Archivi categoria: STORIA

Incontri ravvicinati

Negli anni ’80 durante le vacanze natalizie in Val Gardena un giorno andammo a sciare sul Monte Pana.
Durante la giornata stremato e con un voglia di andare in bagno pazzesca entro nello Sport Hotel Monte Pana.

Faccio le cose che dovevo fare ed uscendo e di spalle vede una uomo accerchiato da Carabinieri che mi ricorda qualcuno. Cerco di capire meglio chi è … mi viene un colpo
è lui il Presidente della Repubblica SANDRO PERTINI.
Cerco di dire qualcosa, ma l’emozione mi blocca mi esce solo un timido e poco lineare … ma è lei signor presidente.

Lui con quella sua vocione tipica mi fa:
VIA SU GIOVANE MI FACCIA ANDARE DOVE E’ ANDATO LEI ADESSO …..

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Info propedeutiche alla lettura di ATTI UMANI di Han Kang

Durante i moti, i cittadini di Gwangju, il bastione dell’opposizione democratica, si sollevarono contro la dittatura di Chun Doo-hwan, instaurata dopo l’assassinio del presidente Park Chung-hee nel 1979. I rivoltosi presero controllo del centro città prima che l’esercito reprimesse severamente le proteste, riprendendo il controllo dei luoghi il 27 maggio. Il leader politico democratico Kim Dae-jung venne condannato a morte in seguito agli eventi, ma graziato in seguito.

Vi furono scontri tra studenti dell’Università Nazionale di Chonnam e forze armate a causa delle proteste degli studenti per la chiusura dell’ateneo. Ci furono circa 2000 o 3000 vittime rimaste sul terreno della università.

Sotto Chun Doo-hwan, questi eventi vennero presentati alla popolazione come una rivolta comunista; una volta instaurato un regime democratico nel paese, il massacro venne riconosciuto come une violenta repressione di un movimento che mirava a difendere le libertà individuali dei coreani.

Nel 1997, i presidenti Chun Doo-hwan e Roh Tae-woo vennero condannati in un processo nel quale erano anche accusati della responsabilità del massacro di Gwangju coupables, assieme a 17 altri imputati. Vennero graziati in seguito. Nel 2002 fu creato un cimitero nazionale per le vittime del massacro e il 18 maggio venne dichiarata giornata nazionale di commemorazione.

FONTE: WIKIPEDIA

Agenda Letteraria 14 Luglio

1916: Nasce a Palermo Natalia Levi Ginzburg

INCIPIT LESSICO FAMIGLIARE
Nella mia casa paterna, quand’ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: – Non fate malagrazie!
Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: – Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! non fate potacci!
Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire.
Diceva: – Voialtri non sapete stare a tavola! Non siete gente da portare nei loghi!
E diceva: – Voialtri che fate tanti sbrodeghezzi, se foste a una table d’hôte in Inghilterra, vi manderebbero subito via.

1982: Muore a Lugano Giuseppe Prezzolini

  • L’italiano è un popolo che si fa guidare da imbecilli i quali hanno fama di essere machiavellici, riuscendo così ad aggiungere al danno la beffa, ossia l’insuccesso alla disistima, per il loro paese. Da molti anni il programma degli uomini che fanno la politica estera sembra riassumersi in questo: mani vuote, ma sporche.
  • I veri italiani sono pochissimi. La maggior parte di coloro che si fanno passare per italiani, sono in realtà piemontesi, toscani, veneti, siciliani, abruzzesi, calabresi, pugliesi e via dicendo. Appena fuori d’Italia, l’italiano torna ad essere quello che è: piemontese, toscano veneto ecc. L’italiano sarà un prodotto dell’Italia, mentre l’Italia doveva essere un prodotto degli italiani.
  • La storia d’Italia è la storia di Spagna e di Francia, d’Alemagna e d’Austria, e in fondo, storia d’Europa. Lo sforzo degli storici per creare una storia d’Italia dimostra come si possa spendere molto ingegno per una causa poco ingegnosa, come accade a quei capitani che si fanno valorosamente ammazzare per una causa infame.
  • L’Italiano è di tanto inferiore al giudizio che porta di se stesso di quanto è superiore al giudizio che ne danno gli stranieri. Le sue qualità migliori sono le ignorate e i suoi difetti peggiori sono i pubblicati da tutta la fama.
  • La famiglia è l’unico aggregato sociale solido in Italia. Il comune è l’unico organismo politico sentito in Italia. Tutto il resto è sentimento generico di classi intellettuali, come la patria; o astrattismo burocratico, come la provincia; o mito vago, che nasconde spinte economiche molto ristrette ed egoistiche, come l’internazionale.
  • Tutto è in ritardo in Italia, quando si tratta di iniziare un lavoro. Tutto è in anticipo quando si tratta di smetterlo.
  • Il tempo è la cosa che più abbonda in Italia, visto lo spreco che se ne fa.

