Archivi tag: Einaudi

Julian Barnes – Il Porcospino

_il-porcospino-1491509250Romanzo vecchio, ripubblicato ultimamente da Einaudi, uscito ad inizio degli anni 90 e risente degli avvenimenti messi in moto dalla Caduta del muro di Berlino.

Descrizione

«Un piccolo capolavoro di satira politica: convincente, arguto, efferato.» – Robert Harris

«La struttura impeccabile del romanzo costituisce la gabbia nella quale si manifestano personaggi di furiosa energia narrativa.» – The Daily Telegraph

Dopo la caduta del regime comunista in un innominato paese dell’Est europeo, l’ex Presidente Stoyo Petkanov viene sottoposto a giudizio da un governo che si definisce democratico. A condurre il processo nel ruolo dell’accusa è Peter Solinsky, docente di giurisprudenza e figlio di una delle vittime. L’uscita di scena del leader deposto, vero e proprio capro sacrificale, è intesa a purificare decenni di terrore e falsità e a celebrare l’avvento di un nuovo corso della storia. Ma qualcosa si guasta strada facendo, il meccanismo si inceppa, e nel lamento delle pance vuote della nazione si conclude che «spesso la storia è soltanto quello che succede. Solo piú tardi diventa interessante». Il Procedimento Penale Numero 1 ha inizio il 10 gennaio davanti alla Corte suprema. L’ex Presidente di un innominato paese dell’Europa dell’Est arriva sotto scorta militare: una figura bassa, tarchiata, con indosso un impermeabile abbottonato e i suoi soliti occhiali spessi, con le lenti leggermente colorate. Scende dalla Čajka, si leva il cappello e mette in mostra ancora una volta una testa che la nazione non stenta a riconoscere, per via dei numerosi francobolli che l’hanno raffigurato. È Stoyo Petkanov, Presidente destituito e intransigente veterano del partito lealista, finalmente chiamato a rispondere dei propri reati. In aula deve scontrarsi con il Pubblico Ministero Peter Solinsky, figlio di un intellettuale del Partito e vittima del regime. In un paese abituato a nascondere e tacere, la diretta televisiva è una delle tante trovate della pubblica accusa. La popolazione vorrebbe vederlo inchiodato per reati gravissimi – omicidio di massa, tortura, rovina della nazione – ma finirà per essere condannato per reati minori e solo grazie a un sotterfugio. Ispirandosi al modello del romanzo politico, Julian Barnes offre un crudele affresco della transizione che l’Europa dell’Est intraprende con l’emergere di un ordine democratico, ma le differenze tra buona e cattiva ideologia, tra comunismo sovietico e capitalismo occidentale rimangono volutamente sfocate e sul palcoscenico della vicenda si manifesta il rovescio di un presunto mondo nuovo. Solinsky percorre un cammino destinato a condurlo a consapevolezze scomode sul sistema, sulla speranza democratica e, in ultima analisi, su di sé. D’altro canto le parole con le quali il deposto dittatore sfida «il lato banale della virtú» sono acute, taglienti e capaci di rivelare confini fumosi tra il mito stanco del passato e l’illusione fragile del domani, arando solchi di verità moleste anche nei semplici testimoni della Storia.

APPUNTI DISORDINATI DI LETTURA AUDIO RECENSIONE

 

Exit West – Mohsin Hamid

coverAPPUNTI DISORDINATI DI LETTURA
Cosi come la porte dell’armadio in “Le cronache di Narnia” o la porticina di Alice catapulta i personaggi in un mondo fiabesco … la porta di Exit West trasporta i due personaggi (Saed e Nadia) verso un mondo immaginato e per questo migliore di quello che si lascia per via della guerra e del fondamentalismo religioso.

Moshin attraverso le vicende dei due ragazzi ci racconta la storia di ogni migrante che per disperazione lascia il paese natio per imbarcarsi in un avventura che lo renderà solo e dubbioso fra gente sconosciuta, compresi altri profughi come lui,  che non lo accetta come suo simile perché di colore, credo religioso e politico diverso.

TERZA DI COPERTINA

Nadia e Saeed vogliono tenere in vita il loro amore giovane e fragile mentre la guerra civile divora strade, case, persone. Si narra, però, che esistano porte misteriose che conducono dall’altra parte del mondo, verso una nuova speranza…Mohsin Hamid ha scritto un romanzo tenero e spietato, capace di dare un senso a questi tempi di disorientamento e follia con la potenza visionaria della grande letteratura. Exit West è un libro venuto dal futuro per dirci che nessuna porta può piú essere chiusa.

