Antenna – Randy Taguchi

“Naomi” doveva essere per forza un nome fittizio, che questa donna
usava soltanto per il suo lavoro. Sarebbe andato bene se avessi chiesto
semplicemente:”C’e’ Naomi per favore?”. Non avevo mai telefonato a un
posto del genere, percio’ ero piuttosto agitato. Mi chiedevo che tipo
di donna potesse mai essere una mistress. Non riuscivo proprio a
immaginare come potesse essere nella realta’ una persona cosi’, di cui
conoscevo qualcosa solo attraverso le immagini stereotipate di film
e video. Il sadomasochismo m’incuriosiva non come comportamento fine
a se stesso, ma soprattutto per il tipo di relazione che implicava.
In poche parole, volevo capire quali erano precisamente il nesso e
il tipo di “comunicazione” esistenti fra individui con tendenze sadiche
e altri con tendenze masochistiche, nonche’ le differenze che c’erano
fra costoro e noialtri. Volevo scoprire quale fosse il senso alla
base di una comunicazione basata sul dolore fisico e mentale.”

Letture Confuse

“Accendo la radio a tutto volume. Le strade sono completamente
vuote e posso andare forte. Arrivo a un semaforo rosso e mi viene
la tentazione di passare lo stesso ma poi mi fermo perche’ vedo un
cartellone pubblicitario che non ricordo di aver mai visto prima e
voglio guardarlo bene. Dice solo <<Sparire Qui>> e anche se probabilmente
e’ soltanto la pubblicita’ di qualche villaggio vacanze, quella scritta
mi fa sballare, cosi’ picchio sull’accelleratore e la macchina schizza
via stridendo oltre il semaforo. Mi metto gli occhiali da sole anche
se fuori e’ ancora quasi buio e continuo a guardare nello specchietto
retrovisore, con la strana sensazione che qualcuno mi stia seguendo.
Arrivo a un altro semaforo e solo allora mi accorgo di aver dimenticato
la sciarpa di Blair; l’ho dimenticata da Griffin”.

(”Au Sable” da “Misfatti. Racconti di trasgressione.” di Joyce Carol
Oates – Tascabili Bompiani – 2007)

Cronache del Rhum – Hunter Thompson

“Come quasi tutti, ero un arrivista, un tarantolato, uno scontento
cronico e spesso e volentieri un attabrighe idiota. Non ero
abbastanza pigro per stare a riflettere, ma credevo che in qualche
modo il mio istinto avesse ragione. A volte condividevo il loro
ottimismo, che alcuni di noi avrebbero fatto carriera, che in fondo
avessimo imboccato la retta via, e che i migliori sarebbero
cartamente arrivati in cima. Allo stesso tempo, provavo l’oscuro
presentimento che la vita che facevamo fosse una causa persa, che
non facessimo altro che recitare, prendendoci per il culo a vicenda
in un’odissea senza senso. Era la tensione tra questi due poli – un
idealismo inquieto da un lato e l’incombere di un destino tragico
dall’altro – che mi dava la carica.”

Radiohead – In Rainbow

In questo momento il mondo si divide in due, chi considera i Radiohead degli innovatori e chi pensa che si siano “solo” scelti una buona $trategia di marketing. Non stà certamente a me decidere da che parte stanno Tom Yorke e i suoi Radiohead, io posso solo dire che ho trovato il disco interessante, non semplice, ma con dei buoni spunti. Niente a che fare con i primi dischi quando i RH erano ancora giovani e con tanta voglia di sperimentare.

Non ho voglia

parlare, bere, contare alla rovescia
lasciare, spendere, giocare, dedurre
tacere, dire, fare e pensare
abbandonare, baciare e dire ti amo
mentire, fumare, godere e piangere
costruire, distruggere e sputtanare tutto
ricostruire, piantare un albero
volare, ridere, piangere e ascigure
guardare, esagerare,
sbroccare, pulire
e dormire
pensare che e’ tutto finito e reiniziare da capo
insultare il creato

Non ho voglia
perché
il mio cuore sanguina
e la ferita
non si rimargina

La casa del sonno – Jonathan Coe

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I personaggi, di questo libro, sono costantemente immersi nel dubbio, nella ricerca di una definizione di sé, nell’esplorazione introspettiva, nell’incertezza.
Il tema profondo del libro è l’identità. I personaggi sono colti in quella fase di incertezza e di transizione che è propria della giovinezza, quando si esplora e si ricerca la propria identità intellettuale, emotiva e sessuale.

