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lo spirito che muove la giostra – leonardo rosa

Non sono uno di quelli che … ah no io sai i gialli scritti dagli italiani non li leggo … anzi … li preferisco.
Quando poi sono ambientati in quelle città che frequento assiduamente o come questo caso ci vivo allora mi piacciono ancora di più.
Si perché ho l’impressione di girare per le strade insieme ai personaggi e a volte anche di conoscerne la storia. Quella spesso con la s minuscola, quella che non va sui libri di storia e che non verrà studiata a scuola.

Questo è uno di quei libri che mi hanno dato quello che cerco in un libro giallo/thriller.

Credibilità la storia è completamente credibile anche se parla di fantasmi e come diceva Shirley Jackson … i fantasmi non hanno mai fatto del male a nessuno se non quelli che ci portiamo dentro di noi.

Conoscenze nuove sulla città dove vivo. Avevo sentito le leggende sul pedagogico ma non avevo mai approfondito quello che effettivamente significasse per la città.

Piacevolezza nel leggere.

TERZA DI COPERTINA

Quello che a Ferrara tutti chiamano Pedagogico è un rudere invaso dalla vegetazione e dai rifiuti, ai margini della campagna. È quanto rimane del vecchio ospedale psichiatrico infantile di Aguscello. Dopo la chiusura, agli inizi degli anni ’70, è divenuto un rifugio per clandestini e senza tetto, ma non solo. Leggende popolari, come quella della giostrina mossa dalle anime dei bambini morti, fanno del Pedagogico un polo magnetico per cacciatori di fantasmi, oltre che un luogo in cui si celebrano messe nere. Un sabato mattina di ottobre al suo interno viene scoperto il cadavere di un uomo anziano. Attorno al corpo tre candele, mentre sul petto è inciso un pentacolo, simbolo inconfondibile degli adulatori di Satana. Presto si scopre che la vittima è uno psichiatra che aveva iniziato la sua carriera all’interno del Pedagogico. Un delitto che sconvolge l’apparente tranquillità di una città di provincia.
A gestire il caso è il giovane commissario Giovanni Falchi. Sulle sue spalle grava la responsabilità di un’indagine complessa, seppure segnata da una matrice fin troppo chiara. Falchi, supportato da una squadra dove svetta il dissacrante ispettore Zuffi, indaga senza trascurare elementi coperti da cinquant’anni di oblio. Il commissario dovrà fare i conti con lo scetticismo che lo accompagna, stretto tra il sofferto legame con il calcio giocato e le ombre del proprio passato, in un’età che lo pone nel difficile transito tra la gioventù e una maturità ancora da conquistare.