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Solo bagaglio a mano – Gabriele Romagnoli

9788807888656_quartaMolte recensioni ci raccontano che questo libro mette troppi punti interrogativi e poco approfondimento. Beh ! l’approfondimento, se i punti interrogativi hanno funzionato, lo deve fare in lettore contestualizzandolo nella propria vita.
Da leggere assolutamente … e poi basta un pomeriggio ….
Intanto i primi due numeri dalla rubrica del telefono sono spariti …

C’è bisogno di perdere qualcuno per ammettere che s sera un abbraccio vale più di uno scatto di carriera? Eppure è così, quasi inevitabilmente così. E allora perdere diventa necessario

TERZA DI COPERTINA
Non ingombrare, non essere ingombranti: è l’unica prospettiva che si possa contare fra quelle positive, efficaci, forse anche moralmente e politicamente buone. Gabriele Romagnoli ha avuto modo di pensarci in Corea, mentre era virtualmente morto, chiuso in una cassa di legno, per un bizzarro rito-esperimento. Nel silenzio claustrofobico di quella bara, con addosso solo una vestaglia senza tasche (perché, come si dice a Napoli, “l’ultimo vestito è senza tasche”), arrivano le storie, le riflessioni, i pensieri ossessivi che hanno a che fare con la moderazione. Il bagaglio a mano, per esempio. Un bagaglio che chiede l’indispensabile, e dunque, chiedendo di scegliere, mette in moto una critica del possibile. Un bagaglio che impone di selezionare un vestito multiuso, un accessorio funzionale, persino un colore non invadente. Il bagaglio del grande viaggiatore diventa metafora di un modello di esistenza che vede nel “perdere” una forma di ricchezza, che sollecita l’affrancamento dai bisogni, che non teme la privazione del “senza”. Anche di fronte alle più torve minacce del mondo, la leggerezza di sapersi slegato dalla dipendenza tutta occidentale della “pesantezza” del corpo, e da ciò che a essa si accompagna, diventa un’ipotesi di salvezza. Viaggiare leggeri. Essere leggeri. Vivere leggeri. Gabriele Romagnoli centra uno dei temi decisivi della società contemporanea e della sopravvivenza globale e scrive una delle sue opere più saporite, il racconto di una rinascita, di un risveglio.

Di tutte le ricchezze – Stefano Benni

Erano anni che non leggevo qualcosa di Benni.
Non saprei cosa scrivere oltre a:
Mi e piaciuto
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TERZA DI COPERTINA
Martin è un maturo professore universitario che si è ritirato in campagna: la solitudine è mitigata dalla compagnia di un grande cane nero, Ombra, che non diversamente dagli altri animali del bosco, ha il dono della parola. Martin gode di quella stagione della vita che “ti permette di desiderare senza prendere, di ammirare senza sfregiare, di soffrire senza far male ad altri”. Si è riconciliato con il passato, e impara a convivere con i vuoti del presente e con la nostalgia per il figlio. In questa disposizione d’animo lo coglie, di sorpresa, l’arrivo di una coppia che viene a vivere non lontano da lui: un pittore e mercante d’arte in fuga dalla città e Michelle, la sua bellissima e biondissima compagna. La giovinezza di Michelle lavora nell’immaginazione, nei sensi e nel cuore di Martin non meno di quanto lavorano la leggenda della ragazza del lago (una vecchia storia che gira fra gli autoctoni e accende di lampi magici il respiro della natura) e i versi del Catena (il poeta folle di cui Martin è uno dei più autorevoli studiosi). L’apparizione di Michelle gonfia di vento pensieri, speranze, orgoglio virile. Il cane Ombra e tutti gli animali in cui si imbatte commentano, si impicciano, fanno esercizio di filosofia. Il ritmo del cuore e il ritmo della vita prendono una velocità imprevista. Che cosa aspetta Martin in fondo a questo bosco interiore di emozioni che chiedono futuro?

