Economia canaglia – Loretta Napoleoni

TERZA DI COPERTINA: I consumatori vivono oggi in un mondo virtuale idilliaco costruito dai media. Intrappolati in una fitta ragnatela di chimere economiche e politiche, i cittadini ne sono spesso (e inconsapevolmente) parte integrante. Ma la realtà economica globale è un pianeta che muta con sconcertante intensità e rapidità. A gestirlo è l’economia canaglia, una forza indomabile in mano a nuove generazioni di spregiudicati uomini d’affari, imprenditori e finanzieri. I cittadini alimentano un subdolo meccanismo che li danneggia. Ma tutto ciò è già successo. Attraverso esempi concreti, Loretta Napoleoni descrive l’avvento e la diffusione dell’economia canaglia, invitando ad aprire gli occhi e a conoscere veramente il mondo in cui viviamo: dalla caduta del Muro di Berlino, attraverso gli anni novanta, la rivoluzione cibernetica, il diffondersi della pirateria fino alla tragedia delle Torri Gemelle e alla costruzione dell’impero economico cinese e di quello finanziario islamico.


MY 2cent:

Si potrebbero scrivere recensioni lunghe pagine e pagine su questo libro. Potremo sbrodolarci addosso ipotesi e soluzioni variopinte. Una sola parola per me rende meglio di tutto.

ILLUMINANTE

Poi ha anche i suoi limiti, però porta alla luce tante verità nascoste che ignoriamo.

Il vento dell’ODIO – Roberto Cotroneo

copj13asp1COMMENTO: Un saggio su come la “guerra civile” in italia non sia terminata con la Republica, ma sia andata avanti fino a tutti gli anni 70/80 e non e’ detto che sia terminata. Cotroneo usa, secondo me, la forma romanzo per rendere questo suo libro più accessibile a tutti. Una lettura verosimile di quello che sia successo in Italia post II° Guerra Mondiale

TERZA COPERTINA: Giulia Moresco e Cristiano Costantini, i protagonisti di questo romanzo, appartengono a quella generazione che visse l’infanzia nell’euforia collettiva dei primi anni Sessanta, in un paese che coltivava l’illusione di avere saldato i conti con il passato. Appartengono a quella generazione che a metà degli anni Settanta decise di entrare in guerra, sconvolgendo la propria e le altrui esistenze. Molti anni dopo, Giulia acquista la casa dove abitava Cristiano – ormai latitante da decenni – e facendo dei lavori di ristrutturazione trova nascosto in un tramezzo uno sconvolgente memoriale che li riguarda entrambi. Riesce a farlo avere a Cristiano, il quale capisce di non avere scampo: deve tornare per affrontare il passato. Un romanzo a due voci in cui i protagonisti ripercorrono le loro vite, le loro scelte, il rapporto forte che li ha legati e contrapposti ai rispettivi padri – uomo del Pci quello di Giulia, uomo di destra quello di Cristiano -, in una dinamica generazionale complessa e dolorosa. Ed entrano, e noi con loro, in quel cono d’ombra che è tanta parte del nostro recente “passato prossimo”: la strategia della tensione, il ruolo dei Servizi deviati, la lotta armata, i tentativi di eversione dei poteri dello Stato, il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro. Così, poco alla volta, comprendono anche le colpe dei padri che, come biblica maledizione, sono ricadute sui figli.

VOGLIO GUARDARE – DIEGO DA SILVA

copj13aspMIO COMMENTO: Vite malate, segreti incofessabili, auto-distruzione.
La violenza contro se stessi e/o contro gli altri come unico motore per sentirsi vivi.
Un rapporto perverso lega i due principali protagonisti della storai. Lui avvocati rispettabilissimo “FA”, lei sedicenne lascia che siano gli altri a fare e stà a guardare. Apparantemente l’autore non ci dà spiegazioni del perché di tutta questa violenza gratuita.
In questo modo, secondo me, Da Silva rimarca la totale mancanza di un senso logico e della assurdità della violenza del nostro mondo

TERZA DI COPERTINA: Celeste ha sedici anni, un corpo come molti e un segreto tutto suo. Ogni tanto, spinta da non si sa quale bisogno, scende sulla litoranea e aspetta. Quando una macchina si ferma, lei sale. Davide Heller è un avvocato penalista di successo. Vive solo in un grande appartamento, è un uomo giovane, bello, taciturno. Anche lui ha un segreto da sempre. Una mattina Davide Heller esce di casa in tenuta da jogging, con un grosso zaino sulle spalle: dentro, il cadavere di una bambina. Celeste lo segue per non mollarlo più. Di cosa è fatto l’interesse che porta Celeste a frequentare la casa di un assassino senz’altro scopo apparente che non sia quello di conoscerla, scoprirla, camminare per le sue stanze quasi visitasse il male che l’uomo ha dentro? E perché Heller permette a un’estranea che non lo denuncia, non lo ricatta, non vuole nulla, di occupare un posto nella sua vita? Che cosa spinge due esistenze doppie, ordinarie e malate, a instaurare un incomprensibile legame che le induce a cercarsi, aggredirsi e difendersi senza ragioni?

