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Guerre fra poveri

Chi ha vantaggio a mettere i dipendenti del commercio, sicurezza, ospedali contro altri lavoratori (scuola, uffici, P.A. operai di fonderia) ?
Ovvero contro tutti quelli che la domenica la passano a casa per.contratto ?

Quando ero ragazzo (molti troppi anni fa) gli studenti partecipavano alle manifestazioni operaie e viceversa, non era difficile trovare insegnanti e studenti uniti nelle occupazioni.
Tutti avevano una strada comune …

Se i lavoratori avevano dei diritti oggi, io studente li avrei avuti al momento dell ingresso nel mondo del lavoro.

Se la scuola funzionava era a vantaggio dell’insegnante, dello studente e del genitore

Non c’erano interessi contrapposti e tutti marciavano nella stessa direzione.

Adesso, pare, che lotte non siano per conquistare diritti ma per toglierli agli altri.
Se io lavoro anche la domenica, i festivi e a breve arriveremo a lavorare 24/7 non è un vantagio per me né per chi viene a prendere in giro e beffeggiare:
“Ci sono settori dove da sempre si lavora la domenica … voi del commercio non potete/dovete lamentarvi”

Oggi tocca a me (commercio terziario) ma se ci dividiamo … domani caro dipendente x toccherà a te … allora dopo averci presi per il culo, offesi e umiliati … come pensi che potremmo essere la tuo fianco.

Come.dice quel vecchio comunista di Richard WRIGHT in HEY YOU!!!!
Divide we fall united we stand

La scuola dei disoccupati – Joachim Zeiter

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Tenetelo lontano dagli sguardi dei nostri Ministri del Lavoro.
Una distopia che potrebbe realizzarsi.
“Un disoccupato non è un uomo senza lavoro. Al contrario. E’ un uomo con un lavoro impareggiabilmente difficile, quello di cercare lavoro. La forma più ambiziosa di lavoro”
L’agenzia del Lavoro tedesca come decide di diminuire il numero dei disoccupati ?
Con una sorta di gioco a premi, a metà tra il Grande Fratello e Giochi senza Frontiere,
dove la personalità dei concorrenti (disoccupati) viene completamente appiattita.
Dove finisce la verità e inizia la fantasia?

TERZA DI COPERTINA
Germania anno 2016. Ciò che resta della locomotiva d’Europa è una terra desolata, oppressa da dieci milioni di disoccupati. Per risolvere questa piaga nasce sphericon. Un campus in cui gli allievi, spronati da martellanti istruttori vagamente english speaking, scrivono curricula e lettere di presentazione, simulano telefonate e spulciano necrologi per proporsi alle aziende dove si è liberato un posto. Senza sosta, con ogni mezzo, costi quel che costi. La scuola dei disoccupati è una distopia amara e attuale, un colpo calibrato, millimetrico nello stomaco dei nostri tempi. L’ultimo antidoto razionale e iperorganizzato per una società che vuole solo vincenti.
Joachim Zelter è nato a Friburgo nel 1962, Joachim Zelter insegna Letteratura inglese all’Università di Tubinga e a Yale. È autore di numerosi romanzi e raccolte di racconti. È pubblicato per la prima volta in Italia da Isbn.

Sistemi alimentari in voga ….

Inizio subito dicendo: –SONO OMNIVORO.
Mangio carne … sempre meno, ma ne mangio. Se ne è sempre mangiata da quando sono al mondo. Non mi fa piacere che un animale venga ucciso per sfamarmi, ma gli uomini hanno sempre cacciato per alimentarsi, così come hanno sempre coltivato i campi.
Capisco e condivido la scelta ETICA dei vegetariani di non cibarsi di carni per evitare sofferenze agli animali.

Non capisco però le altre scelte alimentari,
non le capisco da un punto di vista
ETICO e MORALE.

Per esempio chi non si ciba di prodotti animali dice che lo fa perché gli animali vengono sfruttati per darci UOVA, LATTE, LANA, FORMAGGI ….dimenticando milioni di persone che vengono sfruttate per raccogliere frutta e verdura

La   risposta che spesso ottengo è che gli uomini possono scegliere, gli animali no. Questa è la parte che capisco e rispetto meno. Cari “alternativi” i frutti, le verdure non crescono sui banchi dei supermercati dove la miseria non fa nemmeno capolino. Credete davvero nella possibilità di scelta degli immigrati ? Quale potevano fare ? Ammazzarsi per pochi spiccioli e sopravvivere in un paese che non li vuole … o morire di fame direttamente nel paese dove sono nati. Ecco la scelta.