Severina – Rodrigo Rey Rosa

APPUNTI DISORDINATI DI LETTURA
Storia surreale (realismo magico ?) un graditissimo omaggio agli amanti dei libri. Acquistato e letto dopo aver letto la recensione di Bolaño

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TERZA DI COPERTINA

Un giovane libraio aspirante scrittore sorprende una ragazza di singolare bellezza a rubare libri raffinati e andarsene dribblando abilmente la barriera antitaccheggio. Non la ferma, si limita ad annotare i titoli sottratti, sperando che lei torni per una delle letture di poesia che organizza con i suoi soci, tutti ferventi bibliofili. Presto la potenziale nemica diventa la sua ossessione sentimentale: le parla, la segue, la bacia dopo una perquisizione tra gli scaffali, consenziente e carica di valenze erotiche. Nonostante cerchi di ricostruirne la personalità attraverso il catalogo delle sue scelte come lettrice, sulla vita della sfuggente Severina scopre poco: abita in una pensione con quello che sembra l’anziano padre, il quale legge con lei tutti i libri prelevati nelle librerie e paga il conto quando i proprietari lo reclamano. Il libraio si trasferisce nella stessa pensione per starle più vicino, ma invano. Severina è la storia, che fluttua con freschezza chagalliana, di due passioni intrecciate: l’amore e i libri. Due passioni che colpiscono nel profondo e irrimediabilmente. Grazie all’amore, il libraio-lettore adotta un nuovo e radicale modello di esistenza vissuta completamente attraverso i libri e per loro. Abbandona la propria identità e solitudine ed entra a far parte della balzana e letteraria stirpe di Otto e Severina, nocchieri di navigazioni lungo le maree e le correnti dei libri.

Il Passaggio – Pietro Grossi

9788807032097_quartaStava crescendo dentro di me qualcosa che nei giorni a venire non mi avrebbe più abbandonato: un sinistro animale che si cibava dei miei ricordi e vomitava emozioni rimosse e molto potenti, capaci di mettere in discussione tutta la mia recente esistenza.

Non so se via sia mai capitato di viaggiare nel Nord-Europa sopra il Circolo Polare Artico e si via capitato di fare escursioni in barca, per esempio, sull’  Jökulsárlón in Islanda.
Nel totale silenzio della natura si sente il rumore del ghiaccio, degli iceberg, che si rompe e quando un iceberg si rompe è una promessa  …. di una disgrazia imminente.
Ed è un suono che ti rimane dentro e che ti porti dietro ….

La rottura di iceberg, però, oltre a portare distruzione porta anche una nuova architettura del paesaggio … nuovi panorami.

Il passaggio di Pietro Grossi, che già conoscevo per aver letto anni fa PUGNI, è questo.
Un Padre, un figlio, un conflitto caratteriale insanabile che per anni ha scricchiolato (come l’iceberg) per scelte di vita diverse. Solo grazie ad un viaggio fatto insieme il figlio riesce a prendere coscienza del proprio “senso delle vita” e grazie a questo a capire, comprendere le scelte del Padre e ad amarlo e accettarlo.

Mi ero dimenticato come le barche rubassero pezzi di anima dai mari che navigavano, … – pur non sapendo la sua storia- riconoscevo nei movimenti .. tracce di tutti i mari che aveva solcato, in giro per il mondo e lassù nell’Artico …

TERZA DI COPERTINA

Ci siamo. Ecco cosa capisce Carlo non appena riceve la telefonata di suo padre. Un pensiero immediato, che non lascia dubbi. Ci siamo. E infatti basta quella telefonata per spezzare in un attimo, in un breve scambio di battute, la regolarità della sua vita londinese, il lavoro allo studio di architettura, le sere e i fine settimana allegri con la moglie Francesca e i gemellini… Il padre – un padre debordante e iroso, intemperante e pieno di genio, da cui Carlo ormai da anni si tiene a distanza di sicurezza – lo chiama da Upernavik, Groenlandia, per chiedergli di aiutarlo a portare una barca, il Katrina, da lì fino in Canada. Perché il passaggio del titolo è il celeberrimo passaggio a Nord-Ovest, ed è su quelle acque pericolose e fra quei ghiacci, fra quelle solitudini e gli sporadici incontri con gli inuit delle coste, che ha luogo il confronto fra un padre e un figlio.Il

