Era il 1951 ……

il Po straripava inondando tutto il Polesine e il Delta. In tutta Italia vennero ospitate molte famiglie con bambini provenienti da quelle zone. Forse tra gli intrepidi abitanti di Gorino, che con il moschetto in mano e un “mene frego” nel cuor e a rischio della propria incolumità hanno valorosamente respinto l’invasione  del loro suol natio da parte di un bellicoso esercito formato da 11 donne, alcune anche in attesa, dicevo forse fra di loro ci sono anche i nipoti, i figli di quelle persone che nel 1951 vennero ospitate in tutta italia.

SI FA PRESTO A DIMENTICARE.

Dobbiamo anche ricordarci e non dimenticare che quello che è successo oggi a GORINO non è un fatto locale, ma potrebbe accadere ovunque (Capalbio lo scorso anno è l’esempio perfetto) ed è la politica qualunquista del NIMBY … Not in my back yard … non nel mio cortile …. ovvero L’atteggiamento nel riconoscere come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere ma, contemporaneamente, nel non volerli nel proprio territorio

Scene da una battaglia sotterranea – Rodolfo Fogwill

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Grottesco e ironico, con questo romanzo Fogwill ci racconta quello che la guerra rappresenta e/o ha rappresentato in tutti i tempi e in qualsiasi posto nel mondo.
ALIENAZIONE. Alienazione che non colpisce solo i militari che stanno combattendo, ma anche i civili che rimangono a casa attraverso le immagini televisive trasmesse in continuazione. Un romanzo di fantasia, ma come ebbe a dire Hugo Sanchez la cosa più reale che si possa leggere sulle Malvinas

TERZA DI COPERTINA
Scritto in soli tre giorni durante la guerra delle Malvine, Scene da una battaglia sotterranea racconta la guerra di chi, privo di ogni speranza, non combatte per la patria o per un ideale, ma per la mera sopravvivenza: un gruppo d’imboscati dell’esercito argentino vive sottoterra, in condotti scavati tra le pietre e il fango delle Falkland; sono giovani soldati disillusi che barattano con il nemico informazioni sensibili in cambio di sigarette, zucchero e cibo in scatola: una tribù ironica e disperata in cui dalla più brutale materialità rinascono a volte barlumi di legami umani autentici. Scritto «non contro la guerra ma contro una maniera stupida di pensare la guerra e la letteratura», questo romanzo è il capolavoro di un grande autore da scoprire.

7 Luglio 1960 …. la strage dimenticata

« Compagno Ovidio Franchi, compagno Afro Tondelli, / e voi Marino Serri, Reverberi e Farioli / dovremo tutti quanti aver d’ora in avanti / voialtri al nostro fianco per non sentirci soli »

resto
La strage di Reggio Emilia, più nota come morti di Reggio Emilia, è un fatto di sangue avvenuto il 7 luglio 1960 nel corso di una manifestazione sindacale durante la quale cinque operai reggiani, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli, tutti iscritti al PCI furono uccisi dalle forze dell’ordine.
Nota anche con il termine di “fatti di Reggio Emilia”, la strage fu l’apice di un periodo di alta tensione in tutta l’Italia , in cui avvennero scontri con la polizia. I fatti scatenanti furono la formazione del governo Tambroni, governo monocolore democristiano con il determinante appoggio esterno del MSI, e l’avallo della scelta di Genova (città “partigiana”, già medaglia d’oro della resistenza) come sede del congresso del partito missino. Le reazioni d’indignazione furono molteplici e la tensione in tutto il paese provocò una grande mobilitazione popolare.
L’allora Presidente del Consiglio, Fernando Tambroni, diede libertà di aprire il fuoco in “situazioni di emergenza” ed alla fine di quelle settimane drammatiche si contarono undici morti e centinaia di feriti. Queste drammatiche conseguenze avrebbero costretto alle dimissioni il governo Tambroni.
La sera del 6 luglio la CGIL reggiana, dopo una lunga riunione, proclamò lo sciopero cittadino. La prefettura proibì gli assembramenti, e le stesse auto del sindacato invitarono con gli altoparlanti i manifestanti a non stazionare durante la manifestazione. L’unico spazio consentito, la Sala Verdi che aveva una capienza di 600 posti, era troppo piccolo per contenere i 20.000 manifestanti. Un gruppo di circa 300 operai delle Officine Meccaniche Reggiane decise quindi di raccogliersi davanti al monumento ai Caduti, cantando canzoni di protesta.
Alle 16.45 del pomeriggio una carica di un reparto di 350 poliziotti al comando del vice-questore Giulio Cafari Panico, investe la manifestazione pacifica. Anche i carabinieri, al comando del tenente colonnello Giudici, partecipano alla carica. Incalzati dalle camionette, dai getti d’acqua e dai lacrimogeni, i manifestanti cercano rifugio nel vicino isolato San Rocco, per poi barricarsi letteralmente dietro ogni sorta di oggetto trovato, seggiole, assi di legno, tavoli del bar e rispondendo alle cariche con lancio di oggetti. Respinte dalla disperata resistenza dei manifestanti, le forze dell’ordine impugnano le armi da fuoco e cominciano a sparare.
Sul selciato della piazza caddero:
Lauro Farioli (1938), operaio di 22 anni, orfano di padre, sposato e padre di un bambino.
Ovidio Franchi (1941), operaio di 19 anni, il più giovane dei caduti.
Marino Serri (1919), pastore di 41 anni, partigiano della 76a, primo di sei fratelli.
Afro Tondelli (1924), operaio di 36 anni, partigiano della 76a SAP, è il quinto di otto fratelli.
Emilio Reverberi (1921), operaio di 39 anni, partigiano nella 144a Brigata Garibaldi era commissario politico nel distaccamento “G. Amendola”.
I fatti furono cantati in una celebre canzone di Fausto Amodei, dal titolo Per i morti di Reggio Emilia, ripresa anche dal gruppo degli Stormy Six nel loro album “Guarda giù dalla pianura” e, più recentemente, alla base del romanzo di Paolo Nori del 2006 Noi la farem vendetta.