L’ultimo rigore di Farouk – Gigi Riva

A volte capita che sei partecipe di un evento che cambierà la storia del mondo. Ci sei, ma non lo sai e non lo capirai. Poi un giorno un editore ti regala un libro …
il 30 giugno 1990 ero in Curva Fiesole in mezzo ai tanti.che erano li per assistere ad Argentina Jugoslavia … quarti di finale del Campionato del Mondo di Calcio.
Intorno a6297-3lle 19:30 Faruk Hadžibegić sbaglia il rigore che elimina la jugoslavia.
L’ultima partita della nazionale jugoslava per come la.conoscevamo.
Un mese prima il 13 maggio sempre su un campo di calcio erano scoppiatii primi scontri etnici fra Croati e Serbi.
La squadra sperava nella vittoria contro l’Argentina per ricompattare e ricreare quello spirito.di unità che ai stava sfaldando grazie ai tanti nazionalismi.
Io quel giorno tifavo per la jugoslavia.
Libro interessante per.chi vuol leggere il calcio in maniera diversa .. non come sport, ma come modalità per indirizzare politicamente le masse.
Ps:gigi riva l’autore non è GIgi Riva bomber del Cagliari

Chissà quante volte Faruk si sarà chiesto …. ma se quel rigore entrava forse la guerra non si faceva …..

TERZA DI COPERTINA
«Sono quasi le 7,30 della sera a Firenze. Nessuna brezza è arrivata a dare un briciolo di refrigerio. Ai calci di rigore si consuma il destino di quella che sarà l’ultima Jugoslavia alla fase finale di una competizione mondiale». Una vicenda emblematica del rapporto perverso tra sport e politica.
Nella tragica e violentissima dissoluzione della Jugoslavia un calcio di rigore sembrò contrassegnare il destino di un popolo. Un penalty divenne nei Balcani il simbolo dell’implosione di un intero Paese, e dei conflitti che sarebbero seguiti di lì a poco. Intuendo la complessità di un evento che sembrava soltanto sportivo, Gigi Riva racconta con attenzione da storico e sensibilità da narratore un tiro fatale, sbagliato il 30 giugno del 1990 a Firenze da Faruk Hadžibegić, capitano dell’ultima nazionale del Paese unito. La partita contro l’Argentina di Maradona nei quarti di finale del Mondiale italiano portò all’eliminazione di una squadra dotata di enorme talento ma dilaniata dai rinascenti odi etnici. Leggenda popolare vuole che una eventuale vittoria nella competizione avrebbe contribuito al ritorno di un nazionalismo jugoslavista e scongiurato il crollo che si sarebbe prodotto.
Proprio per la sua popolarità il calcio è sempre servito al potere come strumento di propaganda. Basti pensare all’uso che Mussolini fece dei trionfi del 1934 e 1938, o a come i generali argentini sfruttarono il Mondiale in casa del 1978, durante la dittatura. Oppure, ai giorni nostri, a come lo Stato Islamico abbia deciso di colpire lo Stadio di Francia durante una partita per amplificare il suo messaggio di terrore. Ma si potrebbe sostenere che in nessun luogo come nella ex Jugoslavia il legame tra politica e sport sia stato così stretto e perverso. Attraverso la vita del protagonista e dei suoi compagni (molti dei quali diventati poi famosi in Italia, da Boban a Mihajlović, da Savićević a Bokšić, da Jozić a Katanec), si scopre il travaglio di quella rappresentativa nazionale e del suo allenatore Ivica Osim, detto «il Professore», o «l’Orso». Nelle loro gesta si specchia la disgregazione della Jugoslavia e la spregiudicatezza dei suoi leader politici, che vollero utilizzare lo sport e i suoi eroi per costruire il consenso attorno alle idee separatiste. In questo senso il calcio è stato il prologo della guerra con altri mezzi, il rettangolo verde la prova generale di una battaglia. Non a caso si attribuisce agli scontri tra i tifosi della Dinamo Zagabria e della Stella Rossa di Belgrado il primato di aver messo in scena, in uno stadio, il primo vero episodio del conflitto. Ed è nelle curve che sono stati reclutati i miliziani poi diventati tristemente famosi per la ferocia della pulizia etnica a Vukovar come a Sarajevo.
Per il loro valore emblematico le vicende narrate, risalenti a un quarto di secolo fa, sono ancora tremendamente attuali. E non è così paradossale scoprire in esergo a queste pagine le parole beffarde che Diego Armando Maradona rivolse all’autore: «Occupati di politica internazionale, il calcio è una cosa troppo seria».
Gigi Riva è caporedattore centrale del settimanale «l’Espresso». Da inviato speciale de «Il Giorno» ha seguito tutte le guerre balcaniche degli anni Novanta