La casa del sonno – Jonathan Coe

Avvincente! Intanto la narrazione è su più livelli temporali ma scivola liscia come olio; eppure è un romanzo che passa dal passato al presente e dal reale all’onirico. I personaggi sono tutti interessanti, ben caratterizzati.C’è una metafora socio-politica per cui il sonno simboleggia il “letargo” delle coscienze sotto il governo thatcheriano, soprattutto un letargo intellettuale. Il dottor Dudden è un capitalista ma anche Terry l’intellettuale free-lance si è imbevuto di valori borghesi.
Ma ci sono due tipi di sonno: quello con sogni, creativo, tipico di Terry che ha degli ideali e il sonno visto come “malattia”, assenza di produttività: il punto di vista del folle dr. Dudden.
C’è un protagonista? Sì: il cambiamento. Nessun personaggio è quello principale ma certamente Sarah è il fulcro attorno a cui ruotano i vari”fili” della narrazione. Mi fa pensare a un ipertesto dove ogni frammento è un rimando a un qualcos’altro e così via. Temi: veglia/sogno, successo/fallimento, eterosessualità/omosessualità, idealismo/individualismo (o materialismo), realtà/immaginazione……
Il titolo allude a un libro che si menziona nella storia e contiene, come un metatesto, anche ciò che stiamo per/fianiamo di leggere..

la-casa-del-sonno-coeTERZA DI COPERTINA
Dopo La famiglia Winshaw, un altro caleidoscopio di invenzioni narrative e un’altra girandola di personaggi ora commoventi ora comici, in un dormiveglia caotico che non conosce riposo. In La casa del sonno si racconta l’avventura di un gruppo di giovani. Da studenti, nei primi anni Ottanta, vivono tutti nella severa Ashdown: Gregory, che studia medicina e ha la mania di spiare il sonno altrui; Veronica, una lesbica volitiva, ultrapoliticizzata e appassionata di teatro; Terry, che dorme quattordici ore al giorno e da sveglio sogna di girare un film che richiederà cinquant’anni di riprese; Robert, romantico studente di lettere, che scrive poesie d’amore per Sarah; e Sarah, appunto, intorno alla quale girano le vicende di tutti gli altri. Dodici anni dopo, Ashdown è diventata una clinica dove si cura la narcolessia e nei sotterranei si svolgono oscuri esperimenti. E’ un autentico “castello dei destini incrociati”, dove si avverano sogni e si dissolvono visioni; dove c’è chi dorme troppo e chi troppo poco, chi ama sognare piuttosto che vivere e chi non vorrebbe perdere un solo minuto di vita nel sonno. E, mentre si interroga ossessivamente sul valore e il significato del sonno, l’eterogenea comunità di studenti, diventata adulta, inciampa nel malessere, nella follia e nelle comiche incongruenze della vita.

La vita agra – Luciano Bianciardi

41lwy-k-qrl-_sx320_bo1204203200_Su questo libro si trovano su Internet recensioni che da sole meriterebbero il Nobel per la letteratura. Servirebbe anche qualcosa scritto da me ?
Credo che questo sia uno dei libri da far leggere obbligatoriamente a scuola. Perché ci racconta di cose, che non-ostante siano successe appena 40 anni fa, che ci siamo dimenticati. La difficile integrazione degli italiani costretti ad emigrare al nord.
Il racconto del miracolo italiano che ha spostato al centro della vita il denaro al posto della via stessa.

TERZA DI AGRA

“La vita agra” segnò per Luciano Bianciardi il momento dell’autentico successo, un successo che non tardò a fare entrare in sofferenza un intelletto indipendente come il suo. Il romanzo, ampiamente autobiografico, vede il protagonista lasciare la provincia e con essa la moglie e il figlioletto per andare a vivere a Milano. L’intento iniziale è far saltare un grattacielo, per vendicare i minatori morti in un incidente causato dalla scarsa sicurezza sul lavoro (il riferimento è all’incidente alla miniera di Ribolla del 1954, in cui persero la vita quarantatré minatori). Ma il protagonista vive in perenne bilico fra voglia di far esplodere il sistema e desiderio di esserne riconosciuto… A cinquant’anni dalla prima pubblicazione nel 1962, “La vita agra” resta uno sguardo sulle conseguenze umane e sociali del boom economico italiano, ricco di una scrittura irrequieta, precisa, impossibile da imbrigliare. Al romanzo si ispirò il celebre film “La vita agra” di Carlo Lizzani, con Ugo Tognazzi che interpretava il Bianciardi/protagonista.

