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Di notte sotto il ponte di Praga – Leo Perutz

9788866328261_0_0_1575_75Allora il sommo rabbino andò sulle rive della Moldava e piantò sotto il ponte di pietra, nascosto agli sguardi degli uomini, un arbusto di rose e rosmarino. E su entrambi pronunciò le parole dell’incantesimo. Allora una rosa rossa sbocciò dal cespuglio e il fiore del rosmarino si tese verso di lei e l’avvinse. E ogni notte l’anima dell’imperatore volava nella rosa rossa e l’anima dell’ebrea nel fiore del rosmarino

Praga, fine del 16° secolo. Sulla città regna Rodolfo II, imperatore del Sacro Romano Impero, personalità misteriosa. Vive arroccato nel Castello, circondato da alchimisti, astrologi, pittori, servitori fedeli e imbroglioni di ogni risma. Ama Esther, moglie dell’ebreo Mordechai Meisl, l’uomo che gli presta il denaro per la sfarzosa ed eccentrica vita di corte; ma è un amore che esiste solo nei sogni, perché così ha voluto Rabbi Lo?w, autore di sortilegi, cabbalista, creatore del Golem. Dentro questa Praga magica Perutz intreccia le sue fantastiche invenzioni narrative intorno a un perno che è l’emblematico, inestricabile intreccio dei destini dei due rivali, Rodolfo e Mordechai, il Cristiano e l’Ebreo, entrambi grandi, entrambi perdenti.

Il cavaliere svedese – Leo Perutz

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APPUNTI DISORDINATI DI LETTURA

Un romanzo sempre in bilico fra due opposti.
Per certi versi più che di un cavaliere svedese mi sembrava di leggere le avventure di un “Cavaliere dimezzato”.
Si dimezzato, proprio come il Visconte di Calvino, perché le due metà, di cui è composto l’intero cavaliere, lo portano a slanci umanitari impensabili, ma anche alle atrocità più meschine. Tradisce il compagno, mandandolo a morte sicura, per rubargli la moglie e tutte le ricchezze. Vive tutta la sua vita tra il rimorso e il senso di colpa per il male fatto al compagno e l’amore profondo per la famiglia, in particolare per la figlia, e il lavoro onesto.

Come giudicare il cavaliere svedese ? bel rompicapo !

TERZA DI COPERTINA
Leo Perutz è riconosciuto maestro di una specie particolare del fantastico: quella che si insinua nella realtà come una goccia di veleno, e la trasforma dall’interno in un’avventura demoniaca, senza che ci sia bisogno di ricorrere a troppo evidenti apparati di prodigi. Ma l’effetto è ancora più inquietante. Nel Cavaliere svedese, sullo sfondo fosco di un’ Europa di briganti, dragoni e locandieri all’inizio del Settecento, si racconta la storia di un ladro vagabondo che ruba l’identità a un giovane cavaliere svedese, diventando così egli stesso un potente che riesce ad attuare tutti i suoi sogni. Ma la potenza del «barone del malefizio» aleggia, palpabile e imprendibile, su questa vicenda. E il Diavolo sa riapparire sempre, per lo meno quando la partita giocata con lui si avvicina alla fine. Il cavaliere svedese apparve nel 1936.

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“come non puoi fare una giubba senza usare ago e forbici e non puoi costruire una casa senza impiegar muratori e carpentieri, così non puoi neanche procurarti dei giorni buoni senza commettere qualche peccato.”