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Appunti disordinati di lettura (Il primo Dio – Emanuel Carnevali)

APPUNTI DISORDINATI DI LETTURA
Iniziamo a parlare dell’uomo che nasce quando il padre ha già lasciato la madre (moemanuel-carnevalirfinomane) da sola insieme alla di lei sorella (anche lei morfinomane).
Ma tante di queste cose le potete leggere su questa pagina
Quello che interessa raccontarvi sono le mie impressioni di lettura  le cose che mi ha fatto venire a mente. Due nomi su tutti Syd Barret e Luciano Bianciardi.
Comico direte.
Syd Barrett perchè come a lui la definizione DIAMANTE GREZZO calza a pennello.
Arriva in america e non sa una parola di inglese, le impara attraverso le insegne dei negozi, non solo parla un inglese scolastico ma molto spesso con una costruzione ed un senso letterale che gli americano non conoscono. Quando in una sua opera parlando del padre e dei rapporti fra di loro fa dire:
For the enemy in flight we built a golden bridge
A nemico che fugge ponti d’oro.
Ora l’americano, anche se letterato si chiede perchè si debbano costruire ponti d’oro ad un nemico che fugge ed è anche attraverso queste traduzioni nonsenso che Carnevali viene considerato un genio, un innovatore, un visionario il padre putativo della BEAT GENERATION.

LUCIANO BIANCIARDI
La stessa rabbia, la stessa frustrazione, la stessa voglia di spaccare il mondo che ho trovato ne  “LA VITA AGRA” l’ho trovato ne IL PRIMO DIO.  il trovarsi in terra straniera. La Milano degli anni 50 per il figlio di un minatore maremmano era veramente un altro mondo anche se sempre di Italia si parla. I Lavori umilianti, le paghe che non bastano mai e il sentirsi pronti per qualcosa di meglio di quello che si ha.

Adesso però vi spiego perché l’ho iniziato a leggere … la canzone dei MASSIMO VOLUME mi aveva già incuriosito … GODETEVELA

Poi leggo un intervista a Francesco Bianconi dei Baustelle che ha collaborato alla realizzazione dell’ultimo disco di Bobo Rondelli e lo ritrovo citato e cantato

Allora mi sono detto se tutti questi autori che ascolto tributano Carnevali lo devo leggere.

Il primo dio – Emanuel Carnevali

TERZA DI COPERTINA: Come Dino Campana, Emanuel Carnevali ha avuto il destino di un ‘poète maudit’: nato a Firenze nel 1897, partì da ragazzo per gli Stati Uniti, che dovevano diventare, per lui, il luogo simbolico della vita e della letteratura. Passò attraverso numerosi e umili mesticarnevali_primodioeri («raccogliere cicche per strada non fu certo la cosa più spregevole a cui mi ridussi») finché lo incontriamo nella cerchia degli scrittori americani di punta in quegli anni. Ezra Pound, William Carlos Williams, Sherwood Anderson, Robert McAlmon lo accolsero come uno dei loro, con ammirazione e insieme sconcerto dinanzi a questo difficile e imprendibile personaggio, e inclusero subito testi suoi nelle loro celebri antologie e riviste. Carnevali scriveva in inglese, la sua unica lingua era quella dell’esilio, e portava così nella poesia americana un soffio selvatico, di cui fu avvertita la novità. Il suo destino era tragico: nel 1922 fu colpito da encefalite e dovette tornare in Italia. Trascorse in un ospedale vicino a Bologna gli ultimi anni della sua vita, e lì ancora lo raggiungevano le lettere dei suoi amici americani. In questo volume abbiamo voluto raccogliere le parti più significative della sua opera, finora inedita in italiano. Innanzitutto il romanzo Il primo dio, una prosa di febbrile intensità, carica di immagini, di sogni, di angosce, di camere mobiliate, l’autoritratto di un nomade, braccato dalla vita, che ci lascia sbalorditi per la modernità del suo accento. Poi una scelta dalle sue poesie: anche queste ‘eccentriche’, rispetto all’America e tanto più rispetto all’Italia, scritte in una lingua reinventata con felicità e uno strano candore, leggere e disperate. Infine alcune prose critiche, da cui apparirà l’ottica singolare di questo ‘poeta maledetto’, insofferente delle raffinatezze formali e compositive dei suoi amici americani, lui che si sentiva preso in un terribile risucchio verso la morte. Nel loro disordine e nella loro amarezza, i testi di Carnevali hanno un suono ‘giusto’ che percepiamo solo oggi, come quello di chi poteva essere uno dei grandi scrittori italiani di questo secolo e invece giunge filtrato da un’altra lingua, da un’altra storia, e pur sempre come un’emozionante scoperta.

MASSIMO VOLUME: C’è forza nella pioggia che bagna il bordo del lavandino e le mie braccia tese, oggi.HopperChopSuey Non nelle colline, nè nel cielo che tiene bassi gli uccelli e ha i colori sbiaditi di una polaroid. Emanuel Carnevali, morto di fame nelle cucine d’America sfinito dalla stanchezza nelle sale da pranzo d’America scrivevi E c’è forza nelle tue parole Sopra le portate lasciate a metà, i tovaglioli usati Sopra le cicche macchiate di rossetto Sopra i posacenere colmi Sapevi di trovare l’uragano Dire qualcosa mentre si e’ rapiti dall’uragano Ecco l’unico fatto che possa compensarmi di non essere io l’uragano Emanuel Primo dio Rimbaud Preghiera a cose più belle di me Rimbaud Avvento della giovinezza Immagine perfetta Senzazione perfetta E’ nella pioggia, oggi, il vostro grido