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Semo solo de passagio

«Sono passato in via Carducci, ho visto un ammasso di stracci buttati a terra, coperte, giacche, un piumino e altro. Non c’era nessuno, quindi presumo fossero abbandonati. Così, da normale cittadino che ha a cuore il decoro della sua città, li ho raccolti e li ho buttati, devo dire con soddisfazione, nel cassonetto: ora il posto è decente. Il segnale è: tolleranza zero. Trieste la voglio pulita!»

In queste parole, in questo post di un politico italiano non si fa riferimento all’etnia del clochard. 
Quindi il senzatetto potrebbe anche essere un italiano che ha perso il lavoro e si è trovato a vivere per strada. 
Quel vicesindaco (utilizzando la stessa relazione transitiva tutti i suoi compagni di partito ed suoi elettori) non è xenofobo, non è razzista … E’ PEGGIO … MOLTO PEGGIO.

VUOLE ELIMINARE I POVERI INDIPENDEMENTE DAL COLORE DELLA PELLE, DALLA RAZZA (per questo non li definisco razzisti) E DAL CREDO RELIGIOSO. 

I poveri sono fastidiosi e brutti.
I poveri ci ricordano le nostre radici, ci ricordano i nostri antenati
I poveri ci ricordano i nostri sforzi per tirarci fuori da quella condizione nel dopoguerra. 
I Poveri ci ricordano che la ruota gira e che del domani non v’è certezza

lettera aperta a chi, come me lavora, in libreria

LETTERA APERTA A CHI LAVORA IN LIBRERIA

Stò pensando a quanto vero e “profetico” fu un articolo di su un vecchissimo numero de Mucchio Selvaggio all’interno di una rubrica, dove si raccontava la vita di libreria vista dal punto di vista di un libraio. Franco, il libraio, diceva, giustamente, che I Librai si sono sempre considerati “operatori culturali” e non semplici venditori di un prodotto. Se fossimo operatori culturali i libri li scriveremo … al limite li criticheremo … certamente non li e-leggeremo.
In fondo il nostro inquadramento sindacale è pari a chi vende Baccalà, mortadella e mutande. Consigliamo Libri come si consigliano mutande e camiciole e come il macellaio conoscendo i suoi clienti e i tagli di carne propone e consiglia ad ognuno quello che ritiene il migliore per ogni esigenza. Dove stà la differenza ? e allora smettiamo di tirarcela cari colleghi.

LETTERA APERTA A CHI LAVORA IN LIBRERIA II – IL RITORNO

Annie Ernaux del suo libro IL POSTO (edito dalla Casa Editrice L’Orma) tratta di un argomento importante a pagina 49 e lo fa parlando del padre e di una delle sue FISSE.

La prima funzione del lavoro DEVE essere quella di migliorare la qualità della vita della comunità. Prima ancora della redistribuzione della ricchezza SOLDI (attraverso il pagamento di stipendi e tasse) la ricchezza che deve essere distribuita deve essere quella della conoscenza, della esperienza, insomma cari colleghi noi dobbiamo fare in modo che al di là dell’inquadramento sindacale dobbiamo mirare ad essere SOCIALMENTE UTILI e a cercare di migliorare anche se per poco la vita a chi si fida di no

Gaffe ?

 

Le due foto immortalano una vicolo cieco (ovvero senza sbocco). C’è ne sono tante in Italia cosa sarà mai ? Beh questa i Comune di Piacenza ha deciso di dedicarla a Louis Braille …. inventore dell’omonimo alfabeto per non vedenti da lui ideato.

Sarà una gaffe o una scelta meditata ?

Era il 1951 ……

il Po straripava inondando tutto il Polesine e il Delta. In tutta Italia vennero ospitate molte famiglie con bambini provenienti da quelle zone. Forse tra gli intrepidi abitanti di Gorino, che con il moschetto in mano e un “mene frego” nel cuor e a rischio della propria incolumità hanno valorosamente respinto l’invasione  del loro suol natio da parte di un bellicoso esercito formato da 11 donne, alcune anche in attesa, dicevo forse fra di loro ci sono anche i nipoti, i figli di quelle persone che nel 1951 vennero ospitate in tutta italia.

SI FA PRESTO A DIMENTICARE.

Dobbiamo anche ricordarci e non dimenticare che quello che è successo oggi a GORINO non è un fatto locale, ma potrebbe accadere ovunque (Capalbio lo scorso anno è l’esempio perfetto) ed è la politica qualunquista del NIMBY … Not in my back yard … non nel mio cortile …. ovvero L’atteggiamento nel riconoscere come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere ma, contemporaneamente, nel non volerli nel proprio territorio