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Sofia si veste sempre di Nero – Paolo Cognetti

“La gente va aiutata anche senza motivo, anzi soprattutto in quel caso, per il semplice fatto che qualcun altro ha aiutato te al momento giusto, come un debito che si trasmette tra chi allunga la mano e chi affoga, e che non finisci mai di saldare.”

Il libro mi è piaciuto, ancora sono qui a capire perchè e dove … come quando guardi un paesaggio e non capisci subito cosa ti ha attratto ma stai li a guardarlo e ti incanti.
Sarà il fatto che è contemporaneamente un romanzo, ma anche una raccolta di otto racconti che puoi tranquillamente leggere nell’ordine che vuoi e niente cambia.

Triste, malinconico sofferente ma non mi ha lasciato un senso di disperazione

“Sofia”, disse l’infermiera a voce alta, “lo sai che cos’è la nascita? E’ una nave che parte per la guerra”

Cosi come nella vita a volte vinciamo a volte perdiamo, cadiamo e sappiamo rialzarsi a volte rimaniamo a terra a crogiolarci nel nostro dolore.

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Nelle sue storie, cesellate con la finezza di Carver e Salinger, Paolo Cognetti ha sempre saputo rappresentare con sorprendente intensità l’universo femminile. Ed è ancora una donna la protagonista di Sofia si veste sempre di nero, un romanzo composto da dieci racconti autonomi che la accompagnano lungo trent’anni di storia: dall’infanzia in una famiglia borghese apparentemente normale, ma percorsa da sotterranee tensioni, all’adolescenza tormentata da disturbi psicologici, alla liberatoria scoperta del sesso e della passione per il teatro, al momento della maturità e dei bilanci. Con una scrittura precisa e intensa, che nasconde dietro l’apparente semplicità una straordinaria potenza emotiva, Cognetti ci regala il ritratto di un personaggio femminile indimenticabile: una donna torbida e inquieta, capace di sopravvivere alle proprie nevrosi e di sfruttare improvvisi attimi di illuminazione fino a trovare, faticosamente, la propria strada. Un libro avvincente in cui ciascun lettore troverà momenti di bellezza e di dolore, di ansia e di riscatto, che riconoscerà di aver vissuto anche sulla sua stessa pelle

Le otto montagne – Paolo Cognetti

Un bel romanzo “solido” che si inserisce nella tradizione letteraria italiana che preferisco: Pavese,Ginzburg,Rigoni Stern …Stile lineare per una storia sui valori e sulle relazioni padre/figlio in cui si insinua un terzo polo, il figlio ‘acquisito’ per affinità elettiva dal padre di Pietro, cioè Bruno, amico del protagonista. Bellissime descrizioni naturali.

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TERZA DI COPERTINA
Pietro è un ragazzino di città. La madre lavora in un consultorio di periferia, farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un solitario, e torna a casa ogni sera carico di rabbia. Ma sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Graines sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quella Val d’Ayas “chiusa a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso” ma attraversata da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lì, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma si occupa del pascolo delle vacche. Sono estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, “la cosa più simile a un’educazione che io abbia ricevuto da lui”. La montagna è un sapere, un modo di respirare, il suo vero lascito: “Eccola lì, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino”. Paolo Cognetti esordisce nel romanzo con un libro sui rapporti che possono essere accidentati ma granitici, sulla possibilità di imparare e sulla ricerca del nostro posto nel mondo.