Mi dispiace per chi non c’era

Summertime Blues Out In The Street { lyrics } Radio Nowhere { lyrics } Prove It All Night { lyrics } The Promised Land { lyrics } Spirit In The Night { lyrics } None But The Brave { lyrics } Hungry Heart { lyrics } [Tour Premiere] Candy’s Room { lyrics } Darkness On The Edge Of Town { lyrics } Darlington County { lyrics } Because The Night { lyrics } She’s The One { lyrics } Livin’ In The Future { lyrics } Mary’s Place { lyrics } I’m On Fire { lyrics } Racing In The Street { lyrics } The Rising { lyrics } Last To Die { lyrics } Long Walk Home { lyrics } Badlands { lyrics } Girls In Their Summer Clothes { lyrics } Detroit Medley Born To Run { lyrics } Rosalita { lyrics } Bobby Jean { lyrics } Dancing In The Dark { lyrics } American Land { lyrics } Twist And Shout [Tour Premiere] Mi stò riprendendo adesso …… il “Boss” e’ come il vino buono più invecchia e più migliora. Ieri sera mi e’ sembrato il miglior concerto visto di Bruce. Voglia di suonare, di contatto fisico con il pubblico, voglia di “let’s the party starter” … voglia di divertirsi. Una bella emozione.

Quando hai uno di quei giorni in cui il tuo lavoro ti pesa, prova questo metodo:

tornando a casa la sera entra in farmacia e compera un termometro rettale fatto da Johnson and Johnson, sii sicuro di prendere questa marca. Quando sei a casa, chiudi la porta, spogliati, stacca il telefono cosi non sei disturbato durante la terapia. Mettiti in abiti comodi e sdraiati sul letto, apri la scatola del termometro, posalo sul comodino con cura perche’ non si rompa, prendi il foglietto che lo accompagna e leggilo: noterai che riporta la seguente dichiarazione

“OGNI TERMOMETRO RETTALE PRODOTTO DA JOHNSON AND JOHNSON E’ TESTATO PERSONALMENTE”

Adesso chiudi gli occhi e per 5 volte ripeti ad alta voce:
“Sono cosi felice di non lavorare per il controllo qualita’ della Johnson and Johnson” ,
e ricorda c’e’ sempre qualcuno che ha un lavoro piu’ schifoso del tuo

Inedito di Bob Dylan ? No è Pete Molinari

Alcuni anni fà in Italia venen la modo di clonare i nostri cantautori più importanti e farne uscire alcune “fake”. Provate ad ascoltare Pete e ….. poi ditemi
Le atmosfere riportano direttamente al primo Bob Dylan, sebbene la voce sia più ambigua del celebre nasale del menestrello di Duluth. Ma riportano anche a certe cose di Hank Williams e Woody Guthrie. Invece il cantante si chiama Pete Molinari. Cognome italiano, origini sia maltesi sia egiziane sia italiane. E viene da Chapham, Kent, Inghilterra. Il suo primo singolo, “A virtual landslide”, uscito per una nuova etichetta discografica, non è stato esattamente un successo: su iTunes ha guadagnato in tutto 27 dollari. Ora si spera che l’impatto negativo non abbia scoraggiato il cantautore, perché il talento c’è e si vede, anzi si sente. Un talento affinato in quasi due anni di peregrinazioni negli Stati Uniti, anche in locali che furono frequentati da Jack Kerouac. Il mensile britannico “Q” ha scritto che la sua è “una voce straordinaria” che suona come qualcosa registrato “verso il 1952”. “Mojo” ha parlato di “folk-blues superbo”.

Alcune parti di questo post sono tratte da:
ROCKOL TICINONEWS RADIO 3iii
che riportano lo stesso articolo con proprio Copyright.

Cito Fabio Volo

“Mi sento come uno scalatore appeso alla parete rocciosa che vede solo ciò che ha davanti appiccicato al naso, e non riesce più a vedere la cima, la vetta, il motivo per cui sta scalando, e nemmeno cosa sta scalando. Forse ho bisogno di scendere un attimo e chiarirmi bene le idee.”

Beh si questa è la mia situazione attuale.
Ho così tante, troppe, cose da fare …
tante, troppe, a cui pensare che
spesso non riesco a vedere il frutto di questi sforzi
Continuo, come la scalatore di Volo, a salire la montagna
ma senza la cognizione di dove stò andando
e perché stò andando in quella direzione ….

Ci vado perché è la mia volontà, oppure perché non posso fare altro
che salire e continuare a scalare sperando un domani di arrivare in vetta.

Fermarsi ? Beh l’idea e’ lì nella mente che martella in continuazione.
Fermati. lasciati andare. molla tutto. torna indietro.

Alta Fedeltà – Nick Horby

l’unico romanzo generazionale che mi sia piaciuto, forse perché scritto da un mio coetaneo (ho qualche, diversi, anno di meno) forse perché parla
in tanti posti di me. C’e’ una pagina stupenda nella quale parla del suo negozio di dischi, dei colleghi, dei clienti, Dopo averla letta normalmente l’ho riletta di nuovo cambiando da dischi a libri …. e cappero parlava di me. 4 Stelle.

Middlesex – Jeffrey Eugenides

L’ho finito di leggere e la sensazione che lascia e’ strana.
E’ un romanzo che parla dei cambiamenti verso il “sesso” e
le sessualità non-regolari durante il 900 negli USA, è un romanzo
che narra l’epopea di una famiglia scampata ad una guerra che trova
rifugio nella terra promessa.
E’ un romanzo che parla della scoperta della sessualità da parte dei giovani americani nel corso dell’ultimo secolo.
E’ un romanzo che parla delle difficoltà di integrazione fra etnie e culture diverse.
Tanta … troppa carne al fuoco a volte soporifero

Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami

Onirico, visionario, spesso assurdo come solo i sogni possono esserlo. Tutti i personaggi sono alla ricerca della loro identità e della identificazione del loro IO.

Un continuo contraltare fra la realtà e il sogno e come ha detto Yeats, che Murakami cita:
Nei sogni iniziano le responsabilità e certamente nei/dai sogni inziano gli scritti di H.Murakami

La Valle dell’Eden – John Steinbeck

Io credo che i libri, i grandi libri sicuramente, ci scelgano decidono loro quando farsi leggere quando e’ il momento giusto. Decidono inoltre se farsi leggere tutto di un fiato e se farsi centellinare se donarsi come un gioco si “son et lumiere” oppure come tante piccole e scoppiettanti esplosioni nell’anima. “La valle dell’Eden” e’ un capolavoro della letteratura contemporanea. 669 pagine nell’edizione Arnoldo Mondadori Editore del 1954 nella collana Medusa. 669 pagine che non pesano e quando arrivi alla fine sei dispiaciuto vorresti che fosse di 670, poi 671 e poi non finire mai.
Affresco della società americana di inizio secolo pieno di continui riferimenti biblici come la storia dei due fratelli Adam e Charles che si ripropone in Caleb e Aron, come un’infinito ripetersi di Abele e Caino. Un gran bel libro. Regaletelo.
Un libro che lascia il segno nell’anima a chi è pronto a farsi rapire dai personaggi, dalla ambientazione, dalla scrittura fluida mai troppo fine a stessa anche nei capitoli dove Steinbeck lascia la narrazione e si lancia in filosofeggiamenti sul bene e sul male.