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10 Dischi all-time 3 di 10

UnknownSono sempre stato un ascoltatore, ed anche un lettore, curioso. Quando leggo recensioni entusiastiche di persone che conosco o che stimo perché ho imparato a conoscerne i gusti allora provo a leggere/ascoltare. Con questo disco è successo così. Lessi, forse, dieci anni fa un post sul blog di Franco Zaio che parlava di questo disco …. credo che da allora non passi settimana che non gira sul lettore

Someday my prince will come – Miles Davis

L’album fu registrato in tre sessioni, il 7, 20 e 21 marzo 1961. Gli accreditamenti di copertina chiamano la formazione “The Miles Davis Sextet”, anche se solo sulla title track sono presenti sei suonatori, con John Coltrane, che si era già distaccato dal quintetto di Davis, che raddoppia il sax di Hank Mobley e che figura anche come solista in Teo. La maggior parte dell’album è quindi eseguita da un quintetto, essenzialmente quello che Davis usava all’epoca per il lavoro dal vivo con Davis alla tromba; Hank Mobley al sax tenore; Wynton Kelly al piano; Paul Chambers al basso; e Jimmy Cobb alla batteria. Nella sessione del 21 marzo, venne chiamato anche Philly Joe Jones, un altro ex, che prese il posto di Cobb alla batteria in Blues no.2 (che si trova solo sulle riedizioni).

Questo è l’unico album di studio in cui il quintetto di Davis compare con Mobley e l’ultima registrazione di Davis con Coltrane e Jones (che avevano entrambi lavorato per lungo tempo con Davis). Mobley aveva da poco rimpiazzato Sonny Stitt (a sua volta chiamato per sostituire Coltrane) e rimase col gruppo di Davis per buona parte del 1961, per essere a sua volta sostituito da George Coleman.

La title track, un valzer lento tratto dalla colonna sonora dei film di Walt Disney Biancaneve e Cenerentola, fu poi utilizzata per molti anni come sigla del programma radiofonico “Hal Jackson’s Sunday Morning Classics” per l’emittente radio newyorchese WBLS. Questo brano, assurto al ruolo di standard, è uno dei non frequentissimi valzer in ambito jazzistico: uno dei primi ad inciderlo fu Dave Brubeck nel corso delle sue ricerche sui tempi dispari. Da allora è stato eseguito da dozzine di importanti solisti, ma la versione di Davis resta uno dei punti di riferimento. Coltrane, in gran forma, vi si produce in un ottimo assolo.

Pfrancing, un energetico blues medium-up, è uno dei due brani che Davis dedicò alla seconda moglie (l’altro è Fran Dance), ed era già stato inciso col titolo di No Blues (e figura con questo titolo in diversi album successivi).

Teo è dedicata a Teo Macero, un sassofonista che, assunto dalla Columbia nel 1957 come “tape editor” era diventato produttore nel 1959, assumendo come primo compito la postproduzione di Kind of Blue e che fu il produttore di Davis alla Columbia per lungo tempo e che produsse anche questo album. Reperito anche in registrazioni dal vivo (ad esempio nel coevo In Person registrato al Blackhawk di San Francisco), Teo faceva probabilmente parte del programma regolare della formazione.

Old Folks, uno standard, contiene quella che è probabilmente la miglior prestazione solistica di Mobley per questo album.

Blues No. 2, la traccia extra registrata con Jones alla batteria, è una rielaborazione basata sul pezzo All Blues dall’album Kind of Blue (forse scelta per questa sessione perché si tratta di un altro valzer).

FONTE: WIKIPEDIA

Solea -Miles Davis

“La solea, mi aveva spiegato lei una sera, è la colonna vertebrale del canto flamenco”
(cit. Jean-Claude Izzo)

E il flamenco qualcuno dice che è la stessa cosa del blues, quel canto arcaico ed eterno dell’uomo che ha avuto tante forme e un solo significato, la solitudine. Proprio buffo il destino, schiavi e schiavisti, negri e spagnoli, blues e flamenco, uniti dalla stessa solitudine.
(cit. I Siciliani Giovani)

Le Liste di Alta Fedeltà – I Migliori 5 LP -Posizione 1°

Se dovessi scegliere un album e definirlo il più bello in assoluto sceglierei
KIND OF BLUE di Miles Davis

Su questo disco si potrebbe dire di tutto e il contrario di tutto
Bellissimo
fondamentale
rivoluzionario
geniale
unico

Importante perché ha segnato l’inizio di un epoca. Molti autori nei decenni successivi hanno preso in prestito frasi da quanto disco ..Il tastierista dei Pink Floyd Richard Wright diceva che le progressioni degli accordi sull’album, avevano influenzato la struttura di loro brani come Breathe in The Dark Side of the Moon.
Perché è un disco facile da ascoltare e la musica presente è melodica e rilassante

Kind of Blue – Miles Davis

miles-davis-kind-of-blueNon ci sono parole per descrivere questo CAPOLAVORO, se si vuol trovare un sinonimo di bellezza ecco “Kind of blue” dovrebbe essere la risposta.  La malinconia di BLUE IN GREEN, il fraseggio della tromba di SO WHAT. Se inoltre a tutto questo aggiungiamo la qualità della registrazione, ricordandoci che stiamo parladno di un disco del MILLENOVECENTOCINQUANTANOVE ’59 e la pragoniamo ad un qualsiasi altro disco del periodo ci accorgiamo che anche sotto questo aspetto e’ attualissimo