Quel che dissero i cinquant’anni

Quando ero giovane erano i vecchi i miei maestri.
Lasciai fuoco per forma fino a spegnermi.
Soffrivo come un metallo che fosse forgiato.
Andavo a scuola dai vecchi per imparare il passato.

Ora che sono vecchio ho per maestri i giovani.
Quel che non può modellarsi deve essere infranto o piegato.
Lezioni mi torturano e riaprono antiche suture.
Vado a scuola dai giovani per imparare il futuro.

When I was young my teachers were the old.
I gave up fire for form till I was cold.
I suffered like a metal being cast.
I went to school to age to learn the past.

Now I am old my teachers are the young.
What can’t be molded must be cracked and sprung.
I strain at lessons fit to start a suture.
I go to school to youth to learn the future.

Robert Frost

San Silvestro

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano,
signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest’anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo
fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete
almanacchi?
Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse
l’anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi
paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche
tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né
meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io,
o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il
principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto;
e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno
vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non
potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri
patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si
sa dell’anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti.
Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato
tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato
più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto
di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male,
nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la
vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita
passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar
bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non
è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi
nuovi; lunari nuovi.

[note]Giacomo Leopardi, Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un
passeggere – dalle Operette morali [/note]

Santo Stefano

in fondo niente finisce
(un amore, una amicizia, un lavoro)
perché tutto si trasforma.

non sono certo il primo a dirlo.
ma sinceramente non so se mi rincuora.

e ché spesso la mia mente
viene costretta
ad aprire cassetti
incasinati o sempre
maledettamente vuoti

Lei
si ferma sorride,
si gira,
abbassa la testa,
non torna sui suoi passi
chiude la porta dietro di sé

dicendo addio.

cala il sipario.
gran colpo di teatro.
shakespeare lo sapeva bene.

Natura morta

Nonostante la stanchezza non stacco la spina e non mollo la presa.

Sento il sibilo delle lingue dei serpenti.

 

Questo dovrebbe non essere un problema mio.

 

Io dovrei essere sereno, rilassato.

Forse non felice, ma sicuramente

consapevole

che questa è la strada.

Che questo sia il mio percorso.

 

Spesso non ho saputo resistere e ho dovuto concedere.

Spesso non sono stato forte ed ho dovuto incassare.

 

Oggi cerco di non cedere e nemmeno di cassare.

Oggi me ne frego.

 

Me ne frego di te, di voi, di loro e di tutti gli altri.

Esatto hai capito bene

 

Come nella migliori famiglie io mi fermo al piano superiore.

 

Quando i miei nervi saranno tesi e la crisi inevitabile,

saprò come scegliere, forse, i miei obiettivi.

 

Ragionare non significa desistere.

Deferenza non vuol dire deficienza.

Percio’ sentimi bene.

 

Questa non e’ un’altro lamento

Prendetemi cosi’ o lasciatemi stare.

Perche’ ho le palle piene dei minorati mentali.

Della scarsita’ di sentimenti.

 

Non esistono più eroi, neanche per un giorno,

ma esistono molti deficienti per tutta una vita.

Questo non e’ un titolo

in fondo niente finisce
(un amore, una amicizia, un lavoro)
perché tutto si trasforma.

non sono certo il primo a dirlo.
ma sinceramente non so se mi rincuora.

e ché spesso la mia mente
viene costretta
ad aprire cassetti
incasinati o sempre
maledettamente vuoti

Lei
si ferma sorride,
si gira,
abbassa la testa,
non torna sui suoi passi
chiude la porta dietro di sé

dicendo addio.

cala il sipario.
gran colpo di teatro.
shakespeare lo sapeva bene.

Intervento inopportuno e disturbatore