zugzwang mossa obbligata – ronan bennet

Discreto romanzo di evasione senza errori storici.


La Rivoluzione è alle porte: San Pietroburgo è una città vitale e travolgente, centro nevralgico di una nazione in bilico sull’orlo di un cambiamento epocale. Qui la cavalleria prova a ricacciare indietro lo spettro del comunismo; l’antisemitismo mostra il suo volto più scellerato; lo zar è l’ago di una bilancia impazzita e un grande torneo di scacchi sta per iniziare. In un giorno di marzo, Gul’ko, rispettabile direttore di giornale, viene assassinato. Cinque giorni dopo il dottor Otto Spethmann, famoso psicoanalista freudiano, riceve la visita della polizia. La città è una ragnatela inestricabile di complotti in cui paiono coinvolti tutti: la sua adorata e ribelle figlia; un campione di scacchi in crisi; un virtuoso del violino donnaiolo e spendaccione; una signora dell’alta società tormentata da un incubo ricorrente. Spethmann è molto preoccupato e cerca, armato di una conoscenza profonda dell’animo umano e dei suoi istinti più nascosti, di dipanare il filo oscuro delle relazioni, di comprendere i moventi che spingono all’azione. Sulla sua scacchiera, disputa una partita reale e una simbolica nel tentativo di organizzare e non farsi travolgere dalle strepitose forze — politiche, storiche ed erotiche —che turbinano intorno a lui. Questo romanzo dal ritmo implacabile fa propria e porta ad altissimi livelli la metafora del thriller – che attraverso la strepitosa potenza narrativa dell’azione fa emergere con prepotenza i caratteri, le emozioni e i sentimenti degli uomini – per raccontare il destino, individuale e politico, dell’uomo.

Finchè morte non ci separi – laura nardi

MICRORECENSIONE
Ottimo intrigo che si svela solo alla fine. Non ci sono Serial Killer, luminol e super investigatori che risolvono tutto in cinque minuti.
Una lettura consigliata a chi piacciono le atmosfere stile Agatha Christie,

TERZA DI COPERTINA
Presso McHollister House, la dimora di campagna di Joseph, l’uomo prepara degli inaspettati inviti per riallacciare ogni rapporto sospeso, con il pretesto di discutere del suo ingente patrimonio. Qualche giorno più tardi, nella villa sopraggiungono la figlia Elizabeth, il fratello Patrick, padre Benjamin Hogan e il dottor Murdock. L’improvvisa morte del padrone di casa scuote l’animo degli ospiti, alimenta tra di loro i sospetti e il caso diventa man mano più intricato perché l’assassino sembra pronto a colpire ancora. Riusciranno Ben Benson e il detective Turner a risolvere il caso?

Il treno dei bambini – Viola Ardone

Amerigo cammina per le vie di Napoli dietro la madre Antonietta, donna di poche parole («le chiacchiere non sono arte sua»), spiando le scarpe della gente. È il suo gioco preferito: scarpa sana, punto vinto, scarpa rotta, punto perso. Le sue, di scarpe, lo fanno camminare un po’ storto, perché sono di seconda mano, e mai del numero giusto. Il padre non ce l’ha, è partito per l’America a cercar fortuna, ma in compenso nel vicolo ha molti amici. Tutti lo conoscono e lo chiamano Nobèl, perché parla tanto e sa un sacco di cose, dato che ascolta le storie di chiunque. Un giorno, però, Amerigo deve lasciare il vicolo e soprattutto la madre. È il 1946 e, come migliaia di altri bambini del Sud, sale su uno dei treni che attraversano l’intera penisola per andare a trascorrere un anno in una famiglia del Nord. Il Partito Comunista ha creato una rete di solidarietà per strappare i piccoli alla miseria delle zone più devastate dall’ultima guerra. Prima smarrito e nostalgico, poi sempre più curioso, a Modena Amerigo si affeziona alla nuova famiglia e, attraverso il «papà del Nord», scopre pure un talento per la musica. Sarà proprio questo, al suo ritorno a Napoli, a segnare il distacco doloroso da Antonietta, che non riesce più a capirlo. Fino a quando, cinquant’anni dopo, lui non tenta di ricomporre quella lacerazione, anche se è ormai troppo tardi.

I danni poi li pagano i bimbi

Oggi a lavoro è successa una cosa brutta (spero con tutte le mie forze di aver capito male o frainteso). Quando entrano i bambini e mi salutano e tentano di giocare io torno bambino e mi metto a fare i versi con un duenne.

Oggi un bambino ha preso una penna e ha iniziato a attirare la mia attenzione e ad usarla a mo di spada. Io ho inizato a duellare con una Bic e a ridere con lui.

La mamma l’ha preso di peso e portato via … e fuori ha iniziato a sgridarlo …
Non devi fare cosi ci sono persone cattive.

Spero di aver capito male

Morto Stalin, se ne fa un altro

Fantastico! Non solo commedia in questo film che ha del geniale in quanto mette a nudo la commedia del potere mentre ricostruisce in chiave caustica i momenti successivi alla scomparsa del “Compagno Stalin”. I voltafaccia dei funzionari di partito, la follia assoluta dei figli del defunto, il tentativo di occultare l’evidenza della morte mentre si organizza il funerale…si tratta di una tragicommedia, di una satira al vetriolo che smaschera i segreti del regime, i prigionieri dei gulag le torture, mentre mostra il popolo inferocito ma determinato a partecipare alle esequie di Colui che ‘non può essere morto.’ Molto più ricco di spessore di filmetti come Lui è tornato su Hitler o Mussolini, rivela uno spaccato terribile della corruzione e della mancanza di morale dei più stretti collaboratori del despota e di un totalitarismo che tutto consente fuorché la coscienza critica.

Intervento inopportuno e disturbatore