«In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiú in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un’aula scolastica e non le parlò». Saeed è timido e un po’ goffo con le ragazze: cosí, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Ma la guerra che sta distruggendo la loro città, strada dopo strada, vita dopo vita, accelera il loro cauto avvicinarsi e, all’infiammarsi degli scontri, Nadia e Saeed si scopriranno innamorati. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti, lanci di mortai, sparatorie, la morte appare l’unico orizzonte possibile, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un’altra parte. Inizia cosí il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via. Con la stessa naturalezza dello zoom di una mappa computerizzata, Mohsin Hamid sa farci vedere il quadro globale dei cambiamenti planetari che stiamo vivendo e allo stesso tempo stringere sul dettaglio sfuggente e delicato delle vite degli uomini per raccontare la fragile tenerezza di un amore giovane. In un certo senso Hamid ha ripetuto per l’oggi quello che i classici dell’Ottocento, ad esempio Guerra e pace, hanno sempre fatto: raccontare l’universale della Storia attraverso il particolare dei destini individuali, riportare ciò che è frammentario, l’esperienza del singolo, alla compiuta totalità dell’umano. Hamid ha scritto un romanzo di attualità sconvolgente, capace di dare un senso a questi tempi di disorientamento e follia con la potenza visionaria della grande letteratura. Con Exit West, Mohsin Hamid ha scritto il suo capolavoro.

Mancarsi – Diego De Silva

Ho ritrovato, in parte, il De Silva dei primi libri quello che mi aveva spinto a leggere tutta la sua produzione (escluso l’ultimo capitolo della serie di Malinconico). Ci sono degli spunti interessanti e ci sarebbe stato materiale, secondo me per un romanzo non per un racconto.

mancarsi-1354151074
TERZA DI COPERTINA
Irene vuole essere felice, e quando il suo matrimonio inizia a zoppicare denuncia il fallimento a suo marito e se ne va. Nicola è solo, confusamente addolorato dalla morte di una donna che aveva smesso di amare da tempo. Anche lui, come Irene, è mosso da un’assoluta urgenza di felicità. Anche lui vuole un amore e sa esattamente come vuole che sia fatto. Sarebbero destinati a una grande storia, se solo s’incontrassero una volta nel bistrot che frequentano entrambi. Se invece di passare ore a guardare fuori dalle finestre, si parlassero. E invece il caso vuole che ogni volta che Nicola arriva, Irene sia appena andata via. Soltanto alla fine, sulla soglia del locale, Irene e Nicola incroceranno i loro sguardi. E sarà allora che decideranno cosa fare di se stessi, nell’attimo imprevisto in cui la felicità finalmente abbocca: perché se lo lasci passare, quell’attimo, te ne vai con la curiosa ma lucida impressione d’esserti appena giocato la vita.

54 – Wu Ming

“L’Italia e uno stivale, noi abbiam provato di lustrarlo, ma il posto di uno stivale resta
sempre il fango

54

Un romanzo storico, apparentemente, sul secondo dopoguerra. Dico apparentemente perché il 1954 segna una svolta nella storia contemporanea. Nasce il KGB in Russia, in america il senatore McCarthy e la sua politica iniziano la parabola discendente. La sconfitta della Francia in Indocina, il caso Montesi in Italia, iniziano le trasmissioni televisive del PROGRAMMA NAZIONALE. Un romanzo fatto di tante storie fra le quali  anche quella del fantomatico film che Cary Grant doveva girare in Yugoslavia per conto della CIA nel tentativo di avvicinare Tito alle posizioni occidentali ( o tenerlo lontano dalla russia di Stalin)

SINOSSI

Non è dopoguerra, è solo un’altra guerra. Il mondo è diviso in blocchi, in realtà ideologie e frontiere si stanno già sgretolando: merci e droga non conoscono confini. Dalla Dalmazia a Mosca a Hollywood, da Napoli alla Francia, da Bologna a Trieste, tra balere, viaggi clandestini oltrefrontiera e incontri di pugilato, una folla di protagonisti, spinti da una corrente che li travolge e li supera, si muove verso uno sbocco ignoto. Nuovi eretici, ex partigiani, contrabbandieri, narcotrafficanti, agenti segreti, figli in cerca di un padre si muovono e si sfiorano, inconsapevoli pedine di un grande disegno.

