m’han negato persino la possibilità dell’inferno

filtrano oltre i vetri gli orli degli occhi
rifrangono colori scomporli
scorrono suoni a spirale
errore madornale
nella trama
oltrepassano i muri
le onde delle voci dei bambini
le onde del vibrare delle bombe
a 50.000 euro l´ora offresi
poligono sperimentale interforze di