 

 

Io, piccola ospite del Fuhrer – Helga Schneider

9669173Interessante documento sugli ultimi periodi dell terzo reich .
Una testimone oculare ci racconta la Berlino degli ultimi giorni.

TERZA DI COPERTINA
È il Natale 1944: la piccola Helga, suo fratello e alcuni “perfetti bambiniariani” sono ospiti per tre giorni nel bunker di Hitler. In una Berlino ormaidistrutta e in fiamme, emerge lo smarrimento e l’inconsapevole leggerezza deibambini in gita nell’epicentro del terremoto. Un racconto bruciante, dove alvalore della testimonianza si aggiunge l’intensità del ricordo d’infanzia.Helga Schneider è nata in Polonia e cresciuta in Germania e in Austria, paesed’origine dei genitori. Vive a Bologna dal 1963 dove ha svolto attività digiornalista. Scrive in italiano ed è autrice di romanzi.

Julian Barnes – Il Porcospino

_il-porcospino-1491509250Romanzo vecchio, ripubblicato ultimamente da Einaudi, uscito ad inizio degli anni 90 e risente degli avvenimenti messi in moto dalla Caduta del muro di Berlino.

Descrizione

«Un piccolo capolavoro di satira politica: convincente, arguto, efferato.» – Robert Harris

«La struttura impeccabile del romanzo costituisce la gabbia nella quale si manifestano personaggi di furiosa energia narrativa.» – The Daily Telegraph

Dopo la caduta del regime comunista in un innominato paese dell’Est europeo, l’ex Presidente Stoyo Petkanov viene sottoposto a giudizio da un governo che si definisce democratico. A condurre il processo nel ruolo dell’accusa è Peter Solinsky, docente di giurisprudenza e figlio di una delle vittime. L’uscita di scena del leader deposto, vero e proprio capro sacrificale, è intesa a purificare decenni di terrore e falsità e a celebrare l’avvento di un nuovo corso della storia. Ma qualcosa si guasta strada facendo, il meccanismo si inceppa, e nel lamento delle pance vuote della nazione si conclude che «spesso la storia è soltanto quello che succede. Solo piú tardi diventa interessante». Il Procedimento Penale Numero 1 ha inizio il 10 gennaio davanti alla Corte suprema. L’ex Presidente di un innominato paese dell’Europa dell’Est arriva sotto scorta militare: una figura bassa, tarchiata, con indosso un impermeabile abbottonato e i suoi soliti occhiali spessi, con le lenti leggermente colorate. Scende dalla Čajka, si leva il cappello e mette in mostra ancora una volta una testa che la nazione non stenta a riconoscere, per via dei numerosi francobolli che l’hanno raffigurato. È Stoyo Petkanov, Presidente destituito e intransigente veterano del partito lealista, finalmente chiamato a rispondere dei propri reati. In aula deve scontrarsi con il Pubblico Ministero Peter Solinsky, figlio di un intellettuale del Partito e vittima del regime. In un paese abituato a nascondere e tacere, la diretta televisiva è una delle tante trovate della pubblica accusa. La popolazione vorrebbe vederlo inchiodato per reati gravissimi – omicidio di massa, tortura, rovina della nazione – ma finirà per essere condannato per reati minori e solo grazie a un sotterfugio. Ispirandosi al modello del romanzo politico, Julian Barnes offre un crudele affresco della transizione che l’Europa dell’Est intraprende con l’emergere di un ordine democratico, ma le differenze tra buona e cattiva ideologia, tra comunismo sovietico e capitalismo occidentale rimangono volutamente sfocate e sul palcoscenico della vicenda si manifesta il rovescio di un presunto mondo nuovo. Solinsky percorre un cammino destinato a condurlo a consapevolezze scomode sul sistema, sulla speranza democratica e, in ultima analisi, su di sé. D’altro canto le parole con le quali il deposto dittatore sfida «il lato banale della virtú» sono acute, taglienti e capaci di rivelare confini fumosi tra il mito stanco del passato e l’illusione fragile del domani, arando solchi di verità moleste anche nei semplici testimoni della Storia.

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