Come il lupo – Eraldo Baldini

cil
Il libro è il racconto dell’eterna lotta fra il cuore il dovere. L’eterna scelta che ci troviamo ad affrontare quando, nella nostra vita, ci troviamo ad un bivio e dobbiamo per forza, spesso controvoglia, operare una scelta. A volte, capita, che nella vita non ci sia una strada sola … e allora quale scegliere ? quella del cuore (come fa la lupa del romanzo) o quella del dovere ?

Primi anni Cinquanta, una sperduta località nell’Appennino. Nazario, guardiaforestale, ha la passione dei lupi. Li osserva, li studia. Lontano, in città,ha una moglie e una figlia che i medici dichiarano incurabile. Nazario vieneaccolto con gentilezza da una comunità che vive appartata dal mondo, in unavalle. Appartata, ma con un commercio fiorente: il loro vino straordinario,frutto di vigne molto antiche. Per caso, però, la guardia forestale scopre che dietro quelle vigne ci sono riti inquietanti, e segreti orribili che nessuno deve conoscere.

Elisabeth – Paolo Sortino

41exeb2b1hll-_sx319_bo1204203200_
INQUIETANTE
se si trattasse di opera di fantasia.

CRUDO e INQUIETANTE
perchè è un fatto reale accaduto nella villetta accanto:
http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/esteri/austria-segregata/disegni-figli/disegni-figli.html

Amstetten, capoluogo di provincia della Bassa Austria. Nell’agosto del 1984 Josef Fritzl rapisce la figlia diciottenne e la rinchiude in un bunker antiatomico da lui progettato e costruito nelle fondamenta della propria abitazione. Terrà prigioniera Elisabeth per quasi ventiquattro anni, e dai ripetuti rapporti incestuosi a cui la costringerà nasceranno sette figli.
Il disturbante romanzo d’esordio di Paolo Sortino ricostruisce uno dei casi di cronaca più feroci degli ultimi anni, innestando nella spina dorsale di una storia vera e insostenibile una capacità affabulatoria che diventa fin dalle prime pagine il sistema nervoso della vicenda, il labirintico percorso obbligato attraverso il quale è possibile esplorare ogni aspetto di questo orrore domestico velato di complessi chiaroscuri.
L’autore invade la cronaca (gli atti del processo al «mostro di Amstetten» sono secretati) reinventando alcuni episodi, e altrove sceglie invece di riportarli così come sono avvenuti, grazie a una voce narrante che non esprime giudizi né attribuisce colpe. Elisabeth, tenuta prigioniera come un animale nutrito nel caldo di una tana, è la protagonista assoluta di una vicenda che afferra il lettore e lo trascina di peso nel bunker, senza permettergli mai di uscire.
Quello che rimane è una storia di amore e follia, terrore e desiderio: ma il valore delle semplici parole che appartengono al mondo «di sopra» – incapaci da sole di decifrare ciò che davvero può essere accaduto in quel bunker – è destinato a svanire.

Le otto montagne – Paolo Cognetti

Un bel romanzo “solido” che si inserisce nella tradizione letteraria italiana che preferisco: Pavese,Ginzburg,Rigoni Stern …Stile lineare per una storia sui valori e sulle relazioni padre/figlio in cui si insinua un terzo polo, il figlio ‘acquisito’ per affinità elettiva dal padre di Pietro, cioè Bruno, amico del protagonista. Bellissime descrizioni naturali.

copertina-otto-montagne-cognetti

TERZA DI COPERTINA
Pietro è un ragazzino di città. La madre lavora in un consultorio di periferia, farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un solitario, e torna a casa ogni sera carico di rabbia. Ma sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Graines sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quella Val d’Ayas “chiusa a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso” ma attraversata da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lì, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma si occupa del pascolo delle vacche. Sono estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, “la cosa più simile a un’educazione che io abbia ricevuto da lui”. La montagna è un sapere, un modo di respirare, il suo vero lascito: “Eccola lì, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino”. Paolo Cognetti esordisce nel romanzo con un libro sui rapporti che possono essere accidentati ma granitici, sulla possibilità di imparare e sulla ricerca del nostro posto nel mondo.