TERZA DI COPERTINA

Dopo La famiglia Winshaw, un altro caleidoscopio di invenzioni narrative e un’altra girandola di personaggi ora commoventi ora comici, in un dormiveglia caotico che non conosce riposo. In La casa del sonno si racconta l’avventura di un gruppo di giovani. Da studenti, nei primi anni Ottanta, vivono tutti nella severa Ashdown: Gregory, che studia medicina e ha la mania di spiare il sonno altrui; Veronica, una lesbica volitiva, ultrapoliticizzata e appassionata di teatro; Terry, che dorme quattordici ore al giorno e da sveglio sogna di girare un film che richiederà cinquant’anni di riprese; Robert, romantico studente di lettere, che scrive poesie d’amore per Sarah; e Sarah, appunto, intorno alla quale girano le vicende di tutti gli altri. Dodici anni dopo, Ashdown è diventata una clinica dove si cura la narcolessia e nei sotterranei si svolgono oscuri esperimenti. E’ un autentico “castello dei destini incrociati”, dove si avverano sogni e si dissolvono visioni; dove c’è chi dorme troppo e chi troppo poco, chi ama sognare piuttosto che vivere e chi non vorrebbe perdere un solo minuto di vita nel sonno. E, mentre si interroga ossessivamente sul valore e il significato del sonno, l’eterogenea comunità di studenti, diventata adulta, inciampa nel malessere, nella follia e nelle comiche incongruenze della vita.

Non e’ un paese per vecchi – Cormac McCarthy

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Come sempre c’è chi fa la storia e chi la subisce. I morti alla fine non si contano e a chi resta in questo mondo non rimane che vivere la propria esistenza sapendo che in fondo rappresenta un mistero e che una speranza o una promessa sono necessari per poter continuare.

“Per governare la gente perbene non ci vuole niente. La gente cattiva non si può governare affatto. O almeno a me non risulta che ci sia mai riuscito nessuno”
“C’è una strada che va in California e un’ altra che torna indietro. Ma il modo migliore per andarci sarebbe semplicemente ritrovarsi lì”.



La notte dell’oracolo – Paul Auster

Non ti molla fino alla fine…..
Avvincente il gioco di “scatole cinesi” della storia nella storia, del libro dentro il libro, e l’inestricabile legame tra passato, presente e futuro, tra realtà vissuta, realtà sognata e realtà scritta
Quanto al finale non è molto eclatante ma generalmente è la vita che molto spesso ti riserva epiloghi consueti e facilmente prevedibili.



Liverpool – Por Favor Sucesso (1969)


Faixas:
01. Por Favor Sucesso
02. Que Mania
03. Cabelos Varridos
04. 13o. Andar
05. Blue Haway
06. Você Gosta
07. Olhai os Lirios do Campo
08. Voando
09. Planador
10. Água Branca
11. Impressões Digitais
12. Paz e Amor
13. Tão Longe de Mim

Un buon gruppo nato con i suoni del rythm’n’blues alla Rolling Stones, al quale aggiungeva i suoni del “tropicalismo” e delle band psichedeliche californiane, una sorta di contaminazione ante-litteram.

Quintetto formato da ragazzi del barrio operaio di IAPI, Zona a Nord di Porto Alegre.

Un misto di Classic Rock anglo-americano in salsa “tropicalista”

Il disco si apre con il brano che da il titolo a tutto l’album e contiene delle buone composizioni con un mix di brani strumentali e testi che raccontano le aspettative della gioventù brasiliana di quel periodo.

Impossibile non notare durante l’ascolto Olhai os Lírios do Campo”, “Impressões Digitais” e “Voando”  con una vena che direi ultra-psichedelica.

La vena  contaminatrice la si può ascoltare nella bossa-rock”Planador” nella tropicalissima “Paz e Amor, nel folk-rock “Tão Longe de Mim” e nella rollingstoniana  “Que Pena”.

Passati oramai più di 30 anni dall incisione di questo disco spesso la musica può suonare datata.

Intervento inopportuno e disturbatore