CITAZIONI

 

Pagina 109

La politica, come tutti sanno,ha cessato da molto tempo di essere scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere. Così la bontà di un uomo politico non si misura sul bene che egli riesce a fare agli altri, ma sulla rapiditá con cui arriva al vertice e sul tempo che vi si mantiene.

Pagina 162

“Occorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, e anzi rinunziare a quelli che ha.”

Pagina 172

Io lo dico sempre, metteteci una catasta di libri, e accecati come sono comprerebbero anche quelli.

Gli sdraiati – Michele Serra

michele-serra-gli-sdraiati-copertina-recensione TERZA Di COPERTINA: Forse sono di là, forse sono altrove. In genere dormono quando il resto del mondo è sveglio, e vegliano quando il resto del mondo sta dormendo. Sono gli sdraiati. I figli adolescenti, i figli già ragazzi. Michele Serra si inoltra in quel mondo misterioso. Non risparmia niente ai figli, niente ai padri. Racconta l’estraneità, i conflitti, le occasioni perdute, il montare del senso di colpa, il formicolare di un’ostilità che nessuna saggezza riesce a placare. Quando è successo? Come è successo? Dove ci siamo persi? E basterà, per ritrovarci, il disperato, patetico invito che il padre reitera al figlio per una passeggiata in montagna? Fra burrasche psichiche, satira sociale, orgogliose impennate di relativismo etico, il racconto affonda nel mondo ignoto dei figli e in quello almeno altrettanto ignoto dei “dopopadri”. “Gli sdraiati” è un romanzo comico, un romanzo di avventure, una storia di rabbia, amore e malinconia. Ed è anche il piccolo monumento a una generazione che si è allungata orizzontalmente nel mondo, e forse da quella posizione riesce a vedere cose che gli “eretti” non vedono più, non vedono ancora, hanno smesso di vedere.

MICRORECENSIONE: Non ho figli quindi è inutile che tenti di capirlo dalla parte del PADRE, sono stato un FIGLIO … ma alla fine degli anni 60 metà anni 70 non c’erano computer, social network e cellulari … scendevi in piazza e giocavi al pallone a chi arriva prima  a 10 poi a 12 poi alla fine tornavi cosi stanco a casa che Carosello poi a nanna. Non mi piacciano i libri stile “Manuale delle giovani marmotte” che danno risposte, preferisco quelli che ti lasciano delle domande …. e quella che mi ha lasciato e alla quale non troverò mai risposta è:  Chissa se Piero aveva un suo Colle della Nasca ?

 

Il condominio – J.G. Ballard

copj13-asp3TERZA DI COPERTINAUn elegante condominio in una zona residenziale, costruito secondo le più avanzate tecnologie, è in grado di garantire l’isolamento ai suoi residenti ma si dimostrerà incapace di difenderli. Il grattacielo londinese di vetro e cemento, alto quaranta piani e dotato di mille appartamenti, è il teatro della generale ricaduta nella barbarie di un’intera classe sociale emergente. Viene a mancare l’elettricità ed è la fine della civiltà, la metamorfosi da paradiso a inferno, la nascita di clan rivali, il via libera a massacri e violenza. Il condominio, con i piani inferiori destinati alle classi inferiori, e dove via via che si sale in altezza si sale di gerarchia sociale, si trasforma in una prigione per i condomini che, costretti a lottare per sopravvivere, danno libero sfogo a un’incontenibile e primordiale ferocia. “Era trascorso qualche tempo e, seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatisi in quell’immenso condominio, nei tre mesi precedenti. Ora che tutto era tornato alla normalità, si rendeva conto con sorpresa che non c’era stato un inizio evidente, un momento al di là del quale le loro vite erano entrate in una dimensione chiaramente più sinistra. Con i suoi quaranta piani e le migliaia di appartamenti, il supermarket e le piscine, la banca e la scuola materna – ora in stato di abbandono, per la verità – il grattacielo poteva offrire occasioni di scontro e violenza in abbondanza.”

COMMENTO La violenza come collante sociale. Non mi è piaciuto per niente.