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Someday my prince will come – Miles Davis

L’album fu registrato in tre sessioni, il 7, 20 e 21 marzo 1961. Gli accreditamenti di copertina chiamano la formazione “The Miles Davis Sextet”, anche se solo sulla title track sono presenti sei suonatori, con John Coltrane, che si era già distaccato dal quintetto di Davis, che raddoppia il sax di Hank Mobley e che figura anche come solista in Teo. La maggior parte dell’album è quindi eseguita da un quintetto, essenzialmente quello che Davis usava all’epoca per il lavoro dal vivo con Davis alla tromba; Hank Mobley al sax tenore; Wynton Kelly al piano; Paul Chambers al basso; e Jimmy Cobb alla batteria. Nella sessione del 21 marzo, venne chiamato anche Philly Joe Jones, un altro ex, che prese il posto di Cobb alla batteria in Blues no.2 (che si trova solo sulle riedizioni).

Questo è l’unico album di studio in cui il quintetto di Davis compare con Mobley e l’ultima registrazione di Davis con Coltrane e Jones (che avevano entrambi lavorato per lungo tempo con Davis). Mobley aveva da poco rimpiazzato Sonny Stitt (a sua volta chiamato per sostituire Coltrane) e rimase col gruppo di Davis per buona parte del 1961, per essere a sua volta sostituito da George Coleman.

La title track, un valzer lento tratto dalla colonna sonora dei film di Walt Disney Biancaneve e Cenerentola, fu poi utilizzata per molti anni come sigla del programma radiofonico “Hal Jackson’s Sunday Morning Classics” per l’emittente radio newyorchese WBLS. Questo brano, assurto al ruolo di standard, è uno dei non frequentissimi valzer in ambito jazzistico: uno dei primi ad inciderlo fu Dave Brubeck nel corso delle sue ricerche sui tempi dispari. Da allora è stato eseguito da dozzine di importanti solisti, ma la versione di Davis resta uno dei punti di riferimento. Coltrane, in gran forma, vi si produce in un ottimo assolo.

Pfrancing, un energetico blues medium-up, è uno dei due brani che Davis dedicò alla seconda moglie (l’altro è Fran Dance), ed era già stato inciso col titolo di No Blues (e figura con questo titolo in diversi album successivi).

Teo è dedicata a Teo Macero, un sassofonista che, assunto dalla Columbia nel 1957 come “tape editor” era diventato produttore nel 1959, assumendo come primo compito la postproduzione di Kind of Blue e che fu il produttore di Davis alla Columbia per lungo tempo e che produsse anche questo album. Reperito anche in registrazioni dal vivo (ad esempio nel coevo In Person registrato al Blackhawk di San Francisco), Teo faceva probabilmente parte del programma regolare della formazione.

Old Folks, uno standard, contiene quella che è probabilmente la miglior prestazione solistica di Mobley per questo album.

Blues No. 2, la traccia extra registrata con Jones alla batteria, è una rielaborazione basata sul pezzo All Blues dall’album Kind of Blue (forse scelta per questa sessione perché si tratta di un altro valzer).

FONTE: WIKIPEDIA

Dossier Mozart – Nicola Valentini

Di come la morte di Mozart sia avvolta nel mistero è un fatto assodato anche per chi come me non è un grande appassionato di musica classica, ma ha visto solamente il film. Sappiamo che Mozart era un libertino e che l’accompagnarsi con tante donne potrebbe avergli creato tanti nemici fra i mariti viennesi. Sappiamo che era uno spendaccione e che quindi aveva una collezione di debiti abbastanza importante (questo lo avvicina ad un altro grande della musica classica italiana ossia Antonio Vivaldi … su di lui consiglio vivamente la lettura de L’affare Vivaldi di Federico Maria Sardelli Ed. Sellerio) e che si era iscritto ad una loggia massonica. Sappiamo inoltre che aveva lavorato alla corte austriaca insieme a Salieri che è sempre stato indicato come il possibile assassino di Mozart. Sappiamo tante cose di lui, ma non sappiamo come effettivamente sia morto.

In questo libro, Nicola Valentini, prende tutti questi dati di fatto e sopra ci costruisce un investigazione alla ricerca, non tanto del colpevole, quando alle cause della morte.L’investigatore alla fine del romanzo fa una sua ipotesi … per saperlo però dovete leggervi il romanzo. Una piccola postilla per tutti coloro che mettono la forma (grammatica) prima di tutto.Ci sono, come ho avuto la possibilità di parlare con l’autore, alcuni evidenti refusi.Non fermatevi a questo. Andate avanti nella lettura e godetevi questo libro che si fa leggere in un paio d’ore portandoci/vi nella Vienna dei primi anni dell’800.

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Demons and Wizard di A. Berselli

Con l’ingresso in line-up di Lee Kerslake (batteria) e Gary Thain (basso), gli Uriah Heep danno alle stampe nel 1972Demons & Wizards il loro quarto album in studio. Registrato presso i Lansdowne Studios l’album, prodotto per la prima volta utilizzando un 16 tracce, rappresenta una vera e propria raccolta di classici e non a caso viene definito il miglior album della band inglese. The Wizard scelto come singolo insieme ad Easy Livin’ rappresentano due facce della medaglia del sound degli Heep (acustica la prima, elettrica e movimentata la seconda) che proseguono stilisticamente sulla strada tracciata dal precedente Look at Yourself tirando fuori un album più maturo in cui il sound di tastiere e chitarra di classica matrice hard rock raggiunge probabilmente l’apice compositivo. Anche in questo caso non mancano tuttavia episodi più intimistici come in Circle of Hands o nella conclusiva The Spell brano quasi “operistico” in cui sono soprattutto le doti vocali di David Byron a fare la differenza. Demons & Wizards rappresentò una sorta di consacrazione per la band mai profeta in patria, che finalmente riuscirà ad entrare con The Wizard anche nelle classifiche inglesi rimanendovi per diverse settimane.
Fonte: Wikipedia