Articolo dal sito dell ANPI

 

 

Sistemi alimentari in voga ….

Inizio subito dicendo: –SONO OMNIVORO.
Mangio carne … sempre meno, ma ne mangio. Se ne è sempre mangiata da quando sono al mondo. Non mi fa piacere che un animale venga ucciso per sfamarmi, ma gli uomini hanno sempre cacciato per alimentarsi, così come hanno sempre coltivato i campi.
Capisco e condivido la scelta ETICA dei vegetariani di non cibarsi di carni per evitare sofferenze agli animali.

Non capisco però le altre scelte alimentari,
non le capisco da un punto di vista
ETICO e MORALE.

Per esempio chi non si ciba di prodotti animali dice che lo fa perché gli animali vengono sfruttati per darci UOVA, LATTE, LANA, FORMAGGI ….dimenticando milioni di persone che vengono sfruttate per raccogliere frutta e verdura

La   risposta che spesso ottengo è che gli uomini possono scegliere, gli animali no. Questa è la parte che capisco e rispetto meno. Cari “alternativi” i frutti, le verdure non crescono sui banchi dei supermercati dove la miseria non fa nemmeno capolino. Credete davvero nella possibilità di scelta degli immigrati ? Quale potevano fare ? Ammazzarsi per pochi spiccioli e sopravvivere in un paese che non li vuole … o morire di fame direttamente nel paese dove sono nati. Ecco la scelta.

Un feroce ed insaziabile assassino

111166799Omar Marteen, il militante dell’ISIS che ha ucciso oltre 50 persone a Orlando, in Florida, adesso esce fuori che era un frequentatore assiduo non solo di quel Club, ma anche di Chat LGBT. Alcuni vecchi compagni di Università si ricordano di aver ricevuto avances da Omar.
Quindi ? Cosa cambia ? E’ più o meno colpevole ? Anche se commettendo questa strage avesse ucciso l’ombra (l’omosessuale che era in lui) è forse per questo più o meno   colpevole ?
Quello che mi fa arrabbiare è dover trovare un etichetta: ISIS, religione, islam e adesso omosessuale …. come a dire non era uno di noi è diverso da noi.

Perché, invece, non chiamarlo con il nome e con le parole che già esistono in tutte le lingue del mondo:
FEROCE ED INSAZIABILE ASSASSINO

 

La banalità del male – Hanna Harendt

4160244TERZA DI COPERTINA
Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell’11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l’11 aprile 1961, doveva rispondere di 15 imputazioni. Aveva commesso, in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico e numerosi crimini di guerra sotto il regime nazista. L’autrice assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il “New Yorker”, sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro il caso Eichmann. Il Male che Eichmann incarna appare nella Arendt “banale”, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori sono grigi burocrati.

Nessun commento, nessuna recensione, nessuna parola.