Questa italia, anzi certa italia mi terrorizza.
Leggo sulla bacheca di una amica un necrologio per un ragazzo di 20 anni morto sul lavoro perché il padrone non ha messo in pratica tutte le misure di sicurezza.
Fra i vari commenti ..
GOVERNO LADRO.
Ora alcune considerazioni
Il PADRONE INVECE ONESTO ?
e poi dei governi succeduti in italia dal 2006 (anno in cui è avvenuto il decesso del ventenne)
Berlusconi
Prodi
Berlusconi
Monti
Letta
Renzi
Quale è piu ladro di tutti e piu colpevole ?

Il datore di lavoro no. È il suo mestiere fare d
I soldi fare i soldi fate i soldi … non preoccuparsi della qualità della vita dei propri dipendenti  ed in certe zone di italia questo assurge a RELIGIONE.

Se vi interessa l’argomento leggetevi CARTONGESSO di Maino Ed. Einaudi

Leggetevi queste due notizie

POLACCA TROVATA MORTA
AMERICANA TROVATA MORTA

Due donne uccise.
La prima polacca, con figli avuti da precedenti relazioni, un passato nei night, depressa e alcolista” NATURALE che è morta con un sacchetto in testa.
Nessun colpevole trovato, nessuna indagine risolta in poco tempo.

La seconda americana giovane bianca bionda uccisa da negro .. trovato dopo cinque minuti

Non tutti i passaporti sono uguali

o piero ciampi era molto avanti (e lo era) o qualche manager fiat e qualche ministro lo hanno riletto…senza capire che era ironico.

Andare camminare lavorare, andare a spada tratta,
banda di timidi, di incoscenti, di indebitati, di disperati.
Niente scoramenti, andiamo, andiamo a lavorare,
andare camminare lavorare, il vino contro il petrolio,
grande vittoria, grande vittoria, grandissima vittoria.
Andare camminare lavorare, il meridione rugge, il nord non ha salite,
niente paura, di qua cè la discesa,
andare camminare lavorare, rapide fughe rapide fughe rapide fughe.

Andare camminare lavorare
i prepotenti tutti chiusi a chiave
i cani con i cani nei canili
le rose sui balconi
i gatti nei cortili
andare camminare lavorare
andare camminare lavorare
dai, lavorare!

E che cosè questo fuoco? pompieri, pompieri, voi che siete seri, puntuali,
spegnete questi incendi nei conventi, nelle anime, nelle banche.
Andare camminare lavorare, queste cassaforti che infernale invenzione, viva la ricchezza mobile, andare camminare lavorare, andare camminare lavorare.
Lavorare, lavorare!

Andare camminare lavorare
il passato nel cassetto chiuso a chiave
il futuro al Totocalcio per sperare
il presente per amare
non è il caso di scappare
andare camminare lavorare
andare camminare lavorare
dai, lavorare!

Nutriamo il lavoro, alé!
gli agnelli a pascolare con le capre fra i nitriti dei cavalli, questi rumorosi…
vigilati da truppe di pastori, andare camminare lavorare.
Niente paura, azzurri, azzurri, attaccare attaccare,
attaccatevi a calci nel sedere, la domenica tutti sul Pordoi a pedalare.
Lavorare pedalare lavorare,
con i cantanti nellosteria, con i contanti, con tanti tanti tanti tanti auguri agli sposi!
Andare camminare lavorare, la Peni- sola in automobile, tutti in automobile al matrimonio, alé!
la Penisola al volante,
questa bella penisola è diventata un volante.
Andare camminare lavorare…2