Jonathan L. – Le Benevole

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Nella mitologia greca le Erinni (Ερινύες) (le Furie della mitologia romana) sono le personificazioni femminili della vendetta.

Secondo la leggenda esse nacquero dal sangue di Urano fuoriuscito quando Crono lo evirò. Mentre un’altra tradizione le dice figlie della Notte.

Erano tre sorelle demoniache abitatrici degli inferi: Aletto, Megera e Tisifone. Secondo la più accreditata interpretazione, rappresentavano il lancinante rimorso che scaturiva dai fatti di sangue più efferati.

Al fine di placarle, vennero chiamate anche Eumenidi (ossia, le “benevole”), si offrivano varie offerte e si sacrificavano le pecore nere. Le Erinni erano anche indicate con altri epiteti, come Semnai o Potnie (“venerabili”), Manie (“folli”) e Ablabie (“senza colpa”).

Venivano rappresentate come geni alati, con i capelli formati da serpenti, con in mano torce o fruste.

Il loro compito è di vendicare i delitti, soprattutto quelli compiuti contro la famiglia, oltre a torturare l’assassino fino a farlo impazzire.
Spesso presenti nella cultura classica – emblematico, in proposito, il ruolo che assumono nell’Orestea di Eschilo – ritornarono sovente, come riferimento colto, tanto nella cultura medievale – Dante le indica come le custodi della città infernale di Dite – quanto in quella moderna e contemporanea, pur se, in quest’ultima, in modo abbastanza sporadico. Vendicavano i delitti più feroci in particolare quelli contro la famiglia.

Novecentoquarantatre pagine … (scritto in lettere da più l’idea della lunghezza) e secondo il mio modo di vedere nessuna inutile (o almeno non totalmente).
Ognuna ha il senso che deve avere e si inserisce perfettamente nel racconto.
Per il momento non dico altro, perché devo ancora assimilare e realizzare del tutto quello che mi ha lasciato e comunicato. Un mese vissuto al fronte.
Pagine di pura e alta letteratura che fanno da contraltare alle bassezze dell’essere umano e dell’uomo

Monotono – Skiantos (30 anni dopo)

300x300  Questo fu il primo Long Playing ufficiale degli “SKIANTOS” datato 1978 (dopo lo sperimentale “Inascoltable” dell’anno precedente). Le prime 5000 copie furono stampate in vinile colorato di giallo (“giallo vomito”). Si apre con un dialogo accelerato in autentico gergo giovanile fine anni ’70: “Ma che cazzo me ne frega ! Genere ragazzi, genere! Ehi sbarbo smolla la biga che slumiamo la tele. Sei fatto duro, sei fatto come un copertone, Sballato, Sesso duro, Ci facciamo ? Sbarbi sono in para dura ! Ok, ok nessun problema ragazzi, nessun problema ! Sbarbi sono in para dura. Schiodiamoci, schiodiamoci. C’hai della merda ? Ma che viaggio ti fai ? ! C’hai una banana gigantesca. Oh, c’hai della merda o no? Un caccolo! Ma che viaggio ti fai ? Intrippato. Brutta storia ragazzi, brutta storia. C’ho delle storie ragazzi, c’ho delle storie pese ! C’hai delle sbarbe a mano ? No, c’ho delle storie pese, fatti questo slego: 1 2 6 9!” Gli Skiantos portavano la cultura di strada nel microsolco ed erano certo consapevoli di cavalcare un progetto d’avanguardia !! Un inizio promettente

ASCOLTO:
Superato l’impatto punk del brano di apertura con il “mitico parlato” dal quale si dice ELIO abbia preso l’ispirazione per chiamare il suo gruppo “le storie tese”. Tutto il resto e’ Rock’n’roll con con ottimi spunti blues. Trent’anni e non dimostrarlo. Sconsigliato a chi pensa che la musica sia da prendere troppo sul serio.