Invisibile ovunque – Wu Ming

copNel 2015 è stato celebrato il centenario di quella che viene chiamata “La Grande Guerra”.
Questo libro va controcorrente … non racconta gesti eroici di italici militari, anzi

ci racconta la sofferenza, le paure, l’orrore che provarono coloro che, giovanissimi, si trovarono catapultati nelle trincee, coinvolti in una carneficina imposta da strategie di guerra che non tenevano in alcun conto la perdita di vite umane.

ci racconta di una guerra da cui scappare, un male da evitare con qualsiasi mezzo pur di far salva la pelle.

ci racconta, inoltre, con fonti documentali l’esistenza di una compagnia di soldati-pittori che portarono sul fronte orientale i primi esperimenti di camuffamento al punto che in alcune memorie tedesche si parla perfino di “crucchi” che avrebbero visto dei soldati italiani sbucati dalla terra invadere improvvisamente i loro camminamenti.

Comunque in tutti i casi una ricerca dell’invisibilità per trovare una via di fuga alla morte certa in una guerra sbagliata e condotta ancora peggio

[LIBRO] La morte dell’avversario – Keilison Hans

imagesL’attrazione per il proprio carnefice e il bisogno animale della preda di avere un predatore vivo per dare senso alla propria esistenza contestualizzata nella Germania hitleriana.
Cit. dal Libro
Un giorno il Kaiser decise di far visita allo Zar il quale fu ben lieto di ospitare il cugino, in una delle sue tenute di caccia più belle. Il Kaiser durante la vacanza russa, fra l’altro, sottolineò più volte al cugino di quanto lo invidiasse per gli splendidi esemplari di alci che popolavano i suoi boschi, mentre in Germania non ne era rimasto vivo nessuno.
Lo Zar che aveva grande stima e simpatia per il cugino, quando venne il momento di congedarlo, gli fece dono di una splendida mandria di alci.
Il Kaiser, al settimo cielo, tornato a casa,radunò tutti i suoi guardiacaccia e ordinò loro di individuare un territorio salubre per clima e flora dove le sue alci avrebbero potuto vivere felici.
Dopo alcuni mesi però, i guardiacaccia cominciarono a registrare una moria di questi splendidi animali. Il Kaiser , su tutte le furie convocò i migliori veterinari, biologi, geologi del regno, ma tutti lo rassicurarono sulla bontà del fieno, delle foglie, del clima e della morfologia del territorio, senza tuttavia individuare la causa della moria. Alla fine lo Zar, contrariato inviò in Germania il suo miglior guardiacaccia che esaminò le bestie morte, il terreno,il fieno, poi si recò dal Kaiser e disse: “Maestà la sua tenuta è perfetta, c’è solo un problema,direi una mancanza”. “Che problema? ,Che cosa manca?”chiese il Kaiser.
Il guardiacaccia rispose: “Maestà, mancano i lupi”. Il Kaiser :”I lupi? Come è possibile, ho capito bene? I lupi?”
“Sì, maestà, le alci hanno bisogno anche dei lupi” , detto questo salutò e se ne tornò in Russia, fra le sue alci e i suoi lupi.
TERZA DI COPERTINA
Il Romanzo, scritto da Keilson mentre viveva in clandestinità in Olanda e pubblicato per la prima volta nel 1947, “La morte dell’avversario” è l’autoritratto di un giovane che sente di non potersi sottrarre al fascino di un anonimo avversario che sta conquistando il potere nella Germania degli anni Trenta. È un sentimento che avverte nascere dentro di sé dal momento in cui, bambino, ascolta di nascosto le preoccupate conversazioni dei genitori su un controverso leader politico chiamato B. che ha iniziato la sua scalata al potere. Giunto alla convinzione che avere un nemico è indispensabile alla propria sopravvivenza, quando finalmente ascolta i discorsi di B. il protagonista, ormai adulto, rimane abbagliato da quelle parole e comincia a capire chi è davvero il suo avversario. Capisce soprattutto che B. ha bisogno di lui tanto quanto lui ha bisogno di B. Ci sono odio e disprezzo, nel suo animo, ma anche un forte senso di superiorità e una sinistra fascinazione. Da questa profonda, spaventosamente lucida riflessione, mossa da un bisogno insaziabile di verità, nasce un racconto sconvolgente non tanto per l’evocazione dei crimini commessi da Hitler, quanto per la capacità di comprendere, da parte del perseguitato, le ragioni che animano il suo persecutore e le proprie reazioni, cercando una logica anche dove essa sembra non esistere.