Archivi tag: Antonio Manzini

Pista Nera – Antonio Manzini

3144-3Cosi come Michele Balestrieri, di Roberto Costantini, anche Rocco Schiavone è disonesto, misogino, antipatico e gode ad infrangere le regole e si considera al di sopra della legge.
Un anti-Montalbano. Gradevole e con tutti gli stereotipi del commissario (anzi no Vice Questore) dei noir.

TERZA DI COPERTINA

Semisepolto in mezzo a una pista sciistica sopra Champoluc, in Val d’Aosta, viene rinvenuto un cadavere. Sul corpo è passato un cingolato in uso per spianare la neve, smembrandolo e rendendolo irriconoscibile. Poche tracce lì intorno per il vicequestore Rocco Schiavone da poco trasferito ad Aosta: briciole di tabacco, lembi di indumenti, resti organici di varia pezzatura e un macabro segno che non si è trattato di un incidente ma di un delitto. La vittima si chiama Leone Miccichè. È un catanese, di famiglia di imprenditori vinicoli, venuto tra le cime e i ghiacciai ad aprire una lussuosa attività turistica, insieme alla moglie Luisa Pec, un’intelligente bellezza del luogo che spicca tra le tante che stuzzicano i facili appetiti del vicequestore. Davanti al quale si aprono tre piste: la vendetta di mafia, i debiti, il delitto passionale. Difficile individuare quella giusta, data la labilità di ogni cosa, dal clima alle passioni alla affidabilità dei testimoni, in quelle strette valli dove tutti sono parenti, tutti perfettamente a loro agio in quelle straricche contrade, tra un negozietto dai prezzi stellari, un bar odoroso di vin brulé, la scuola di sci, il ristorante alla mano dalla cucina divina.
Quello di Schiavone è stato un trasferimento punitivo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. È violento, sarcastico nel senso più romanesco di esserlo, saccente, infedele, maleducato con le donne, cinico con tutto e chiunque, e odia il suo lavoro. Però ha talento. Mette un tassello dietro l’altro nell’enigma dell’inchiesta, collocandovi vite e caratteri delle persone come fossero frammenti di un puzzle. Non è un brav’uomo ma non si può non parteggiare per lui, forse per la sua vigorosa antipatia verso i luoghi comuni che ci circondano, forse perché è l’unico baluardo contro il male peggiore, la morte per mano omicida («in natura la morte non ha colpe»), o forse per qualche altro motivo che chiude in fondo al cuore.

Sull’orlo del precipizio – Antonio Manzini


5895-3
Non sono d’accordo con chi crede che questo libro sia l’operazione furbetta di uno scrittore e del suo editore per ironizzare sulla MONDAZZOLI. Non lo credo. Non lo credo perché non è la sola concentrazione editoriale in Italia. Tanti fanno finta di non ricordare che alcuni mesi fa l’Antitrust ha dato l’Ok alla Joint-Venture fra Feltrinelli e Messaggerie non-ostante … parole della sentenza:

riguarda i due principali operatori a livello nazionale del mercato della distribuzione per conto di editori terzi  …A conclusione dell’istruttoria, l’Agcm ha accertato che la futura joint venture andra’ a detenere una posizione dominante sul mercato della distribuzione dei libri di “varia” per conto di editori terzi

E’ un libro ironico, divertente, sarcastico su quello che il mondo dell’editoria sta diventando. Sulla difficoltà a proporre cose diverse dalle solite autobiografie di sportivi, libri di ricette e libri soft-core.
Un libro che merita un posto negli scaffali delle librerie, perché oltre a strappare sorrisi, ad essere un libro godibilissimo deve anche farci accendere delle lampadine e incuriosire su autori ed editori meno conosciuti.

Certamente non sarà il libro che permetterà a Manzini di vincere il Nobel nella sezione Comunicazione in lingua indigena

TERZA DI COPERTINA

Cosa succederebbe se tutte le principali case editrici italiane si trovassero raggruppate sotto un’unica sigla? Se lo è chiesto Antonio Manzini. Il risultato è questa novella satirica. La storia di uno scrittore di grande successo che vede trasformare il suo mondo nel giro di pochi giorni.
«Guardava il monitor del suo computer. Al centro del foglio bianco, in Times New Roman, corpo 14 maiuscolo grassetto, aveva scritto la parola FINE. L’orologio segnava le 23:30. Sull’orlo del precipizio, il suo ultimo romanzo, era terminato. Due anni, sei mesi e tredici giorni, tanto era costato in termini di tempo. A questo si dovevano aggiungere l’ansia, la fatica, le notti insonni, i dolori alla cervicale, 862 pacchetti di sigarette, tre influenze, 30 rate di mutuo. Alle 23:30 di quel 2 ottobre 2015 guardando quella parola semplice di due sillabe, Giorgio Volpe, uno dei più grandi scrittori italiani, si interrogava sul suo stato d’animo».

Cosa succederebbe se tutte le principali case editrici italiane si trovassero raggruppate sotto un’unica sigla? Giorgio Volpe è il più grande scrittore italiano, una potenza nel campo delle lettere. Alla consegna del nuovo romanzo Sull’orlo del precipizio, scopre che una cordata di investitori ha inghiottito la sua casa editrice. Ora al comando sono caricature in completo scuro che odiano le metafore e «amano le saponette se il pubblico vuole saponette». Cercando una via di fuga editoriale come un uomo che annega cerca l’aria, Giorgio affonda nel grottesco e nell’angoscia di chi vede messa in discussione la propria libertà di espressione. Antonio Manzini ha scritto una satira spietata ed esilarante. Una distopia alla Fahrenheit 451, dove è il mondo dei libri a bruciare se stesso e non un potere esterno.

 

FERMO non è stagione (gli offlaga incontrano Antonio Manzini)

In questo momento sto leggendo “Non è stagione” di Antonio Manzini. Il personaggio principale è il Vice Commissario Rocco Schiavone che fra le sue caratteristiche ha quelle di accoppiare ad ogni persona che incontra un animale. Caro Rocco ti aiuto l’animale al quale mi sento più vicino è il “Chirocefalo del Marchesoni” … Il Chirocefalo è un gambero che vive esclusivamente nel “Lago di Pilato” piccolo specchio d’acqua che si trova sul Monte Vettore nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Cosa ha di particolare questo mollusco ? Il gambero in quesitone tenta di fuggire dal suo habitat per andare a scoprire il mondo, ma viene sistematicamente bloccati dai Forestali Marchigiani che per far sopravvivere la specie la riduce in prigionia. Anch’io tento di fuggire dal mio attuale Habitat la città di Frara nel mio caso non sono forestali marchigiani, ma il fatto che non riesco a trovare lavoro in Toscana