La signorina Tecla Manzi – Andrea Vitali

copj13asp  TRAMA: Siamo negli anni Trenta, all’epoca del fascismo più placido e trionfante. Nella stazione dei Carabinieri di Bellano, sotto gli occhi del carabiniere Locatelli (bergamasco), rivaleggiano il brigadiere Mannu (sardo) e l’appuntato Misfatti (siciliano). Un’anziana signora vuole a tutti i costi parlare con il maresciallo Maccadò. La donna – anzi, la signorina Tecla Manzi – è venuta a denunciare un furto improbabile: il quadretto con il Sacro Cuore di Gesù che teneva appeso sopra la testata del letto. Inizia così una strana indagine alla ricerca di un oggetto senza valore, che porta alla luce una trama di fratelli scomparsi e ricomparsi, bancari e usurai, gerarchi fascisti e belle donne, preti e contrabbandieri.

COMMENTO: E’ il primo libro che leggo di Vitali, carino simpatico si legge in poco tempo. Piccole storie di paese nei primi anni del secolo. Storie e personaggi semplici come la provincia italiana di quel periodo era.
Scrittura elementare ho letto in qualche recensione, ma penso che per rendere la semplicità di una cultura semplice non serva usare costruzioni complicate.
A me e’ piaciuto

Giorno della memoria

imm  Se Hitler fosse vivo e vedesse tutti i programmi tv cupi e noiosi sulla Shoah e sentisse tutti i pianti e i lamenti degli ebrei sarebbe felice. Lunica cosa con la quale possiamo umiliare i gerarchi nazisti, che sono ancora vivi in Sudamerica, e farli imbestialire, è mostrar loro che siamo vivi, che non ci hanno distrutti, che il nostro umorismo non è stato cancellato dalle loro barbarie. (Radu Mihaileanu) regista di train de vie

Tutti i colori del calcio

image_bookphpDagli usi cavallereschi della guerra e dei tornei, che ne sono una forma giocosa, il calcio ha mutuato l’aspetto che è intrinseco alla sua natura, di spettacolo a colori, sia nelle forme arcaiche (il calcio storico) sia in quelle moderne nate nella seconda metà dell’Ottocento. Anche la scelta dei colori delle maglie, le “regole” che le governano, non scritte ma statisticamente omogenee, hanno la loro origine nel linguaggio simbolico che regolava la guerra cavalleresca: quello dell’araldica, della quale, sorprendentemente e a sua insaputa, il calcio è l’ultima manifestazione planetaria, ora che i cavalieri si vedono solo nel film. Il volume, attraverso una storia dei colori e del calcio come gioco e istituzione, traccia una mappa dei “colori del calcio”, analizzando i colori sociali di centinaia di squadre e rintracciandone la diversa origine e significato. Un capitolo è dedicato all’araldica calcistica dei logo sociali: il sistema di segni oggi probabilmente più noto universalmente al mondo, che sfata l’opinione comune secondo la quale l’araldica è un passatempo per iniziati, incomprensibile e misterioso.
COMMENTO: Non sono uno studioso di storia medievale, ma leggere di Cavalieri, disfide, tornei, armi e vessilli mi ha incuriosito. Sono un tifoso appassionato di calcio e tutto quello (escluso proGiessi, e trasmissioni domenicali varie) che gravita intorno alla storia di questo sport mi interessa. Il libro e’ bello, interessante, pieno di curiosità e di interesanti spunti per rinfrescare la storia più o meno recente

Facebook .. amicizie e altri network sociali

ovvero SEMANTICA della parola “amico” . Si discute, in molti spazi web, sul significato della parola amico dopo che vari Social Network ne hanno distorto il significato …

Ma nella realtà gli amici sono effettivamente così tanti e così importanti ?

Si dice “La vera amicizia è un sentimento eterno che dura per sempre”
citando Ovidio
molti ti saranno amici finché sarai felice,
ma quando verrà il brutto tempo,
resterai solo

Si dice “Gli amici non tradiscono MAI”

provate a chiederlo a Gesù Cristo che fra i suoi più cari amici aveva si Giuda, ma anche Simon Pietro
(quello che lo tradi tre volte prima che il gallo canti … e tutto in una notte, non in una vita insieme)

Si dice “Con gli amici si può essere sinceri e non aver paura di dire cose sgradevoli”

per dirla con Terenzio “La verità genera odio, l’adulazione procura amici”

Intervento inopportuno e disturbatore