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Il secco e l’umido – Jonathan Littel

copj13asp4La vita e gli scritti di Leon Degrelle ufficiale delle Waffen SS di origine belga. Maximilian Aue, interprete principale del più famoso “Le Benevole”, ne è la controfigura cartacea.

Interessanti le teorie, riprese dagli scritti di Klaus Theewleit, sulla sessualizzazione dell atto violento, sulla esibizione e sulla messa in scena degli atti di violenza e sul riso del violentatore.
Inquietante la foto, alla fine del libro, dell’Ufficiale statunitense Charles Graner

In Sintesi: “Questo testo è stato scritto nel 2002, mentre facevo ricerche per un altro libro, poi pubblicato. È nato dall’incontro fra le tesi di uno studioso tedesco brillante e fuori dagli schemi, Klaus Theweleit, e l’opera di un fascista belga, Léon Degrelle, in cui il gioco delle immagini e della lingua fa emergere la struttura stessa del pensiero del suo autore. Poiché il testo è scritto in francese, ho potuto tentare un’analisi più approfondita di alcune intuizioni; effettuare una verifica sperimentale di una particolare teoria del fascismo, proposta appunto da Theweleit. Una teoria che, come si potrà vedere, contiene la sua parte di verità, così come altre linee di pensiero che del resto ho avuto modo di esplorare, ampie vie maestre, semplici sgrossature, vicoli ciechi o rapide incursioni nell’oscurità, che quella teoria incrocia senza mai ricalcarle. L’argomento è infatti tale che, per quanto rigorosamente si cerchi di delimitarlo, sfugge sempre per qualche suo aspetto; sempre le sue profondità, messe a nudo, nasconderanno altre profondità insospettate, e talvolta ripiegate su se stesse, a formare un’unica superficie liscia, piatta, banale, ma sempre pronti a cedere di nuovo sotto i piedi di chi vi si avventura”. (Jonathan Little)

Jonathan L. – Le Benevole

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Nella mitologia greca le Erinni (Ερινύες) (le Furie della mitologia romana) sono le personificazioni femminili della vendetta.

Secondo la leggenda esse nacquero dal sangue di Urano fuoriuscito quando Crono lo evirò. Mentre un’altra tradizione le dice figlie della Notte.

Erano tre sorelle demoniache abitatrici degli inferi: Aletto, Megera e Tisifone. Secondo la più accreditata interpretazione, rappresentavano il lancinante rimorso che scaturiva dai fatti di sangue più efferati.

Al fine di placarle, vennero chiamate anche Eumenidi (ossia, le “benevole”), si offrivano varie offerte e si sacrificavano le pecore nere. Le Erinni erano anche indicate con altri epiteti, come Semnai o Potnie (“venerabili”), Manie (“folli”) e Ablabie (“senza colpa”).

Venivano rappresentate come geni alati, con i capelli formati da serpenti, con in mano torce o fruste.

Il loro compito è di vendicare i delitti, soprattutto quelli compiuti contro la famiglia, oltre a torturare l’assassino fino a farlo impazzire.
Spesso presenti nella cultura classica – emblematico, in proposito, il ruolo che assumono nell’Orestea di Eschilo – ritornarono sovente, come riferimento colto, tanto nella cultura medievale – Dante le indica come le custodi della città infernale di Dite – quanto in quella moderna e contemporanea, pur se, in quest’ultima, in modo abbastanza sporadico. Vendicavano i delitti più feroci in particolare quelli contro la famiglia.

Novecentoquarantatre pagine … (scritto in lettere da più l’idea della lunghezza) e secondo il mio modo di vedere nessuna inutile (o almeno non totalmente).
Ognuna ha il senso che deve avere e si inserisce perfettamente nel racconto.
Per il momento non dico altro, perché devo ancora assimilare e realizzare del tutto quello che mi ha lasciato e comunicato. Un mese vissuto al fronte.
Pagine di pura e alta letteratura che fanno da contraltare alle bassezze dell’essere umano e dell’uomo