Il treno dei bambini – Viola Ardone

Amerigo cammina per le vie di Napoli dietro la madre Antonietta, donna di poche parole («le chiacchiere non sono arte sua»), spiando le scarpe della gente. È il suo gioco preferito: scarpa sana, punto vinto, scarpa rotta, punto perso. Le sue, di scarpe, lo fanno camminare un po’ storto, perché sono di seconda mano, e mai del numero giusto. Il padre non ce l’ha, è partito per l’America a cercar fortuna, ma in compenso nel vicolo ha molti amici. Tutti lo conoscono e lo chiamano Nobèl, perché parla tanto e sa un sacco di cose, dato che ascolta le storie di chiunque. Un giorno, però, Amerigo deve lasciare il vicolo e soprattutto la madre. È il 1946 e, come migliaia di altri bambini del Sud, sale su uno dei treni che attraversano l’intera penisola per andare a trascorrere un anno in una famiglia del Nord. Il Partito Comunista ha creato una rete di solidarietà per strappare i piccoli alla miseria delle zone più devastate dall’ultima guerra. Prima smarrito e nostalgico, poi sempre più curioso, a Modena Amerigo si affeziona alla nuova famiglia e, attraverso il «papà del Nord», scopre pure un talento per la musica. Sarà proprio questo, al suo ritorno a Napoli, a segnare il distacco doloroso da Antonietta, che non riesce più a capirlo. Fino a quando, cinquant’anni dopo, lui non tenta di ricomporre quella lacerazione, anche se è ormai troppo tardi.

I danni poi li pagano i bimbi

Oggi a lavoro è successa una cosa brutta (spero con tutte le mie forze di aver capito male o frainteso). Quando entrano i bambini e mi salutano e tentano di giocare io torno bambino e mi metto a fare i versi con un duenne.

Oggi un bambino ha preso una penna e ha iniziato a attirare la mia attenzione e ad usarla a mo di spada. Io ho inizato a duellare con una Bic e a ridere con lui.

La mamma l’ha preso di peso e portato via … e fuori ha iniziato a sgridarlo …
Non devi fare cosi ci sono persone cattive.

Spero di aver capito male

Morto Stalin, se ne fa un altro

Fantastico! Non solo commedia in questo film che ha del geniale in quanto mette a nudo la commedia del potere mentre ricostruisce in chiave caustica i momenti successivi alla scomparsa del “Compagno Stalin”. I voltafaccia dei funzionari di partito, la follia assoluta dei figli del defunto, il tentativo di occultare l’evidenza della morte mentre si organizza il funerale…si tratta di una tragicommedia, di una satira al vetriolo che smaschera i segreti del regime, i prigionieri dei gulag le torture, mentre mostra il popolo inferocito ma determinato a partecipare alle esequie di Colui che ‘non può essere morto.’ Molto più ricco di spessore di filmetti come Lui è tornato su Hitler o Mussolini, rivela uno spaccato terribile della corruzione e della mancanza di morale dei più stretti collaboratori del despota e di un totalitarismo che tutto consente fuorché la coscienza critica.

Vergogna

Ma anche in questo caso non ho sentito gli urli degli invincibili guardiani della italica supremazia.

Dalla regia mi dicono che africano era il bambino scalciato, non lo scalciatore …..

I bambini anche … ci siamo ridotti a picchiare i BAMBINI.
Contenti voi contenti tutti …. ma non rivolgetemi più la parola per favore. Siamo due RAZZE diverse … Voi quelli superiori e noi quelli inferiori e non abbiamo niente da condividere.

Allah SUPERSTAR – yassir benmiloud

Un romanzo che mette a nudo la falsa coscienza dei fondamentalismi religiosi e, uno su tutti, il fondamentalismo fintamente democratico dei media. Una storia dove precipitano tutte assieme le chiacchere degli integralisti islamici e degli Imam, il senso di superiorità degli intellettuali, il voyeurismo morboso di chi assiste allo scontro tra Oriente e Occidente come se fosse uno spettacolo televisivo e l’ingordigia dei media che tutto fagocitano in un gigantesco talk-show globale. Al centro della storia, un giovane immigrato algerino in Francia che, nella sua lingua sgrammaticata e colorita, si mette in testa di diventare una celebrità. Decide di diventare un comico-kamikaze

Intervento inopportuno e disturbatore